Con la guerra prezzi delle materie prime alle stelle: ecco cosa si compra

La guerra in Ucraina ha fatto schizzare alle stelle il prezzo delle materie prime: ecco quali sono quelle che costano di più

La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina continua a pesare sui mercati. Le Borse europee avviano in profondo rosso la prima seduta della settimana. L’ipotesi di nuove sanzioni, tra cui il divieto di importare il petrolio di Mosca, incide sull’aumento dei costi delle materie prime, che schizzano alle stelle. Ecco cosa si compra e cosa costa di più.

Guerra in Ucraina: cosa si compra e cosa costa di più

Non si ferma la corsa dei metalli, visto che il conflitto bellico in Ucraina si fa sempre più aspro. Ancora in tensione il palladio, che sale del 10% e si avvicina ai 3.300 dollari l’oncia. Sfiora il +4%, invece, l’alluminio a oltre i 4 mila dollari a tonnellata (a proposito di Ucraina: ecco perché la guerra può incidere sulle nostre tasche).

A segnare l’aumento più pronunciato è sempre il nichel (+25%), che con i futures sui contratti da 1.500 chili balza a quasi 38 mila dollari. Il rame invece cresce marginalmente dello 0,89% (10.700 dollari per il contratto da 25 mila libbre). Vola l’oro che sale a 2.000 dollari l’oncia L’indice d’area stoxx 600 cede il 2,7%.

In Borsa, sui listini pesano le banche (qui, nel dettaglio, gli effetti della guerra in Ucraina sui mutui in Italia) e le auto (-4%). In flessione anche le utility (-2,2%), col prezzo del gas che sale a 252 euro ad Amsterdam (+31%) e a Londra a 611 penny al Mmbtu (+32%). Brilla l’energia (+3,6%), con il prezzo del petrolio che sale alle stelle. Il Wti si attesta a 122 dollari al barile e il brent a 124 dollari.

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Materie prime, prezzi alle stelle: cosa costa di più

Aumenti notevoli anche per quanto riguarda altre prime. In rialzo il prezzo dell’alluminio, che sale del 3,6%. Nuovo record per il prezzo del grano, che tocca i 430 euro a tonnellata alla Borsa di Parigi, con un +9% rispetto a venerdì scorso.

Dal punto di vista delle valute, l’euro sul dollaro è in calo a 1,0830 a Londra. Il rublo ancora in declino sul dollaro mentre resta ancora chiusa la Borsa di Mosca. La valuta russa, che prima della guerra in Ucraina trattava a 75 sul dollaro, passa di mano a 140 sul biglietto verde, con un ulteriore calo del 17%.

Perché l’Italia importa così tante materie prime in campo agricolo

A proposito di grano e mais, perché il loro costo incide così tanto per l’Italia? L’Ungheria, per via della guerra, ha deciso di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole. In Italia, quindi, è a rischio un allevamento su quattro che dipende per l’alimentazione degli animali dal mais importato da Ungheria e Ucraina, che hanno bloccato le spedizioni.

Questi due Paesi sono i principati fornitori dell’Italia. Coldiretti ha quindi lanciato un allarme, denunciando “il comportamento irresponsabile di un Paese che fa parte dell’Unione Europea come l’Ungheria che ha bloccato anche l’export di grano e altri cereali come segale, orzo, avena e quello di semi di soia e di girasole fino al 22 maggio”.

Per Coldiretti, ci sono da salvare 8,5 milioni di maiali, 6,4 milioni di bovini e oltre 6 milioni di pecore. Ma perché l’Italia importa così tante materie prime agricole? La ragione è nei bassi compensi riconosciuti dalle industrie agli agricoltori, costretti a ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni.

In questo lasso di tempo è scomparso anche un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie, secondo Coldiretti, hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi invece di garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera.