Roma, la crisi dei rifiuti e il conto (molto salato) per i cittadini

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Ispra, la Capitale differenzia poco e non si uniforma alle richieste dell’Ue: così aumentano le spese per i romani

Il paragone è di quelli azzardati, ma rende bene l’idea sulla tragica situazione di Roma nella gestione di quella che viene considerata la vera piaga della città: la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Durante il lockdown, la città di New York è letteralmente fiorita: il sindaco democratico Bill De Blasio ha piantumato migliaia di alberi in grado di assorbire singolarmente fino a 3,8 tonnellate di CO2 in 20 anni. Inoltre ha ridotto l’ampiezza delle principali arterie stradali per inserire piste ciclabili a doppia corsia e ha consentito la costruzione di isole artificiali verdi con una funzione estetica, anti smog e anti erosione.

Solo una cosa è rimasta invariata nella Grande Mela, ossia il gigantesco problema dei rifiuti. Una massa abnorme di scarti maleodoranti che dalle 23 alle 4 del mattino invadono le strade, ammassati tutti insieme agli angoli dei quartieri meno in vista, facendo la felicità dei topi ma rendendo la vita dei residenti insostenibile.

Se c’è quindi qualcosa per cui Roma può sembrare New York è la pessima gestione dei rifiuti. Dopo la chiusura di Malagrotta – il grande buco nero della Capitale dove tutto confluiva in maniera indistinta e senza una strategia di fondo – la città si ritrova letteralmente invasa da sacchi d’immondizia (mentre in tutta Italia aumenta la Tari).

Rifiuti, quanto spendono i romani per lo smaltimento

In materia è tornata recentemente ad esprimersi anche l’Unione europea. A partire dalla direttiva 2008/98/CE, ha stabilito che solo il 10 per cento dei rifiuti prodotti possa confluire in discarica, dovendo riciclare, entro il 2025, almeno il 55 per cento dei rifiuti urbani.

Ed è solo il primo passo, perché i traguardi successivi sono già stati fissati (60 per cento entro il 2030 e 65 per cento entro il 2035). Ma non è tutto: le metropoli europee dovranno anche assicurare la raccolta differenziata dei rifiuti organici al 100 per cento entro il 2030.

Rispetto a queste percentuali Roma purtroppo è ancora molto lontana: secondo l’ultimo rapporto Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), la Capitale differenzia il 51,2 per cento dei rifiuti urbani e ne manda in discarica oltre il 35 per cento, mentre Milano differenzia il 67,4 per cento e ne manda in discarica meno del 4 per cento.

Sta messa meglio solo rispetto a Napoli dove la differenziata è al 47 per cento (contro il 64 per cento di Salerno e di Avellino o il 72 per cento di Benevento). Nel Lazio ogni abitante paga ogni anno 222 euro per la gestione dei rifiuti, contro i 139 euro in Lombardia o i 200 in Campania.

Rifiuti, quanto costa la differenziata nella regione Lazio

Tra le misure previste dal Pnrr per far fronte all’emergenza ci sono investimenti per 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento di quelli già esistenti. Il neosindaco Roberto Gualtieri ha inoltre parlato della necessità di intensificare i controlli e ridurre i costi: a Roma la differenziata costa al cittadino oltre il 30 per cento in più che a Milano.

Infine, non si può non vedere la responsabilità di Ama, la società municipalizzata che gestisce raccolta e trattamento dell’immondizia urbana. Negli ultimi anni la sua attività è apparsa sempre più lacunosa: in intere zone della città i passaggi per il ritiro sono monosettimanali mentre la raccolta delle utenze non domestiche (oltre il 15 per cento del totale) è stata, di fatto, interrotta.

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