Autostrade, pronta nuova proposta per il governo: ecco il piano

È arrivata sul tavolo di Palazzo Chigi la nuova proposta approvata dal Cda di Autostrade per evitare la revoca

Il consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia ha recapitato a Palazzo Chigi la proposta di accordo attesa proprio per questo fine settimana, dopo l’incontro risolutivo con i ministeri dei Traporti e dell’Economia di due giorni fa. Un pacchetto di risarcimento che, come da richieste del governo, passa dai 3 miliardi, proposti dalla concessionaria il 10 giugno, a 3,4 miliardi. Ma questi ulteriori 400 milioni apparivano come l’ostacolo minore. A questo pacchetto vanno poi aggiunti 14,5 miliardi di investimenti previsti fino al 2038 e 7 miliardi di manutenzioni.

Pacchetto risarcimento: come è distribuito

I 3,4 miliardi previsti da Autostrade per l’Italia sarebbero suddivisi così:

  • 700 milioni sono destinati alla ricostruzione del Ponte Morandi e a vari indennizzi per la città di Genova,
  • 1,5 miliardi sono costituiti da opere di manutenzione straordinaria lungo tutta le rete autostradale in concessione
  • 1,2 miliardi, servirebbero a finanziare una corposa riduzione delle tariffe su uno schema preparato dall’Autorità dei Trasporti

La modifica al Milleproroghe

Ora la palla passa al governo. Dopo aver studiato la proposta il Consiglio dei Ministri previsto per martedì dovrà stabilire se accettarla, anche sul piano politico, e a quel punto affrontare lo scoglio più grande: la modifica del decreto Milleproroghe approvato a gennaio. Quel testo, infatti, riduceva l’ammontare dell’indennizzo a 7 miliardi in caso di revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, cifra molto più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Questo implica che nessuno sarebbe disposto a finanziare la società, che in caso di revoca fallirebbe in quanto l’indennizzo è di valore più basso dei 9,5 miliardi di debiti. Tant’è che le società di rating hanno declassato Aspi al livello di spazzatura con il conseguente blocco dei finanziamenti sul mercato dei capitali.

Nel frattempo è previsto un altro Cda, quello della controllante Atlantia, in cui si dovrebbe formalizzare la volontà da parte del principale azionista di Aspi, con l’88%, di scendere al di sotto del 51%. Portando così la famiglia Benetton, attraverso Edizione Holding e Atlantia, a una quota di circa il 15% di Aspi, e a un entrata nel capitale di Autostrade, nel caso di accordo tra società e governo, sia di Cassa Depositi e Prestiti sia del fondo F2i e forse altri fondi infrastrutturali come l’australiano Macquaire. Una manovra che sarebbe vista come la vera vittoria politica per una buona parte delle forze di maggioranza.

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