Russia davvero isolata? Quali aziende estere sono rimaste

Rimangono ancora molte famose multinazionali che operano in Russia nonostante le centinaia che hanno deciso di lasciare Mosca dopo la guerra

Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, più di 450 compagnie hanno deciso di sospendere le proprie attività e annunciato il ritiro dalla Russia. Tuttavia molte altre hanno deciso di rimanere, per diverse ragioni. C’è chi, ad esempio, spiega che chiudere rappresenterebbe un danno per tutti i cittadini che non possono essere ritenuti colpevoli per i piani di espansione di Vladimir Putin. Altre aziende perderebbero una grossa fetta di fatturato lasciando Mosca.

A prescindere però dalle motivazioni che spingono questo o quel marchio a non abbandonare il Paese, può essere utile per i consumatori sapere quali sono quelli che hanno deciso di lasciare la Russia. E quindi prendere posizione fermamente in questo conflitto che sta avendo pesanti conseguenze su tutta l’Europa.

Aziende multinazionali in Russia: cinque categorie dopo la guerra

La Yale School of Management sta tenendo aggiornata quotidianamente la lista di tutte le multinazionali che operano in Russia o hanno operato nel Paese fino all’inizio della guerra in Ucraina. L’elenco è diviso in 5 categorie in base ai tipi di azione portati avanti da ogni singola impresa.

  • Ritiro. Si tratta delle compagnie che hanno completamente tagliato i rapporti con la Russia e sono andate via dal Paese.
  • Sospensione. Riguarda tutte le imprese che stanno tenendo la porta aperta ma che per il momento hanno sospeso i rapporti con la Russia e le operazioni sul territorio.
  • Ridimensionamento. Rientrano in questa categoria le aziende che hanno ridotto la presenza in Russia, ma che continuano a portare avanti alcuni tipi di operazione nel Paese.
  • In attesa. Sono le imprese che stanno prendendo tempo, posticipando nuovi investimenti in attesa di sviluppi dal fronte.
  • Spinta. In questa categoria rientrano invece tutte le compagnie che hanno preso decisioni mirate a non ridurre le attività in Russia.

Chi sta tenendo il conto di quante compagnie lasciano la Russia

La lista è costantemente aggiornata dal team di esperti condotto dal professor Jeffrey Sonnenfeld in base ai nuovi annunci da parte delle aziende. Quando è partita l’iniziativa, l’elenco contava solo poche dozzine di marchi che avevano annunciato di voler lasciare la Russia.

Nel corso del conflitto, centinaia di aziende ne hanno seguito l’esempio, di fatto isolando Mosca dal resto del mondo. A oggi rimangono però ancora alcune multinazionali che continuano a operare nel Paese di Vladimir Putin. Qua la lista dei grandi marchi che hanno subito lasciato la Russia.

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Quali sono le 38 aziende che non vogliono lasciare la Russia

Ecco l’elenco delle 38 aziende che continuano a rimanere in Russia e in cosa consiste la loro presenza nel Paese.

  • Acer. Non sono disponibili dati pubblici, ma sappiamo che ha una importante quota di mercato nel Paese.
  • AstraZeneca. Ha 250 dipendenti in Russia e uno stabilimento a Kaluga.
  • Asus. Non sono disponibili dati pubblici.
  • Auchan. Le entrate dalla Russia sono pari a 3,5 miliardi di dollari all’anno.
  • Ball. Ha tre stabilimenti in Russia.
  • Calfrac. L’11% del suo fatturato deriva dalla Russia.
  • Cersanit. Continua a esportare in Russia materiali per la sanificazione.
  • Cloudflare. Non sono disponibili dati pubblici.
  • Credit Suisse. Opera per un miliardo di dollari di esposizione netta.
  • Decathlon. Possiede 50 negozi in Russia, da cui deriva un fatturato di 300 milioni all’anno.
  • Deutsche Telekom. Ha 2 mila dipendenti in Russia.
  • Emirates. Non sono disponibili dati pubblici.
  • FM Global. Ha stretti rapporti con la compagnia assicurativa russa Ingosstrakh.
  • Fortive. Non sono disponibili dati pubblici.
  • Geberit. Deve alla Russia il 2% del fatturato.
  • Glencore. Ha investimenti azionari in diverse società russe, tra cui Rosneft.
  • Greif. Ha 9 stabilimenti in Russia.
  • Gruma. Ha 9 stabilimenti n Russia, oltre ai marchi Greif Perm e Greif Vologda.
  • ID Logistics. Ha una filiare russa.
  • International Paper. Ha un’importante quota nella russa Ilim.
  • Ipg Photonics. Vende in Russia laser ad alte prestazioni.
  • Knauf. Ha un sito di produzione in Russia.
  • Koch. Ha diversi stabilimenti in Russia.
  • Lenovo. Non sono disponibili dati pubblici, ma ha un’importante quota di mercato nel Paese.
  • Leroy Merlin. Fattura 4 miliardi in Russia.
  • Liebrecht & Wood. Vende edifici commerciali nel Paese.
  • Manitowoc. Ha vendite importanti in Russia.
  • Metro. Fattura 3 miliardi in Russia.
  • Molgroup, Si occupa delle operazioni di estrazioni nello stabilimento di Baitugan.
  • Msi. Non sono disponibili dati pubblici, ma ha un’importante quota di mercato nel Paese.
  • Naspers. Fa affari con l’esercito russo.
  • Polpharma. Ha investimenti in Akrikhin.
  • Raiffeisen Bank Internationl. Esposizione netta di 25 miliardi di dollari in Russia.
  • Renault. Ha 40 mila dipendenti in Russia e il 10% delle vendite totali.
  • Sc Johnson. Vende i suoi prodotti e ha l’impianto di Chudovo.
  • Societe Generale. Esposizione netta di 20 miliardi dalla Russia e 2,8% del fatturato solo dal Paese.
  • Teradata. Ha partner commerciali tra le banche russe, tra cui Sberbank.
  • Young Living. Ha distributori in tutta la Russia.

Nella quarta categoria, quelle delle aziende che stanno prendendo tempo posticipando o sospendendo momentaneamente le operazioni, ci sono marchi italiani o molto famosi nel nostro Paese. Come Barilla, Danone, Pirelli, Johnson & Johnson, Siemens, Hilton, Sanofi, Pfizer e Philip Morris.

Nel censimento della Yale School of Management non sono comprese invece le tante aziende italiane che operano in Russia di cui vi abbiamo parlato qua. Tra quelle in fuga da Mosca colpiscono in particolare i grandi marchi dell’automotive, come spiegato qui.