Sblocco navi in Ucraina: così cambiano i prezzi in Italia

Dopo il primo carico partito dal porto di Odessa, crescono le esportazioni verso l’Africa, l’Europa e il Medioriente: come variano i prezzi degli alimenti

A distanza di tre settimane da quando la prima nave carica di grano è partita dal porto della città di Odessa per raggiungere le coste del Mediterraneo, sono stati fatti molti passi in avanti nelle trattative tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli altri attori impegnati nella difficile missione di normalizzare l’export di Kiev dopo mesi di chiusura a causa del conflitto con la Russia. In questi giorni altri convogli carichi di merci hanno imboccato le rotte commerciali, incaricati di raggiungere i Paesi dell’Unione europea, quelli dell’Africa settentrionale e il Medioriente.

Un fatto estremamente positivo per le economie occidentali e in generale per tutti gli Stati del mondo, che da febbraio ad oggi hanno dovuto fare i conti con le crescenti difficoltà nel reperire alimenti e prodotti provenienti dall’Est Europa. In primis il grano, che da solo rappresenta la fonte primaria di sostentamento delle realtà più povere. Per loro infatti si tratta dell’unico bene acquistabile ad un prezzo abbordabile, ma anche per il resto della comunità internazionale rappresenta la materia prima ancora oggi più utilizzata grazie ai suoi tanti derivati.

Ripartono le navi dai porti dell’Ucraina: cosa cambia per il prezzo degli alimenti

Lo sblocco delle partenze dei cereali dall’Ucraina avrà ripercussioni positive anche sul nostro Paese. Negli ultimi mesi infatti – complice l’emergenza idrica più grave della storia recente, che ha messo letteralmente in ginocchio migliaia di aziende agricole e allevatori – le famiglie hanno visto crescere in maniera costante il prezzo di moltissimi alimenti, anche quelli più basilari e ricorrenti nella composizione del carrello della spesa. Dalla frutta alla verdura, passando appunto per i farinacei e i derivati del latte, decine di cibi sempre presenti sulle tavole degli italiani hanno iniziato a scarseggiare sugli scaffali dei supermercati, diventano in alcuni casi addirittura introvabili.

Ora, con la ripartenza delle esportazioni dai porti del Mar Nero, i costi dovrebbero inevitabilmente tornare alla normalità: come confermato dai vertici delle associazioni di categoria, i prodotti di largo consumo come pane, pasta e i relativi sostituiti (con o senza glutine) subiranno sconti generalizzati in tutte le regioni da Nord a Sud. Una discesa dei prezzi che aiuterà soprattutto i nuclei più in difficoltà nel tentativo di ammortizzare la crescita della spesa conseguente all’inflazione galoppante che ogni giorno raggiunge nuovi picchi come mai nella nostra storia recente.

Come variano i prezzi di cibi e bevande con la ripartenza dell’export dall’Ucraina

La situazione rimane comunque in evoluzione, con gli sbarchi delle navi ucraine in Italia che dovrebbero rientrare a regime con il passare delle settimane. Dopo l’arrivo del primo carico da 15 mila tonnellate di semi di mais nel porto di Ravenna, nei prossimi giorni sono previsti nuovi sbarchi per navi cargo con il grano e l’olio di semi di girasole. Per quest’ultimo prodotto sono già in dirittura d’arrivo 6mila tonnellate al porto di Monopoli.

Proprio in relazione a olio di semi e mais, essendo il nostro Paese molto dipendente dalle esportazioni provenienti da Kiev, si avranno benefici diretti su tutti i prodotti associati, sia per i cittadini che per le imprese agricole. Un bene di consumo che interessa migliaia di allevatori e che dovrebbe essere tra i primi a subire una discesa del costo è il mangime per gli animali: una vera e propria boccata d’aria per gli imprenditori del settore, che potranno così tornare ad utilizzarlo in maggior quantità all’interno dei propri stabilimenti.