La stagflazione è il nuovo spettro dei mercati. C’è da preoccuparsi?

Il timore di alcuni osservatori è infatti che i prezzi al consumo continuino a salire, ma che l'economia mondiale finisca per rallentare

Se ormai l’inflazione è arrivata ed è qui per restare nel medio termine (basti pensare agli aumenti già previsti per i prezzi dell’energia nei prossimi mesi), la parola più calda ora sui mercati finanziari è stagflazione. Il timore di alcuni osservatori è infatti che i prezzi al consumo continuino a salire, ma che l’economia mondiale finisca per rallentare, dopo il grande rimbalzo dal periodo più acuto della pandemia.

Secondo la definizione da libro di testo, la stagflazione è una “fase del ciclo economico caratterizzata da stagnazione delle attività produttive e da un persistente aumento dei prezzi”. Il termine nasce negli anni ’70, dopo il primo shock petrolifero del 1973-74, per descrivere una situazione fino a quel momento mai sperimentata. Per gli economisti la crescita dei prezzi è infatti una forma di male necessario per sostenere lo sviluppo dell’economia, mentre di solito la stagnazione è associata alla caduta dei prezzi (deflazione).

“L’impennata delle quotazioni del gas naturale (qui le offerte per pagare meno, ndr), la grande carenza di autotrasportatori pesanti con il risultante blocco di alcune catene di produzione, e i crescenti avvertimenti delle imprese riguardo alle pressioni sui costi hanno fatto riemergere i timori di stagflazione quale determinante del sentiment di mercato per la prima volta dagli anni ’70”, spiega Peter van der Welle, strategist del team Multi Asset di Robeco.

Nonostante la stagflazione stia sempre più spaventando i mercati, i dati macroeconomici dicono che l’economia globale è ancora lontana da uno scenario di questo tipo. Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha pochi giorni fa ritoccato al ribasso le previsioni di crescita globale, ma prevede comunque un +5,9% (dopo il crollo del 3,1% causato nel 2020 dalla crisi pandemica). La stima di crescita 2022 è stata invece confermata al +4,9%, un dato forte e per nulla assimilabile a una prospettiva di stagnazione.

C’è infatti chi, come la società di gestione del risparmio globale Algebris, pensa che i paragoni con cinquant’anni fa siano esagerati. “Sebbene riteniamo che alcuni dei paralleli riguardanti la presenza simultanea di carenze e di inflazione elevata siano appropriati, è improbabile sostenere l’idea di un ambiente stagflazionistico prolungato” scrivono gli analisti in un report sul tema.

Sarebbe necessario uno shock negativo della domanda perché ciò avvenga, quando in realtà stiamo assistendo allo scenario opposto: le famiglie hanno un eccesso di risparmio record, la spesa dei consumatori in molte economie oggi è superiore ai livelli pre-pandemia, la disoccupazione è in calo, i tassi nominali/reali sono bassi e le pressioni salariali sono relativamente limitate”.

Anche se alcuni rischi esistono e meritano di essere monitorati, è quindi prematuro parlare di prospettiva stagflazione. Nonostante sia innegabile che l’attuale inflazione sia elevata, specialmente se paragonata agli ultimi anni di tassi bassi pre-pandemia, economisti e banche centrali continuano a scommettere che sia principalmente generata da fattori transitori come il rallentamento della catena di approvvigionamento e quindi destinata a tornare su livelli sostenibili il prossimo anno.

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