La Manovra premia i manager: ecco quanto guadagneranno nel 2022

Un emendamento approvato al Senato durante la conversione della legge di Bilancio premia i dirigenti della Pubblica amministrazione: sale lo stipendio

Aumenti in arrivo per gli stipendi dei vertici della Pubblica amministrazione. La svolta è arrivata in fase di conversione della prima legge di Bilancio varata dal governo di Mario Draghi. I tempi per la discussione parlamentare sono stati strettissimi: l’approvazione del testo con il voto di fiducia di Palazzo Madama è arrivata addirittura la Vigilia di Natale, per poi passare alla Camera che ha dovuto vidimare senza neppure poter discutere alcun cambiamento.

Tanto è servito per dare il via libera entro il 31 dicembre ed evitare così l’esercizio provvisorio. Ma – nel pur rapido passaggio al Senato – alcuni ordini del giorno presentati dalle forze politiche hanno avuto modo di essere analizzati. Qualcuno è stato anche approvato, entrando così nel maxiemendamento dell’Esecutivo, e tra questi c’è appunto la revisione del limite massimo per gli stipendi dei manager.

Stipendi dei manager, il tetto fissato nel 2014 e le conseguenze

Il tetto per gli emolumenti dei vertici della Pubblica amministrazione era stato fissato l’ultima nel 2014. In molti, durante questi anni, lo avevano definito come un vero e proprio tappo alla crescita e alla valorizzazione delle professionalità interne. Succedeva infatti che direttori generali e capi dipartimento, i cui stipendi potevano continuare a crescere, si ritrovassero ad avere buste paga identiche a quelle dei loro capi.

Questi ultimi però erano (e sono) quasi sempre figure con carichi di responsabilità molto maggiori. Uno scenario frequente anche all’interno di enti istituzionali come la Ragioneria generale dello Stato, la Protezione civile e le Forze armate. La norma voluta dall’allora premier Matteo Renzi stabiliva la quota di 240 mila euro annui come limite massimo per gli stipendi dei dirigenti pubblici.

La prima stretta agli assegni dei super-manager risale al 2011, decisa dal governo presieduto da Mario Monti. Ma fu proprio l’attuale leader di Italia Viva, tra anni più tardi, a scegliere di abbassarla ancora, giudicando la norma come “sacrosanta” in un’Italia che ancora stava lottando per riemergere dalla crisi economica del 2008. Poi, nel 2017, incassò anche il nulla osta della Corte costituzionale.

Stipendi dei manager, la nuova norma approvata in Manovra

Dunque d’ora in avanti anche gli stipendi dei vertici statali potranno essere rivisti e aumentati. Si adegueranno agli incrementi previsti dai rinnovi contrattuali, come per tutte le altre categorie di lavoratori pubblici. I numeri uno – anche delle aziende partecipate non quotate in Borsa – potranno così vedersi riconosciuti gli stessi diritti dei colleghi che dirigono, senza alcuna distinzione se non quella della gradualità.

La percentuale di incremento medio che si è registrata dalla categoria di appartenenza (gli esperti parlano di una quota attorno al 3%, che su 240 mila euro equivalgono a 7.200 euro annui) rappresenterà quindi il nuovo tetto massimo. Gli addetti responsabili dei conti pubblici spiegano come i primi effetti si vedranno nel 2023 ed essendo legati ai rinnovi contrattuali non avranno di certo cadenza fissa.

La misura si inserisce in un quadro complessivo di interventi che riguardano la pubblica amministrazione fortemente voluti dal titola re del dicastero, il forzista Renato Brunetta: tra i principali c’è l’introduzione del salario accessorio, l’entrata in vigore del nuovo ordinamento professionale e l’adeguamento delle indennità dei sindaci.