Weibo, come funziona il social media supermultato dalla Cina

La Cyberspace Administration di Pechino (CAC) ha comminato una sanzione milionaria al social media più popolare tra i cinesi: ecco quanto dovrà pagare

La Weibo Corporation è la società che gestisce la piattaforma di microblogging Weibo, il social network simile a Twitter (ma c’è chi lo ritiene un prodotto ibrido, con alcune funzioni molti simili a quelle di Facebook) che dal 2009 sta fidelizzando decine di milioni di cittadini cinesi. Una stima recente ha calcolato che più del 30% delle persone che hanno accesso a internet in Cina vi sia iscritta.

Proprietaria di Weibo risulta però essere la Sina Corporation, la celebre multinazionale tecnologica di Pechino che da oltre venti anni (è stata fondata da un gruppo di ingegneri nel 1998) è attiva nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. Nell’ultimo decennio Sina ha moltiplicato i propri introiti, allargandosi ad altri settori di mercato, dallo sport alla moda fino all’industria dei cosmetici.

Weibo e la sanzione milionaria da parte di Pechino

Di recente, Weibo ha ricevuto una multa di 3 milioni di yuan – equivalenti a circa 418 mila euro – dall’autorità di regolazione di Internet presente in Cina. L’accusa è quella di aver pubblicato ripetutamente informazioni illegali, sfruttando le lacunose indicazioni per la salvaguardia della privacy fornite agli utenti in fase di registrazione.

La CAC (l’istituto cinese che si occupa di monitorare il ciberspazio) ha spiegato come Weibo abbia violato diverse leggi, tra cui una sulla protezione dei minori in rete, ma non ha fornito ulteriori dettagli sulla quantità e la dislocazione geografica relativa alle persone coinvolte. L’ente ha ordinato però alla società di “rettificare immediatamente e di occuparsi seriamente delle persone responsabili”.

In un comunicato, Weibo ha detto di “accettare sinceramente le critiche” del regolatore e di aver istituito un gruppo di lavoro a seguito della sanzione. A darne la notizia è stato il tabloid americano Wall Street Journal.

Il piano della Cina per un web sotto controllo

Le autorità cinesi vogliono così aumentare il proprio controllo sul flusso nazionale del web, già sottoposto a forte censura. Di recente sono infatti state pubblicate delle nuove linee guida per i siti di notizie e per le piattaforme online: hanno l’obiettivo di promuovere un Internet “civilizzato” e si sono tradotte in una stretta sulla cosiddetta ‘fan culture’ (ossia la comunità degli appassionati di nuovi fenomeni culturali, come film o gruppi musicali).

Pechino vuole cioè che i social media evitino di promuovere le celebrità, sostenendo come queste esercitino una cattiva influenza sui più giovani, ostacolando la circolazione dei valori socialisti e dei successi registrati dal Partito comunista. Pochi giorni fa la CAC ha multato Douban – un sito cinese piuttosto popolare, dove si pubblicano recensioni di film – per 1,5 milioni di yuan (poco più di 200 mila euro). L’accusa era simile a quella mossa a Weibo, ossia il “rilascio illegale di informazioni”.

Più in generale, da mesi la Cina ha inasprito le regole per l’industria tecnologica: ad esempio ha limitato il numero di ore che i minorenni possono passare con i videogiochi, ha contrastato le quotazioni all’estero di aziende che raccolgono dati sensibili e ha imposto il rispetto di principi di equità negli algoritmi.

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