L’astronauta Umberto Guidoni racconta il futuro dei viaggi nello spazio

Intervistato, Umberto Guidoni delinea il futuro delle esplorazioni spaziali, tra scienza e business

“Sto uscendo dalla porta, e sto galleggiando nello spazio in modo molto strano, e le stelle sembrano molto diverse oggi” cantava David Bowie, nella sua Space Oddity.

Sembra che presto sempre più persone potranno vivere l’esperienza di “galleggiare nello spazio” e far loro quelle parole. I viaggi nello spazio infatti sono sempre più oggetto di progetti innovativi e visioni futuristiche, ma soprattutto sono sempre più reali. Non è però solo storia recente: il sogno di andare nello spazio è insito nell’uomo da sempre e le esplorazioni spaziali costellano il secolo scorso di tentativi, lanci e viaggi di razzi e uomini tra le stelle. I primi voli fuori dall’atmosfera terrestre risalgono agli anni ’40, quando, durante la Seconda Guerra mondiale, lo scienziato tedesco Von Braun riuscì a lanciare i missili V2 oltre l’atmosfera.

La svolta però arrivò dopo la fine della guerra, negli anni ’50, quando iniziò la corsa alla conquista spaziale, complice il clima di Guerra Fredda tra le due potenze, russa e americana. Dallo Sputnik lanciato nel 1957, al volo di Jurij Gagarin nel 1961, primo uomo nello spazio, il passo è stato breve e l’esplorazione spaziale ha subito una vertiginosa accelerata. È solo di poche settimane fa il lancio di un’automobile nello spazio, verso l’orbita di Marte, a opera dell’azienda SpaceX del visionario Elon Musk.

Il cane Laika, il progetto Mercury, la prima missione americana con a bordo un uomo “Freedom 7”, il progetto Gemini, il programma Apollo sono stati i primi strenui tentativi di portare gli uomini nello spazio. Se però questi erano progetti riservati solamente a professionisti formati, ora si sta facendo strada una nuova frontiera: il turismo spaziale. Complici le nuove aziende private che hanno fondato il loro  business proprio sui viaggi nello spazio, gli sviluppi non sembrano poi tanto lontani e si calcola che abbiano a disposizione più di dieci miliardi di mercato disponibile.

“Il turismo spaziale è già una realtà anche se limitato a pochissime persone. Ci sono state 5 persone, 5 grandi ricchi, ricchissimi paperoni che ci sono stati pagandosi il biglietto sulla Stazione Spaziale Internazionale, però questo è molto limitato.” ha dichiarato Umberto Guidoni, il primo astronauta italiano ad andare nello spazio nel 1996, a bordo dello Space Shuttle.

In un’intervista a Supereva, Guidoni ha spiegato che attualmente il turismo spaziale è in mano ad aziende private, che però “ovviamente guardano più all’aspetto di resa economica. Quindi ci vorrebbe un organo terzo, un organo internazionale come capita per le compagnie aeree, che garantisca uno standard di sicurezza che valga per tutti, sia per i veicoli delle agenzie spaziali internazionali che portano professionisti in orbita, sia per i turisti”. Insomma, vacanze tra le stelle, ma sotto regole di sicurezza internazionali e condivise.

Oltre alla sicurezza, i viaggi nello spazio del futuro ci obbligheranno ad affrontare un elemento psicologico importante, che si sta delineando soltanto negli ultimi anni grazie all’avanzamento tecnologico: “Con lo Shuttle le missioni duravano qualche settimana; con la Stazione Spaziale chiaramente si sono allungate e oggi le permanenze in orbita durano anche diversi mesi fino ad un massimo di un anno. Chiaramente l’effetto psicologico di vivere in un ambiente così piccolo pesa di più, è più importante. È un aspetto che va affrontato pensando al futuro, a quei voli di viaggio verso Marte ed altre destinazioni che richiedono almeno un paio di anni di viaggio relativamente isolati lontano da casa.”

Accanto agli obiettivi pensati per la gente comune di SpaceX, Virgin Galactic e Boeing, rimane un interesse scientifico, che continuerà a spingere fortemente l’evoluzione e la ricerca per l’esplorazione spaziale: “(…) fino ad oggi gli aspetti principali siano stati quelli della ricerca scientifica e la prova più evidente di questo è stata proprio la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale che guarda caso è stata fatta in collaborazione tra russi e americani. (…) ci sono tecnologie civili, esperimenti importanti che vengono fatti tutti insieme dagli europei e da altri Paesi: sono 15 i Paesi che lavorano tutti insieme. Quello secondo me è l’aspetto più interessante legato al futuro: la collaborazione piuttosto che la contrapposizione.”

Guidoni parla anche di tecnologie che potrebbero essere sviluppate per trovare nuovi mercati e orizzonti di business: “Potrebbero esserci in futuro altri campi come la ricerca delle materie prime. Ci sono alcune organizzazioni private che hanno in qualche modo creato delle società il cui obiettivo è quello di andare a prendere dei materiali sugli asteroidi. Le tecnologie oggi non ci sono ancora, ma nel futuro potrebbero esserci.”

Viaggi per turismo, per ricerca scientifica, per ricerca di materie prime: il futuro delle esplorazioni nello spazio sembra svilupparsi in direzioni diverse, ma parallele. L’Italia in tutto questo ha un ruolo importante, come spiega Guidoni: “negli ultimi 10 anni è stata partner importante nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale. L’Italia fa parte dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea) ed è uno dei paesi più importanti dopo Francia e Germania, quindi partecipa a gran parte dei progetti. Al momento siamo ben posizionati, ma il problema come spesso succede è che ci vuole continuità. Spesso i progetti sono a lunghissimo termine: 20/30 anni”.

E se finora si è parlato solo di viaggi, Guidoni crede fortemente anche nella possibilità di vivere stabilmente al di fuori della Terra: “Si può stare nello spazio da 6 mesi fino anche a un anno, ma non si può nemmeno pensare di vivere a lungo nello spazio. Però io penso che sia solo un limite tecnologico e credo che alla fine del secolo saremo in grado di avere insediamenti umani su Marte, sulla Luna e anche oltre. Molto dipenderà da quanto si sviluppa la tecnologia e da quanto ci sia la disponibilità ad investire” – dichiara, disegnando un futuro, che negli ultimi anni film e serie TV hanno iniziato a mostrarci sempre di più.

Il futuro dei viaggi nello spazio è già qui e, prima di quanto pensiamo, potremo sperimentare le stesse sensazioni di Guidoni: “Le emozioni sono tantissime, a partire dalla fase del lancio. Ma la più bella di tutte è quando arrivi in orbita, ti affacci dall’oblò e vedi la Terra sotto di te: è un’immagine spettacolare piena di colori che cambia continuamente perché vai in orbita per 90 minuti e in questo tempo vedi zone nuove del pianeta”.

Cantando David Bowie.

umberto guidoni viaggi spaziali

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