Il maggior fornitore di gas dell’Italia alza i prezzi

Algeria è pronta a fare lo sgambetto all'Europa, cercando di alzare i prezzi del gas che fornisce all'Ue rimasta orfana delle forniture russe

È allarme nel mercato del gas, l’ennesimo dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la conseguente corsa ai ripari di tutti gli Stati che hanno dovuto trovare un nuovo fornitore dopo i tagli e le sanzioni inflitte alla Russia. Mentre l’Italia sembrava aver superato i timori per la situazione venutasi a creare, il Bel Paese deve ora affrontare un nuovo ostacolo che si potrebbe presto porre sulla strada verso la ripresa economica.

L’Algeria vuole alzare i prezzi del gas

A far tremare tutti ci sta pensando l’Algeria, che attraverso il gruppo statale Sonatrach sarebbe intenzionata ad aumentare i prezzi del gas da fornire all’Europa. A lanciare questa indiscrezione è Reuters, una notizia che ovviamente sta allarmando il mercato già altamente provato dai rincari subiti dalle materie prime dopo l’inizio della guerra in Ucraina. A quasi cinque mesi dallo scoppio del conflitto, infatti, dall’Algeria sembra rimbalzare con insistenza questa decisione presa dal gruppo che ha intenzione di indicizzare i prezzi non più al Brent, ma al Ttf, ovvero il centro virtuale di scambio nei Paesi Bassi. Così facendo l’Algeria massimizzerebbe i profitti in un momento in cui la richiesta di gas non russo continua a salire.

La preoccupazione legata alle forniture del gas russo in Europa, infatti, ha fatto crescere le quotazioni dei contratti gas al Ttf olandese del 110% nel 2022, mentre nello stesso periodo il Brent si è portato al 55%. Facile dunque intuire come, presa in esame la variazione, l’Algeria abbia optato per il Ttf per riuscire a guadagnare di più in un momento in cui tutti i Paesi europei sono alla ricerca di una fornitura che non può più arrivare da Mosca e dintorni (e intanto scatta l’allarme “definitivo” sulle forniture russe: rischi e scenari).

Anche l’Italia colpita dalla crisi

Come detto, tra i Paesi che potrebbero presto essere costretti a mettere mano al portafogli per far fronte ai rincari del gas algerino c’è anche l’Italia. Il nostro Paese, infatti, usufruisce di circa 60 milioni di metri cubi di gas giornalieri dall’Algeria, un peso enorme se si considera che ormai da due mesi un colosso come Gazprom sta inviando in Europa appena 42 milioni di metri cubi di gas attraverso i gasdotti ucraini.

Stando così le cose, quindi, l’impatto sull’economia italiana in vista di un possibile aumento potrebbe essere tutt’altro che irrilevante. Ma l’eventuale revisione dei prezzi da parte di Sonatrach, al momento, non dovrebbe avere ripercussioni per i prossimi cinque anni. Infatti i contratti di Eni scadono nel 2027 e le variazioni dei costi dovrebbero comportare sì delle modifiche contrattuali, ma che dovrebbero essere accettate dalla controparte in fase di un rinnovo che però è ancora lontano dall’essere trattato (qui vi abbiamo parlato di come sia saltato il tetto dei prezzi del gas e quanto ci costeranno le bollette).

L’allarme dunque è ben presente e l’Europa cercherà di venire a capo della situazione, con l’Algeria che però dal canto suo – come riporta Reuters – è in una posizione di vantaggio in quanto la posizione negoziale “è forte perché ha il gas e l’Europa ha bisogno del gas”. Intanto l’Ue corre ai ripari e vuole che entro il 1° novembre le riserve di gas degli stati membri siano almeno all’80 per cento della loro capacità per far fronte a qualsiasi scenario.