Fase 2, chi sono i 4,4 milioni che lunedì tornano al lavoro

Uno studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza i "paradossi" e gli squilibri della ripartenza

A poche ore dall’inizio ufficiale della Fase 2, milioni di italiani si preparano a tornare al lavoro. A ripartire saranno i settori della manifattura, delle costruzioni, del commercio all’ingrosso funzionale legato ad attività come tessile e moda, automotive e fabbricazione di mobili. Ma secondo uno studio  della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro basato sull’analisi dei dati Istat, la ripresa porterà con sé diversi squilibri e paradossi in termini di settori, genere, età, provenienza.

Quanti i lavoratori interessati

La Fase 2 scatterà per 4,4 milioni di lavoratori, mentre 2,7 milioni resteranno ancora a casa. Da notare, però, che il 69,6% dei lavoratori non aveva mai smesso di recarsi in azienda: il semaforo verde per lunedì riguarda quindi il 18,9% del totale.

Più uomini che donne

Su 100 addetti bloccati per via del lockdown da coronavirus, il 62,2% lunedì tornerà a svolgere la propria occupazione. E di questi, la stragrande maggioranza sono uomini, circa 3,3 milioni (il 74,8% del totale), mentre le donne saranno 1,1 milioni donne (25,2%). Un dato su cui incide il fatto che la ripartenza prevista dalla Fase 2 “interesserà principalmente i dipendenti dell’industria, dove l’attività potrà tornare a pieno regime (col 100% dei settori riaperti)”. Il 60,7% di coloro che torneranno a lavoro, in particolare, opera “nel settore manifatturiero, il 15,1% nelle costruzioni, il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio”.

Più over 50 che giovani

Ma quello legato al genere non è l’unico squilibrio individuato. A tornare a timbrare il cartellino, in numeri assoluti, saranno infatti soprattutto i dipendenti tra i 40 e i 49 anni, ma a livello di percentuali  il 70% di chi tornerà a lavorare appartiene alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 59 anni e per il 60% a quella over 60.

Più al Nord che al Sud

Altro paradosso individuato dallo studio, il fatto che la Fase 2 presenta “un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemia”, poiché si ripartirà prima e in misura maggiore nelle aree del Paese più colpite dal virus. A fronte di 2,8 milioni di occupati nel Settentrione, “saranno 812.000 al Centro e 822.000 nel Mezzogiorno” a tornare in azienda.

In Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Marche, “il tasso di rientro oscilla intorno al 69%”. In altre zone del Paese, invece, il tasso è più basso, come “in Valle d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%)”: qui, afferma il dossier, la Fase 2 riguarderà meno di un lavoratore su due tra quelli ‘sospesi’ per effetto del lockdown. Anche la prevalenza degli over50 sui giovani e la ripartenza più massiccia del Nord è spiegabile guardando ai settori che ripartiranno, in particolare quello manifatturiero, che impiega in misura maggiore uomini più adulti, più al Nord che al Sud del Paese.

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