Schizza il prezzo del pane. Davvero viene venduto a rate?

Una foto diffusa sul web ritrae una falsa etichetta sotto a un filone di pane industriale in un supermercato di Mosca

L’immagine di una confezione di pane in cassetta circolate nelle ultime ore in rete ha fatto sorgere più di un dubbio sulla sua reale autenticità. La fotografia mostra un filone di pane “industriale” sullo scaffale di un supermercato venduto a 143,75 rubli, circa un euro e 9 centesimi. Prezzi in linea con quelli che si possono trovare in qualsiasi supermercato in Occidente. A destare scalpore è stata però la seconda parte dell’etichetta: “Pagamento a rate in 12 mesi senza interessi” a 11,99 rubli.

Schizza il prezzo del pane. Davvero viene venduto a rate? La bufala

Alcuni media in Italia hanno diffuso inizialmente la notizia come vera, in forza di testimonianze provenienti da Mosca raccolte su social dove si riportano livelli di prezzi che sarebbero arrivati alle stelle.

Una ricerca più approfondita sulla fotografia ha permesso di svelare come l’immagine fosse in realtà una bufala. Con una successiva verifica è stata fatta risalire la foto a una già postata nel 2020 da un sito ucraino che diffonde notizie anti Russia.

Nell’immagine sarebbe possibile notare come la seconda parte dell’etichetta dove si fa riferimento al pagamento a rate, sarebbe il frutto di un fotomontaggio.

Schizza il prezzo del pane. Davvero viene venduto a rate? La bufala

L’immagine originale pubblicata a febbraio 2020 dalla pagina Facebook OTCOC

Guerra in Ucraina, 10 persone in fila per il pane uccise in un attacco russo

Più serie e drammatiche, innanzitutto perché vere, sono le conseguenze della guerra che si verificano ogni giorno sul fronte russo-ucraino.

Per il pane, almeno 10 persone sono rimaste uccise in Ucraina a causa di un attacco russo. Si trovavano tutte in fila per ricevere beni alimentari a Chernihiv, 150 chilometri a nord-est di Kiev, quando sono stati colpiti dall’artiglieria russa.

A dare per primo la notizia il corrispondente della tv locale Suspilne, rilanciata poi dal quotidiano The Kyiv Independent e ripresa anche dall’ambasciata Usa in Ucraina.

Secondo quanto ha riferito l’emittente ucraina sul proprio sito Internet, “gli occupanti hanno sparato utilizzando l’artiglieria pesante. Molto probabilmente usando i missili Grad”.

“Ricordiamo che dall’inizio dell’invasione russa nella regione di Chernihiv – si legge ancora – l’ufficio del pubblico ministero ha avviato almeno 200 procedimenti penali che possono essere qualificati come crimini di guerra. Va notato che il 15 marzo, a Bakhmachchyna, gli occupanti hanno sparato contro i dipendenti di un’azienda agricola che stavano per lavorare e una persona è morta”.

Questi orribili attacchi devono finire. Stiamo considerando tutte le opzioni disponibili per assicurare alla giustizia qualsiasi crimine atroce commesso in Ucraina” è stata la reazione dell’ambasciata statunitense sul proprio profilo Twitter.

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Guerra in Ucraina, la ressa a Mosca per lo zucchero

Per gli effetti della guerra in Ucraina, dall’altra parte del confine si verificano sempre più scene di resse e liti per accaparrarsi beni di prima necessità (qui abbiamo parlato dei prezzi alle stelle delle materie prime).

In un video circolato nelle ultime ore si vede un calca di persone litigare nel tentativo di accaparrarsi le ultime buste di zucchero rimasto in un supermercato della catena Perekrestok, nel quartiere Otradnoye a Mosca.

Le sanzioni internazionali imposte alla Russia hanno limitato i prodotti di importazione e resi più cari i beni di prima necessità e nei supermercati scarseggiano i prodotti provocando il malumore nella popolazione russa (qui abbiamo parlato del rischio default per la Russia).

Per questo motivo, come ha reso noto la vice portavoce del governo russo, Viktoria Abramchenko, la Russia prevede di limitare le esportazioni di grano, orzo e segale per assicurare adeguate forniture al suo popolo, ‘proteggendolo’ dall’aumento dei prezzi innescato dalle sanzioni contro la Federazione. I limiti all’export entreranno in vigore da domani fino al 30 giugno e riguarderanno anche il mais (qui avevamo parlato dei possibili effetti della guerra sui prezzi di pasta e pane).