Nucleare: Francia e Germania i maggiori produttori in UE

Nel 2020 in Francia prodotti 335 TWh: cinque volte più che in Germania. Al terzo posto la Spagna

Da qualche settimana si sta tornando a discutere in maniera sempre più importante di nucleare. Il costo dell’energia, schizzato a livelli mai visti negli ultimi dieci anni, ha infatti riaperto un dibattito che si è presentato più volte nel panorama nazionale e che è culminato nel 2011. In quell’anno gli italiani sono stati infatti chiamati ad esprimersi sul tema con un referendum abrogativo. E lo hanno fatto in modo chiaro: lo stop al nucleare ha raccolto il 94,05% dei voti e l’affluenza ha raggiunto il 54,79%, superando il quorum e rendendo valida la votazione.
Ma quali sono le nazioni dell’Unione Europea che producono più energia nucleare? E come si è evoluta la produzione in Italia?

Francia al top per produzione di energia nucleare

La prima nazione dell’Unione Europea per produzione di energia nucleare è la Francia: nel 2020 nel paese transalpino sono stati prodotti 335,19 Terawattora. Questo dato pone la Francia decisamente in testa alla classifica, con un significativo distacco rispetto al resto dei paesi dell’UE. La Germania, che si piazza al secondo posto, si ferma infatti a circa un quinto della produzione francese: 64,3 TWh. Proprio in queste settimane nello stato tedesco si discute se continuare a utilizzare o meno, in una fase transitoria, l’energia nucleare. Al terzo posto troviamo, invece, la Spagna con 58,31 TWh prodotti.

1985-2020: Francia e Germania sempre in vetta

Guardando i dati disponibili degli ultimi 35 anni (1985-2020) appare chiaro come Francia e Germania siano state leader indiscusse nella produzione di energia nucleare, pur seguendo una tendenza opposta. Al primo posto, nel 1985, c’era infatti sempre la Francia, con una produzione che era di oltre un terzo inferiore a oggi: 224,1 TWh. Alle sue spalle, anche allora, si posizionava la Germania con una produzione che era però di oltre il doppio (138,64 TWh) rispetto a quella odierna. La Spagna, oggi terza, si trovava nel 1985 in sesta posizione, mentre l’Italia era appena fuori dalla top ten, in undicesima posizione, con 7,02 TWh.

L’evoluzione della produzione di energia nucleare in Italia

La produzione di energia nucleare in Italia è iniziata nel 1963. È il 12 maggio quando la centrale “Latina” situata a Borgo Sabotino, una frazione di Latina, viene allacciata alla rete. La potenza netta prevista è pari a 153 MW. Nello stesso anno altri due impianti vengono inaugurati: Garigliano a Sessa Aurunca (CE) e la centrale Enrico Fermi a Trino (VC). In poco tempo il nucleare in Italia diventa così realtà. Bisognerà però attendere il 1978 per vedere l’apertura di una quarta centrale: in quell’anno a Caorso entra in funzione un impianto con una potenza netta di 860 MW, quasi il 50% in più di tutte le tre prime centrali messe insieme.
Il picco di energia elettrica derivante da fonte nucleare si raggiungerà nel 1986, quando arriva a toccare il 4,5% del totale della produzione energetica. Proprio in quell’anno il tragico incidente di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile in Ucraina, spinge alcune forze politiche a chiedere un referendum abrogativo: nel 1987 gli italiani sono chiamati alle urne e si schierano in maniera schiacciante contro i finanziamenti alla ricerca sul nucleare. A seguito del voto del referendum, tutti gli impianti italiani furono con il tempo chiusi. Il fronte contrario al nucleare si esprimerà nuovamente a maggioranza nel 2011 con un nuovo referendum.

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