Ucraina, quanto ci costa la guerra: l’impatto sull’economia Ue

Dalle sanzioni all'energia, agli aiuti: appena uscito dall'onda lunga della pandemia Covid, il Vecchio Continente si trova ad affrontare le conseguenze del conflitto

La guerra in Ucraina ha messo in moto un effetto domino che coinvolge a cascata tutti gli altri Stati e che proietta le conseguenze del conflitto militare anche in altri ambiti. Uno di questi è l’economia, intesa sia come rete globale sia come situazioni nazionali e particolari.

L’Italia si ritrova coinvolta nel conflitto russo-ucraino da molteplici punti di vista: come Stato sovrano, certo, ma anche come Paese membro della Nato e dell’Unione europea. Ed è proprio a livello comunitario che le tensioni geopolitiche fanno soffiare più forti i venti di crisi economica (qui abbiamo parlato della crisi del grano e di quali Paesi rischiano di rimanere senza provviste).

Gli effetti del conflitto sulla crescita europea

In un nuovo rapporto sullo stato dell’Unione, la Commissione europea ha osservato che, tra le economie avanzate, quella dell’Ue è “la più esposta a uno scenario di crisi”. Le cause sono varie e vanno dall’acuirsi della crisi energetica all’imposizione di cinque pacchetti di sanzioni contro la Russia, fino ai crescenti costi per l’accoglienza di milioni di rifugiati ucraini. Il tutto sullo sfondo di una ripresa fragile, inaugurata dopo due anni di pandemia Covid e insidiata dall’inflazione galoppante.

Le prospettive dell’economia europea sono state insomma fortemente ridimensionate, passando dalla previsione di un’espansione prolungata e robusta a stime rilette al ribasso.

La situazione del Pil in Europa

La crescita del Prodotto interno lordo reale nell’Ue è stimata al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023, in calo rispetto al 4% e al 2,8% previsti nel precedente report sull’economia europea pubblicato a inizio febbraio. A eccezione del solo Portogallo, per tutti gli Stati membri le prospettive di crescita sono peggiorate. E per 20 nazioni Ue su 27, il calo è superiore all’1%.

A rischiare di più nel biennio 2022-2023 sono le economie dei Paesi dell’Est Europa, Slovacchia in primis, che già soltanto a livello geografico sono le più vicine al fronte di guerra. Spostandosi nel cuore del Vecchio Continente, invece, sono i rapporti energetici con la Russia a fare la differenza: da un lato la dipendenza dal gas russo proietta Italia e Germania rispetto a -2,1 e -2,2% del Più, mentre dall’altro la Francia prevede “solo” un -0,8%.

Secondo la Commissione Ue, un’eventuale interruzione totale delle forniture di gas russo potrebbe portare a un ulteriore calo della crescita economica comunitaria di 2,5 punti percentuali per il 2022 e dell’1% nel 2023 (Putin ha deciso di tagliare definitivamente il gas un Paese europeo: ecco quale).

Le sanzioni e la questione energia

A pesare sull’economia dell’Ue sono anche le conseguenze delle sanzioni inflitte alla Russia. Una mossa che, a giudicare dall’andamento del rublo, non si è rivelata efficace come sperato. Dopo aver toccato i massimi a inizio marzo, la valuta russa è ora tornata ai minimi degli ultimi due anni. Non bisogna dimenticare infatti che Mosca incassa ogni giorno circa un miliardo di dollari grazie alle esportazioni di energia.

Queste ultime sembrano aver retto alla grande l’impatto delle sanzioni occidentali, aumentando il volume dell’export dell’8% e maturando per il 2022 un avanzo corrente di 250 miliardi di dollari. Come riporta Il Sole 24 Ore, si tratta di un valore più che raddoppiato rispetto al 2021.

Certo per Mosca non possono essere tutte rose e fiori. Il Prodotto interno lordo russo è previsto comunque in calo dell’8,5% quest’anno, con un tasso d’inflazione stimato al 21%. Da metà febbraio, inoltre, l’indice Moex della Borsa russa ha perso un terzo del suo valore (c’è aria di crisi in Russia: qui spieghiamo perché).

Il costo degli aiuti all’Ucraina: quanto influisce?

C’è infine la questione degli aiuti all’Ucraina. L’ultimo pacchetto approvato dall’Ue vale 500 milioni di euro, per un totale di oltre due miliardi. A questi vanno aggiunti i circa 5 miliardi di euro di forniture di armi stanziati dai singoli Stati membri.

Non solo: nella spesa complessiva vanno inclusi anche gli 8 miliardi di euro in aiuti finanziari e umanitari, destinati al Paese invaso, messi a bilancio da Stati membri e istituzioni europee.