11 settembre, costi umani ed economici di 20 anni di guerra al terrore

L'impatto dell'11 settembre 2001 pesa ancora oggi e continuerà a pesare sulla società statunitense per diversi decenni. Ecco le cifre

Il costo più immediato furono le quasi 3 mila persone che persero la vita a causa del dirottamento di quattro aerei civili da parte di diciannove attentatori, ma l’impatto dell’11 settembre 2001 pesa ancora oggi e continuerà a pesare sulla società statunitense per diversi decenni.

Intanto, le perdite umane non si sono limitate a quelle delle Torri Gemelle, del Pentagono e dell’aereo precipitato in un campo della Pennsylvania, in quanto la reazione militare degli Stati Uniti (e dei suoi alleati) ha causato oltre 929 mila vittime nelle guerre post-11 settembre (Afghanistan, Pakistan, Iraq, Syria, Yemen), di cui 387 mila civili, mentre 38 milioni sono stati i profughi e gli sfollati a causa di questi conflitti. Un dato emblematico degli effetti collaterali di quel giorno è quello dei 30.177 militari statunitensi morti per suicidio, rispetto ai 7.057 uccisi nelle operazioni di guerra post-9/11.

Questi numeri sono calcoli di “Cost of War“, un progetto della Brown University per il ventennale degli attentati e il tentativo più completo fino ad oggi di avere un vero bilancio delle perdite umane ed economiche degli eventi che avvennero nei 102 minuti tra le 8:46 (quando il primo aereo colpì la Torre Nord) e le 10:28 (quando la Torre Nord, la seconda delle due, crollò) di 20 anni fa.

Gli Stati Uniti, negli ultimi due decenni, hanno già speso circa 5,8 trilioni di dollari in reazione agli attacchi dell’11 settembre: questo numero include i costi diretti e indiretti della spesa nelle zone di guerra da parte degli Stati Uniti dopo l’11 settembre, gli sforzi di sicurezza interna per l’antiterrorismo e il pagamento degli interessi sui prestiti di guerra.

I costi per le cure mediche e le indennità di invalidità per i veterani sono invece le maggiori spese a lungo termine delle guerre post-11 settembre. Secondo Cost of War, queste ultime spese supereranno probabilmente i 2,2 trilioni di dollari nei prossimi decenni, una cifra che porta il totale complessivo a 8 trilioni di dollari (in dollari attuali).

Questa cifra astronomica è comunque una stima per difetto. Non include tutto il denaro fornito per l’assistenza umanitaria e gli aiuti allo sviluppo economico in Afghanistan e Iraq. Non include i costi futuri del pagamento degli interessi sui prestiti di guerra dopo l’anno fiscale 2023.

Non include la spesa degli alleati, principalmente Australia, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Italia, Paesi Bassi, Romania, Germania e Francia. Una delle maggiori difficoltà nel calcolare il vero impatto economico dell’11 settembre, sottolineano i ricercatori della Brown University, è che non c’è mai stata una singola stima del governo degli Stati Uniti dei costi totali delle guerre post-11 settembre, ma solo resoconti parziali dei costi strettamente bellici.

I 5,8 trilioni di dollari già spesi sono suddivisibili in questo modo: 2.101 miliardi per gli stanziamenti per operazioni di guerra da parte del Dipartimento della Difesa (inclusi 42 miliardi per l’anno fiscale 2022), 189 miliardi per il Dipartimento di Stato/USAID (inclusi 8 miliardi per l’anno fiscale 2022), 1.087 miliardi per interessi contratti da Washington per affrontare l’enorme sforzo militare, 884 miliardi per gli aumenti al budget base del Dipartimento della Difesa a causa delle guerre post-9-11, 465 miliardi per l’assistenza sanitaria/disabilità dei veterani, e 1.117 alla voce Homeland security prevention and response to terrorism.

Poiché i veterani continuano a sostenere costi fisici e mentali delle guerre in Afghanistan e Iraq, le spese per la loro cura raggiungeranno tra i 2,2 e i 2,5 trilioni di dollari entro il 2050, la maggior parte dei quali non è stata ancora pagata. Le spese per la cura dei veterani sono raddoppiate dal 2,4% del bilancio federale nell’esercizio 2001 al 4,9% nell’esercizio 2020, anche se il numero totale di veterani viventi di tutte le guerre degli Stati Uniti è diminuito da 25,3 milioni a 18,5 milioni.

In confronto a questi numeri, le stime dell’impatto economico diretto degli attacchi di 20 anni fa sembrano quasi trascurabili. Secondo uno studio del 2011 del Center for Risk and Economic Analysis of Terrorism Events (CREATE) dell’University of Southern California, questo è stato compreso tra 40 e 110 miliardi di dollari (tra 48 e 133 miliardi di dollari attuali).

Di questi, 22 miliardi per i business interrotti a causa degli attacchi, 39 miliardi per il ridotto traffico aereo, 61 miliardi per la crisi del resto del comparto viaggi e 1 miliardo per eventi cancellati. A questi vanno aggiunti 55 miliardi (che con l’inflazione sarebbero 66 miliardi nel 2021) di danni fisici e risarcimenti. Se paragonati alla portata storica ed emotiva di quell’evento, i numeri di quest’ultimo paragrafo sembrano suggerire che la ripresa dell’economia statunitense da quei giorni fu abbastanza rapida.

“La resilienza economica è la storia mancante del decimo anniversario – disse dieci anni fa Adam Rose, Chief Economist del CREATE – Aiuta a spiegare perché gli impatti macroeconomici di breve periodo sono stati relativamente piccoli, meno dell’1% del PIL degli Stati Uniti. Ecco perché Osama Bin Laden non è riuscito a raggiungere uno dei suoi principali obiettivi dichiarati: distruggere l’economia degli Stati Uniti”.

Dieci anni dopo, a vent’anni dall’11 settembre 2001, è però impossibile negare che l’impatto di lungo periodo sta presentando un conto molto più salato di qualsiasi previsione possibile. “Ogni paese va in guerra credendo di poter vincere, che i combattimenti e le sue conseguenze saranno controllabili, che i costi della guerra saranno minori degli sforzi diplomatici o delle sanzioni, e che ci saranno poche vittime perché avrà grande cura di proteggere i propri soldati e la vita di civili innocenti.

Ma raramente la guerra va come previsto. Quando le cose non vanno come previsto, vengono mandate nuove truppe nella zona di guerra pensando che solo un po’ di forza in più farà la differenza. I costi in vite e denaro aumentano man mano che il livello di forza aumenta. E la guerra continuerà”, scrive amaramente nelle conclusioni di “Cost of war” Neta Crawford, una delle sue co-autrici.

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