L’Italia pensa ai dazi sulle materie prime: cosa può cambiare

Il Governo sta studiano un piano per aiutare le industrie in difficoltà: c'è già chi pensa alla cigs. Ecco cosa può cambiare con i dazi

La guerra in Ucraina continua a mietere vittime nelle città prese d’assalto dalla Russia. Oltre all’emergenza umanitaria, però, serpeggia anche quella economica, che non riguarda solo Kiev o lo Stato di Vladimir Putin, colpito dalle sanzioni. La globalizzazione porta conseguenze anche a chi è lontano dalle bombe, con un effetto domino che sta portando aumenti dei prezzi delle materie prime e livelli record per quel che riguarda il costo di gas e carburante. Sta accadendo anche in Italia: il Governo Draghi starebbe pensando all’introduzione di dazi e autorizzazioni all’export su alcune materie prime. Cosa significa e cosa può succedere.

Guerra in Ucraina, il Governo pensa ai dazi sulle materie prime: quali sono

Il Ministero per lo Sviluppo economico sta valutando la possibilità di introdurre restrizioni, dai dazi alle autorizzazioni all’export, su alcune materie prime destinate alle esportazioni, ma che servono alla nostra industria.

L’elenco è variegato, ma non ufficiale. La misura dovrebbe comunque riguardare in particolar modo:

  • rottami di ferro;
  • rame;
  • argilla;
  • nichel;
  • prodotti per l’agricoltura.

Il ministro dello Sviluppo Economico in quota Lega, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato di essere al lavoro per avere al più presto un quadro preciso della situazione e formulare “le risposte e le proposte che servono alle nostre industrie in questo momento drammatico”.

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Dazi sulle materie prime? Quali sono i settori in difficoltà

La necessità dei dazi è data dalla sofferenza di alcuni settori dell’industria italiana, fiaccati dai rincari energetici e da quelli relativi alle materie prime: gas e metalli (nichel e alluminio su tutti) sono la base di molte produzioni.

Il settore più colpito è quello siderurgico: Confindustria ha stimato che nel 2022 le bollette energetiche delle industrie saliranno da 37 miliardi di euro a 51 miliardi di euro. Alcune realtà, come Cogne acciai, nonostante commesse record sono pronte a chiedere la cigs per i rispettivi operai. Oltre alla siderurgia anche l’automotive ha il fiato corto. Idem le cartiere e il settore della ceramica.

Guerra in Ucraina, il Governo sul gas: ipotesi prezzo calmierato

L’Italia ha fatto i conti, come il resto del mondo, con l’emergenza sanitaria scatenata dal coronavirus. Nei mesi scorsi il Governo aveva deciso di introdurre prezzi calmierati per le mascherine. A distanza di tempo la stessa misura potrebbe essere estesa al prezzo del gas.

Mario Draghi ci starebbe pensando molto seriamente. Nel lungo periodo vorrebbe depennare la dipendenza da un solo produttore, mantenendo comunque la riduzione delle emissioni fissata al 2030. Gli Stati Uniti hanno vietato di importare petrolio e gas dalla Russia. Il problema per l’Italia è che, ad oggi, il gas russo è sostanzialmente il 40% di quello importato: il Governo sarebbe al lavoro per rimpiazzare, già entro questa primavera, 16 miliardi di metri cubi di gas, acquistandoli da altri fornitori (come l’Azerbaigian). Qui le 10 mosse attraverso cui l’Europa potrebbe liberarsi del gas russo.

A proposito di rincari, qui vi spieghiamo nel dettaglio perché benzina, luce e gas stanno aumentando da quando è scoppiata la guerra in Ucraina.