Perché si parla di “vicenda dei diamanti” e cosa c’entra Bankitalia

La Banca d'Italia ha spiegato il suo coinvolgimento nel caso, venuto alla luce dopo diverse inchieste della trasmissione televisiva Report

L’ultima puntata di Report, quella andata in onda il 13 dicembre alle 21.20 su Rai 3, si è aperta con l’inchiesta “L’ispettore” di Emanuele Bellano e Greta Orsi. I giornalisti sono tornati sul caso dei consigli di amministrazione di alcuni istituti bancari che avrebbero, per fare fronte alla crisi economica, iniziato a suggerire l’acquisto di diamanti ai propri clienti, agendo come intermediari per altre società, che gonfiavano notevolmente il valore delle pietre preziose.

Un giro di diversi milioni di euro sfuggito ai controlli della Banca d’Italia, per cui sono stati aperti dei fascicoli in Procura, e che ha portato tanti risparmiatori a perdere migliaia di euro.

Il caso è esploso diversi anni fa dopo le segnalazioni a Report di un dipendente di Bankitalia, Carlo Bertini, incaricato delle attività di vigilanza su una delle banche incriminate. Che ha suggerito infiltrazioni massoniche e mafiose all’interno della banca centrale.

Perché si parla di “vicenda dei diamanti” e cosa c’entra Bankitalia: la replica a Report

Bankitalia, attraverso un comunicato stampa, ha preso le distanze da quanto riportato dalla trasmissione, definendo l’inchiesta come una “ricostruzione lacunosa ed erronea degli eventi”.

Anzitutto la banca centrale ha sottolineato che la segnalazione alla clientela di poter effettuare operazioni di compravendita di diamanti con società specializzate attraverso la banca non è un’attività finanziaria. E per questo non rientra nelle disposizioni e nei controlli previsti dal testo unico bancario sulla trasparenza e la correttezza.

Bankitalia ha però fatto sapere di aver sempre monitorato anche rischi legali e di reputazione legati ad attività che non ricadono sotto il suo diretto controllo, come quelle segnalate da Report, anche in collaborazione con altri enti, come la Consob e l’Agcm.

Consob ha confermato nel 2013 che la disciplina di trasparenza sui servizi di investimento non è applicabile alla vendita di diamanti o altri beni materiali, anche se queste avvengono attraverso il canale bancario.

Agcm ha invece sanzionato nel 2017 le società che si occupavano di compravendita di diamanti attraverso le banche, Idb Spa e Dpi Spa, con procedimenti che sono stati poi estesi alle banche coinvolte, con multe salate.

Si parla di 4 milioni di euro per Unicredit, 3,35 milioni per Banco Bpm, 3 milioni per Banca Intesa e 2 milioni per Banca Mps. L’Agcm in quell’occasione aveva ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti, e sussistenti le responsabilità degli istituti di credito con cui le società sanzionate operavano.

Perché si parla di “vicenda dei diamanti”: i provvedimenti presi dalla Banca d’Italia

A seguito della vicenda la Banca d’Italia aveva chiesto a tutte le banche di rendicontare le attività eventualmente svolte in questo ambito, per verificare se i rischi fossero adeguatamente presidiati. Dalle risposte ottenute era emerso che la maggior parte degli intermediari aveva sospeso o interrotto questo tipo di esercizio.

L’anno successivo, nel marzo del 2018, Bankitalia ha diffidato tutte le banche dallo svolgere attività relative alla compravendita di diamanti in assenza di un pieno presidio dei rischi, ricordando loro di rispondere sempre alle esigenze conoscitive dei clienti.

Dal novembre 2014 la Bce è subentrata alla Banca d’Italia nelle attività di vigilanza prudenziale sugli intermediari bancari di grandi dimensioni, come le banche già sanzionate dall’Agcm.

Negli anni successivi la banca centrale nazionale ha collaborato con le autorità europee e con le forze dell’ordine per far emergere comportamenti illeciti delle banche.

Cosa è successo al whistleblower di Report sulla “vicenda dei diamanti”: le due versioni

Carlo Bertini, il whistleblower di Report, non avrebbe mai ricevuto pressioni da Bankitalia, che invece lo avrebbe sospeso dall’incarico di coordinatore nazionale del Joint Supervisory Team su Banca Mps per motivi legati alla sua condotta.

Per via del procedimento disciplinare a suo carico, perché avrebbe gettato discredito e nuociuto gravemente alla reputazione della Banca d’Italia e dei suoi rappresentanti, oltre alla divulgazione all’esterno di informazioni relative alla propria attività lavorativa, ora riceve solo un assegno alimentare pari alla metà dello stipendio spettante.

Una ricostruzione diversa di quella di Report, che invece aveva parlato di forti pressioni verso il dipendente di Bankitalia, costretto anche a sottoporsi a una perizia psichiatrica, e che invece sarebbe stata una visita di idoneità alle mansioni.

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