Gas, salta il tetto dei prezzi: ecco quanto ci costeranno le bollette

Draghi incassa il "no" al price cap al Consiglio europeo, la cui discussione slitta a ottobre. Intanto i costi dell'energia continuano a salire e pesano sulle famiglie

La guerra del gas entra sempre più nel vivo, ma stavolta a scrivere il nuovo capitolo è l’Europa e non la Russia. La richiesta del premier Mario Draghi per convocare a luglio un vertice europeo straordinario, allo scopo di trovare una soluzione alla crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina, non ha trovato appoggio a Bruxelles.

L’orizzonte del tanto chiacchierato tetto europeo al prezzo del gas sembra così allontanarsi. In caso di altre azioni ostili da parte di Roma, però, potrebbe comunque essere convocato un vertice dei ministri europei dell’Energia, ma la decisione finale spetta al presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Cos’è il price cap e perché Draghi ha ricevuto un “no”

Oltre alla ricerca di nuovi fornitori e a maggiori investimenti nel settore delle rinnovabili, il Governo vuole intervenire anche per contenere direttamente i rincari di gas ed energia, frenare l’aumento generale dei prezzi e tutelare il potere d’acquisto dei cittadini. Come? Attraverso il cosiddetto “price cap”, il tetto al prezzo del gas naturale. Si tratta di stabilire un limite massimo al prezzo di acquisto del gas russo, in base al quale i destinatari europei non potrebbero più acquistare sborsando oltre una determinata somma. Fra le ipotesi più accreditate, spicca quella di un tetto fra gli 80 e 90 euro a megawattora.

Il “no” alla proposta italiana arriva principalmente dagli Stati del Nord, Olanda in primis, secondo la quale fissare un tetto al prezzo del gas sarebbe un passo indietro rispetto alla liberalizzazione del mercato dell’energia. Il “veto” non deve sorprendere, perché i Paesi Bassi sono produttori gas naturale e la loro capitale è la sede del principale mercato Ue dell’energia. Dopo un primo (e convinto) periodo di opposizione, ora la Germania sembra invece più aperta alla possibilità di un price cap europeo, vista la situazione di allarme inaugurata con il razionamento delle forniture di gas deciso da Putin (anche l’Italia rischia uno scenario del genere? Ne abbiamo parlato qui).

Il fronte mediterraneo del price cap

“Mi è stato fatto notare che non abbiamo ancora uno studio sul quale discutere. Ecco, ora nella risoluzione finale il Consiglio europeo invita la Commissione a produrre questo studio entro settembre, per poi discuterne nel vertice di ottobre“, ha sottolineato Draghi (e intanto scatta l’allarme “definitivo” sulle forniture russe: rischi e scenari).

Il rispetto di questa soglia non sarebbero tuttavia richiesto agli altri Paesi che ci forniscono gas come Stati Uniti, Algeria, Egitto, Qatar e Azerbaigian. Il motivo è semplice: trovando questo ostacolo, potrebbero decidere di vendere le loro forniture ad altre nazioni senza price cap, come gli Stati asiatici. La proposta di Draghi di proporre un tetto al prezzo del gas a livello europeo è stato respinto al momento dall’Ue, ma trova sponda in altri Paesi dell’area mediterranea come Francia, Grecia, Portogallo e Spagna.

Quanto ci costeranno le bollette

Al momento i Paesi europei pagano alla Russia 10 milioni di euro all’ora per petrolio, gas e carbone. A oggi Mosca fornisce all’Italia il 50% di gas in meno rispetto alle forniture pattuite, con il prezzo che è però salito specularmente del 50%. Tradotto: Gazprom ci guadagna comunque, mentre noi abbiamo meno gas e lo paghiamo di più (qui abbiamo parlato della nuova ondata di rincari in arrivo, e a quali prodotti fare attenzione in particolare).

Secondo una ricerca di Atroconsumo, i consumi non calano nonostante la crisi e nel 2022 le famiglie italiane spenderanno in media 2.300 euro per il riscaldamento di casa. Per luce e gas si parla di bollette raddoppiate rispetto all’anno scorso.