Peste suina, il “caso” Sardegna: cosa sappiamo e cosa si rischia

Fino al rilevamento del virus nella carcassa rinvenuta in Piemonte in Italia la Peste Suina Africana era presente unicamente in Sardegna, dal 1978

Allarme peste suina in Italia. Fino al rilevamento del virus nella carcassa rinvenuta in Piemonte, in provincia di Alessandria, in Italia la Peste Suina Africana era presente unicamente in Sardegna, dal 1978. Ora c’è da preoccuparsi anche per l’isola? In diversi lo avete chiesto a QuiFinanza e qui proviamo a fare chiarezza.

Il numero di focolai di malattia in Sardegna è sempre stato estremamente variabile nel corso degli anni, con ondate epidemiche molto problematiche, alternate a periodi di totale assenza di infezioni (qui i sintomi, come si trasmette e se è pericolosa per l’uomo).

Perché queste continue fluttuazioni? Come spiega il Ministero della Salute, le motivazioni dell’andamento oscillante della malattia dipendono da diversi fattori: le diverse cariche infettanti del virus nelle varie ondate epidemiche, le dinamiche della popolazione selvatica, in termini di numero e spostamenti, l’efficacia delle misure di controllo ed eradicazione attuate nel tempo per il contrasto alla malattia.

Sardegna vicina a eradicare la peste suina?

Negli ultimi anni la Sardegna ha ottenuto risultati molto positivi nell’eradicazione del virus della peste suina, soprattutto grazie alla sinergia di azione con il Governo centrale e il supporto della Commissione Europea. Dal 2018 ormai non si registrano più focolai nel settore domestico e solo un numero molto esiguo di focolai è stato rilevato nel selvatico negli ultimi due anni.

L’obiettivo dell’eradicazione della malattia sembra dunque essere vicino. Vediamo quindi cosa è utile sapere rispetto ai casi che si stanno registrano ora in Italia.

Perché non ci sono rischi per la Sardegna con il nuovo virus

Tanto per cominciare, il profilo genetico del virus isolato in Piemonte e Liguria sembra molto simile a quello circolante in Europa, ma è completamente diverso dal virus sardo (qui tutti i comuni “zona infetta” e quali divieti sono attivi). Pertanto, al momento, la via di contagio sembra essere legata prevalentemente alle movimentazioni degli animali selvatici, in particolare cinghiali.

È da circa 40 mesi che in Sardegna non si verificano focolai di peste suina, dimostrando di averla superata dopo aver pagato davvero un prezzo pesantissimo, anche con prescrizioni durissime, che vietano di esportare qualsiasi tipo di carne, nonostante da tempo il virus fosse circoscritto solo a una zona della Sardegna e benché ci siano allevamenti in biosicurezza.

La Sardegna è un territorio sicuro, “che ormai ha preso le misure del virus, visto che da circa 4 anni non si è più aperto un focolaio e non ha mai, in 42 anni, esportato il sierotipo oltre i propri confini mettendo a repentaglio gli allevamenti di altri territori, come invece avviene in questi giorni” precisa Coldiretti Sardegna.

“È un ulteriore certificato della nostra serietà e capacità di isolare la malattia”, afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, che si appella al governatore Christian Solinas affinché scriva al ministro della Salute e all’Unione Europea per prendere definitivamente atto di questa realtà, sbloccando la possibilità di esportare le carni suine allevate in Sardegna.

L’embargo contro la Sardegna

Già, perché in Sardegna dal novembre 2011 vige il divieto assoluto di esportazione di animali vivi e carne fresca o a lunga stagionatura, anche se provenienti da allevamenti sicuri che seguono tutte le rigorose norme in materia di biosicurezza.

Coldiretti Sardegna chiede che dopo questo primo caso di peste suina in altre Regioni della Penisola si accerti se si tratti di un caso isolato o se invece la diffusione sia fuori controllo.

Dal primo caso accertato in Germania nell’autunno del 2020 – ricorda Cualbu – la Sardegna aveva chiesto di fermare immediatamente le importazioni di animali vivi provenienti o in transito dalle zone interessate da peste suina per tutelare gli allevamenti nazionali (qui tutte le conseguenze su export, turismo e lavoro).

Purtroppo “Le maglie larghe adottate nel resto dell’Europa contro una Sardegna che subisce l’embargo da ormai 12 anni stanno permettendo il diffondersi della malattia in tutti i Paesi dell’Europa dell’Est mettendo a repentaglio purtroppo anche gli allevamenti italiani”.