Arcidiocesi contro vaccino Johnson&Johnson: “E’ immorale, cattolici non lo facciano”

Nel mirino l'utilizzo di cellule di origine fetale nella sperimentazione e produzione del vaccino. Ma il Vaticano la pensa diversamente.

Mentre da un lato il vaccino Johnson&Johnson rappresenta una nuova speranza contro a carenza di dosi e le difficoltà logistiche emerse soprattutto in Europa, Negli Stati Uniti d’America c’è chi lo avversa ancora prima che venga messo in commercio. Si tratta dell’arcidiocesi di New Orleans, che invita a rifiutare il farmaco anti-Covid elaborato dalla società americana perché ritenuto “immorale”.

“Se i vaccini Pfizer e Moderna sono disponibili, consigliamo ai cattolici di sceglierli al posto di Johnson&Johnson, a causa del suo uso estensivo di cellule derivate da aborti“. Questo in sintesi il messaggio dell’arcidiocesi di New Orleans, che rifiuta il vaccino J&J per l’uso di cellule di origine fetale nella sperimentazione e produzione del vaccino, derivate da aborti eseguiti negli anni 70 e 80.

A che punto è il vaccino Johnson & Johnson

Il 19 febbraio Johnson & Johnson ha annunciato che la sua controllata Janssen-Cilag International N.V. ha presentato all’Organizzazione mondiale della sanità la richiesta per l’uso emergenziale del suo candidato vaccino Janssen Covid-19 monodose. Il pacchetto dati fornito include i risultati provvisori di efficacia e sicurezza della sperimentazione clinica di fase 3 ENSEMBLE. La presentazione progressiva dei dati clinici da parte della società all’OMS è ora completa.

Lo studio di fase 3 ENSEMBLE è uno studio clinico randomizzato in doppio cieco sulla malattia Covid sia moderata che grave, con valutazione dell’efficacia a partire dal giorno 14 e dal giorno 28, controllato con placebo su adulti di età pari o superiore a 18 anni. Lo studio, condotto in 8 Paesi in tre continenti, include una popolazione ampia e diversificata.

La società ha anche appena incassato l’autorizzazione per l’uso di emergenza negli Stati Uniti e ha presentato una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio condizionale nell’Unione europea il 15 febbraio. Jeff Zients, coordinatore della strategia contro la pandemia dell’amministrazione Biden, ha spiegato che Johnson & Johnson ha come obiettivo quello di consegnare un totale di 20 milioni di dosi solo negli Usa per la fine di marzo.

Inoltre, dovrebbe arrivare a brevissimo l’approvazione da parte dell’EMA, l’Agenzia europea dei medicinali, forse già “nei primi 15 giorni di marzo” ha comunicato il rappresentante italiano nel comitato tecnico Chmp Armando Genazzani. Quanto alle forniture che verranno messe a disposizione dopo il via libera Ue, “come per tutte le altre aziende che hanno i vaccini approvati la produzione aumenterà nel corso del tempo molto velocemente” assicura. All’Italia potrebbero arrivare già 5 milioni di dosi entro marzo.

Vaccino J&J, quanto è efficace

Ottime notizie, dunque. Anche perché, stando alle analisi pubblicate dalla Food and Drug Administration Usa dopo la sperimentazione su 45mila persone, il vaccino contro il Coronavirus sviluppato da Johnson & Johnson non solo è monodose, con evidenti vantaggi sulla tempistica della campagna vaccinale, ma è anche efficace e sicuro e fornisce una forte protezione contro la grave malattia e la morte dovute a Covid-19.

Il siero nella fase di sperimentazione ha dimostrato di avere un tasso di efficacia complessiva del 72%, che sale all’86% nel caso di forme gravi, sebbene con una flessione per gli over 60. Arriva poi all’87,8% nel bloccare le infezioni asintomatiche. Inoltre, presenta al momento effetti collaterali notevolmente inferiori rispetto a Pfizer e Moderna, senza segnalazioni di gravi reazioni allergiche. Il farmaco ha anche mostrato una discreta efficacia contro la variante sudafricana.

Il vaccino sperimentale Janssen è compatibile con i canali di distribuzione dei vaccini standard. Se autorizzato, si stima che il vaccino monodose sperimentale rimanga stabile per due anni a -20 °C, di cui almeno 3 mesi possono essere conservati nella maggior parte dei frigoriferi standard a temperature tra i 2° e gli 8 °C.

Il vaccino sfrutta la piattaforma vaccinale AdVac® dell’azienda, che è stata utilizzata anche per sviluppare e produrre il regime vaccinale contro l’Ebola e costruire i suoi vaccini sperimentali contro i virus Zika, RSV e HIV. A differenza dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna, che memorizzano le istruzioni in RNA a filamento singolo, questo utilizza DNA a doppio filamento. Il team di Johnson & Johnson ha utilizzato un adenovirus modificato che può entrare nelle cellule ma non può replicarsi al loro interno o causare malattie.

Che dice il Vaticano?

La posizione dell’arcidiocesi di New Orleans contrasta con quella della Santa Sede. La quale aveva chiarito – attraverso un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede – la liceità morale di vaccini sviluppati a partire da linee cellulari di provenienza fetale, data la gravità della pandemia. Ed inoltre perché la connessione con feti abortiti viene considerata remota. Si possono usare “tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci – si leggeva nel documento – con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti”.

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