Lotta alla povertà: perché stiamo perdendo

L'Italia sta fallendo nel raggiungimento dell'obiettivo di sviluppo sostenibile che riguarda la lotta alla povertà assoluta, complice la pandemia di Covid, anche se alcuni indicatori sono in miglioramento

L’Istat ha pubblicato il Rapporto Sdgs 2021, che misura in che modo l’Italia sta raggiungendo i sustainable development goals, cioè gli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Onu e contenuti nell’Agenda 2030. Tutti i Paesi sono tenuti a compiere uno sforzo su importanti questioni economiche e sociali, per garantire un mondo migliore alle prossime generazioni. In base alle ultime rilevazioni, però, la nostra nazione non sta riuscendo a sconfiggere la povertà.

Nel 2020 le famiglie italiane che vivono in una situazione di povertà assoluta sono state oltre 2 milioni, cioè il 7,7% e 5,6 milioni di individui. Quasi 1 cittadino su 10, dunque, ha vissuto con un reddito inferiore a quello necessario per accedere ai servizi base.

Lotta alla povertà: chi sono e dove si trovano i nuovi poveri

A influire su una situazione già grave è stata la pandemia di Covid-19, che ha avuto effetti diversi nei vari territori. L’incidenza individuale della povertà è cresciuta in particolare nel Settentrione. Questa è la percentuale di individui che hanno vissuto in condizioni di povertà assoluta durante il 2020 nelle varie zone d’Italia.

  • Nord Ovest: 10,1% (+3,3%).
  • Nord Est: 8,2% (+1,6%).
  • Centro: 6,6% (+1%).
  • Sud: 11,7% (+1,2%).
  • Isole: 9,8% (+0,4%).

Si è dunque invertito il paradigma del Meridione più povero. Vive al Nord il 45,6% degli italiani in povertà assoluta, e al Sud il 40,3%. Nel 2019 le percentuali erano rispettivamente del 40,5% e del 45,1%.

Le fasce di età più colpite sono quella tra 0 e 17 anni e tra 18 e 34 anni. Poco sotto la media quella tra 35 e 64 anni. Gli over 65 invece rischiano meno la povertà assoluta, e avere un anziano in casa riduce il rischio anche per i giovani, “salvati” dalla pensione dei nonni.

Lotta alla povertà, a che punto siamo in Italia: cosa è migliorato

Ma cosa ci dicono questi numeri, concretamente? Da un lato ci sono cattive notizie, ovvero la crescita in valori percentuali della povertà assoluta, sia rispetto all’anno prima della pandemia che rispetto a 10 anni prima, e un profilo aggiornato dei nuovi poveri. Sono aumentati anche il sovraccarico del costo dell’abitazione, cioè la quota di reddito destinata ad affitti e mutui, e l’irregolarità nella distribuzione dell’acqua.

Ma ci sono anche dati positivi. Si abbassa il rischio di povertà per gli occupati e migliora in generale l’accesso ai servizi di base per le famiglie italiane, come il riscaldamento domestico, i collegamenti con i mezzi pubblici, il conferimento dei rifiuti urbani in discarica, la connessione internet a banda larga e l’accesso agli smartphone.

Un dato particolare riguarda la richiesta di prestazioni sanitarie, che ha visto un crollo durante l’anno della pandemia. A disincentivare gli italiani dall’andare in ospedale non sono stati però i costi delle visite e degli esami specifici, bensì la paura di contrarre il coronavirus e la saturazione dei reparti a causa dei pazienti positivi.

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