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Banca Etruria, buco da oltre 1 mld. Ma ai responsabili più guadagni che sanzioni

In Italia i banchieri non pagano dazio, senza enforcement non facciamo passi avanti

In Italia chi sbaglia non paga. Le regole valgono solo per gli altri. Per cui anche i banchieri responsabili della mala gestio degli istituti falliti (o in procedura di Risoluzione) possono tranquillamente farla franca.

Senza rispetto delle regole, senza procedure chiare di enforcement (ovvero di “un’azione di soggetti soprattutto pubblici, volta ad assicurare il rispetto delle norme”), l’Italia non farà passi avanti, non potrà offrire condizioni di ingresso vantaggiose agli investitori internazionali.

Settimana scorsa la Banca d’Italia ha fatto sapere le sanzioni che intende irrogare ai consiglieri della Banca Etruria e del Lazio, oggetto di un processo di salvataggio partito nel novembre 2015, dopo che i commissari inviati dal Tesoro su richiesta della Banca d’Italia nel febbraio 2015 non avevano potuto risollevare le sorti dell’istituto, ormai senza patrimonio, “mangiato” da una gestione imbarazzante, caratterizzata da mille irregolarità e soprattutto dall’assenza di merito di credito, senza la quale nessuna banca può sopravvivere.

Le sanzioni sono state pari complessivamente a 2,2 milioni di euro, come riporta il bollettino della vigilanza di Banca d’Italia. Anche considerando le sanzioni seguite all’ispezione del 2014 (sempre nell’ordine dei 2 milioni di euro) si tratta di bazzecole, noccioline, visto che il buco della Banca è superiore al miliardo di euro e visto che gli emolumenti per i consiglieri sono stati superiori alle sanzioni.

Ha perfettamente ragione il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco che in un’intervista al Corriere della Sera  ha denunciato l’assenza di norme più efficaci per reprimere la cattiva gestione dei banchieri incapaci: «Da quando sul finire degli anni ’80 la Cassazione escluse che l’attività bancaria fosse da considerare un pubblico servizio, non esistono norme efficaci per reprimere le condotte di mala gestio degli amministratori e dei funzionari bancari. Eppure, recenti norme quali il bail in o la riforma dei mutui, la prima facendo dei clienti dei soci anomali che partecipano alla ricapitalizzazione per perdite senza avvantaggiarsi degli utili e la seconda privilegiando le banche rispetto ai normali creditori, rendono urgente e necessario intervenire sulla responsabilità degli istituti di credito».

Il reato di ostacolo alla vigilanza è difficile da provare e non conduce a sanzioni penali rilevanti. Greco è ancora più duro: «Si consideri che anche per ipotesi dolose gravi, che sono del tutto al di fuori delle più elementari regole, non c’è reazione penale. Indipendentemente dalla non facile applicabilità dei reati di appropriazione indebita o di infedeltà patrimoniale, l’unica effettiva sanzione è confinata alle ipotesi di bancarotta fraudolenta che però arrivano a distanza di anni quando l’effetto lesivo si è già compiuto».

Bisognerebbe prendere esempio dalla Gran Bretagna dove sono state approvate delle misure – proposte dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne – che nei casi più gravi porteranno i banchieri colpevoli di mala gestio direttamente in carcere. Altro che bonus.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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