Italia viola norme sull’ambiente, maxi stangata dall’Ue

La Commissione Ue ha comminato negli anni varie sanzioni all'Italia che si trova costretta a pagare multe milionarie a causa delle infrazioni

L’Italia non sta di certo passando un buon momento, tra pandemia e guerra in Ucraina che hanno messo in seria difficoltà le tasche degli italiani. L’aumento dei costi di gas e carburanti, l’inflazione che sta portando i prezzi a schizzare al supermercato causando problemi ai comuni cittadini sono solo la punta dell’iceberg del momento di difficoltà del nostro Paese che, già dalle prossime settimane, sarà chiamato alla svolta.

Toccherà di certo al nuovo esecutivo prendere in mano la situazione, con le prossime elezioni del 25 settembre attese dagli italiani e dai partiti per dare un volto al nuovo Governo dopo le dimissioni di Mario Draghi. Mentre settimana dopo settimana si osservano i sondaggi, con sorpassi e controsorpassi in atto tra partiti, brutte notizie arrivano dall’Unione Europea in ambito ambiente, con l’Italia che dovrà far fronte a una maxi stangata per la violazione di alcune norme.

Maxi stangata dall’Ue

Secondo quanto riferito nell’ultimo rapporto della Commissione europea sullo stato di attuazione della legislazione ambientale nei paesi membri, l’Italia infatti non avrebbe rispettato le norme dell’Unione negli ultimi anni, subendo quindi una maxi multa che ammonta a oltre 620 milioni di euro. La sanzione, secondo quanto riportato, è frutto dell’insieme delle multe che dal 2015 a oggi  sono state comminate per svariate violazioni della normativa su smaltimento di rifiuti, discariche illegali, problemi alle fogne e depuratori mancanti.

A rendere ancora più pesante il quadro c’è la situazione della gestione rifiuti in Campania, che ha portato nel 2015 a una multa di 20 milioni una tantum e al versamento di 120mila euro per ogni giorno di ritardo. “Servono interventi supplementari per garantire che lo smaltimento dei rifiuti in Italia avvenga nel rispetto del diritto dell’Unione” indica così la Commissione, che ha spiegato che l’Italia sarà chiamata a pagare finché tutte le posizioni non verranno sanate, con infrazioni che hanno storie ultradecennali.

Le infrazioni dell’Italia

Il rapporto conflittuale tra Italia e Unione Europea in materia ambientale affonda le sue radici già dal 2003, quando la Commissione aprì il caso sulle discariche illegali chiuso nel 2014 con una multa da 40 milioni, più 43 milioni da versare ogni sei mesi con sconto per ogni discarica messa a norma che però, al 2022, vede l’Italia versare ammende per 29 discariche ancora irregolari di cui il 75% presenti al Sud.

Su fogne e depuratori mancanti o non a norma l’Ue ha invece aperto una procedura che nel 2018 ha portato a una multa da 25 milioni una tantum e 30 milioni per ogni semestre di ritardo. Insomma, insieme alla mancata gestione dei rifiuti in Campania, l’Italia sembra destinata a trascinarsi per anni un debito milionario con l’Ue che ha bocciato il Bel Paese su rifiuti, qualità dell’aria e sulla designazione delle zone protette Natura 2000 (qui vi abbiamo parlato del piano dell’Ue sul taglio dell’elettricità nelle case).

Diversa invece è la situazione riguardante i bacini idrografici, con Bruxelles che ha invece promosso a pieni voti l’Italia che con il Pnrr ha una opportunità in più per mettersi in regola e porre fine all’emorragia di risorse pubbliche. Il piano prevede una strategia nazionale per l’economia circolare, ma anche un programma nazionale di gestione dei rifiuti e investimenti nel trattamento delle acque reflue urbane.