Gas, carbone, rinnovabili: il piano di Cingolani (e lo scivolone sui rubli)

Il piano del governo Draghi per smarcarsi dalla dipendenza dal gas russo: cosa farà l'Esecutivo e cosa ci aspetta

Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo Decreto aiuti e energia (qui tutte le misure approvate per famiglie e imprese), il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha detto chiaramente che l’Italia farà di tutto per smarcarsi dalla dipendenza dalla Russia. “Nel decreto c’è una norma sui rigassificatori che è veramente cruciale” dice, “perché l’obiettivo primario è quello di riuscire a trovare sorgenti di gas che ci consentano in tempi relativamente rapidi, eventualmente, di rimpiazzare i 29 miliardi di metri cubi che sono importati dalla Russia“.

Il piano dell’Italia sul gas per diventare indipendenti dalla Russia

Tutto ruota attorno alla nostra dipendenza energetica da Mosca. Al di là del contenimento dei prezzi delle materie prime, questo è il problema che il governo si trova ad affrontare. Per questo nel nuovo decreto Draghi l’Esecutivo concretizza anche una serie di accordi che ci porteranno ad avere nei prossimi anni – da quest’anno con circa 2 miliardi di metri cubi fino al 2024-25 con 12 miliardi di metri cubi – nuovo gas che fluirà nei nostri gasdotti. La restante parte sono 1,5 miliardi da questo semestre fino a quasi 13 miliardi al 2025 di Gnl, spiega Cingolani.

Quindi “dovremo aumentare la nostra capacità di rigassificazione e per fare questo dovremo essere in grado all’inizio del prossimo anno di installare il primo rigassificatore che sarà galleggiante, non strutture permanenti”. Nello specifico, continua il ministro, ce ne saranno due: uno a inizio 2023, l’altro possibilmente a fine 2023.

Ma per fare questo servono tempi brevi, serve un commissario e una procedura rapida. “Da questo dipende il nostro cammino verso l’indipendenza. Questa è una norma molto importante perché ci consentirà nella metà del 2024 di essere virtualmente indipendenti dall’import di gas russo“.

Più rinnovabili

Fissa una data, dunque, Cingolani. E a supportare le misure di diversificazione delle fonti di gas ci sarà un piano di risparmio che comprende una “grande accelerazione” sulle rinnovabili e che ci porterà a risparmiare da mezzo miliardo di metri cubi in questo semestre a quasi 7 miliardi nel 2025.

Il pacchetto comprende il completamento delle operazioni di semplificazione che si aggiunge a quanto fatto negli ultimi mesi. “Abbiamo lavorato molto sul rendere più semplici e compatibili le procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione dell’impatto paesaggistico per accelerare i tempi per le autorizzazioni”.

Ci sono diverse semplificazioni dal punto di vista dei procedimenti autorizzativi, alcune nuove interessanti iniziative come rendere molto semplice l’istallazione di nuovi impianti rinnovabili in aree come quelle militari e sono stati semplificati gli allacci. “Queste semplificazioni cominciano a dare effetti visibili, nei primi quattro mesi del 2022 sono stati autorizzati 2,5 GW di nuovi impianti sui 9 pervenuti” precisa.

In arrivo poi altre misure, come il risparmio di un grado di temperatura sul riscaldamento, lo sviluppo di biogas e biocarburanti e così via, “che ci porteranno con questo pacchetto a risparmiare gas”.

Il ruolo delle centrali a carbone in Italia

Nel decreto trova anche spazio una norma per il periodo transitorio sul carbone: “Per cercare di risparmiare un po’ di miliardi” di metri cubi di gas abbiamo deciso in un precedente decreto di continuare a utilizzare le 4 centrali a carbone in funzione che andavano progressivamente verso l’eliminazione graduale, spiega Cingolani (qui dove sono le centrali a carbone in Italia).

“Le utilizzeremo ancora, ragionevolmente, per 18 mesi, massimo 2 anni, senza aprire centrali già spente. Le manterremo in funzione al 100% con una deroga non alle emissioni europee, ma solo a quelle nazionali“.

Lo scivolone sul pagamento in rubli

Poi il gelo con il premier Draghi. In una intervista rilasciata a Politico, il blocco Ue contro il pagamento del gas russo in rubli ha rischiato di frantumarsi. Il ministro avrebbe aperto alla richiesta di Putin di pagare le forniture energetiche in rubli, ma subito dopo le sue affermazioni sarebbe arrivata una smentita clamorosa da parte del Ministero. Tutto questo mentre a Bruxelles era in corso proprio una riunione straordinaria dei ministri Ue dell’Energia.

Quanto sono aumentati i costi dell’energia: tutte le cifre

Messe a tacere le polemiche, ieri alla Camera nell’informativa sull’aumento dei costi dell’energia Cingolani ha parlato del “vertiginoso aumento dei costi dell’energia“, determinato dalla “tensione sui mercati”, dopo la forte diminuzione avvenuta nel corso del 2020.

Per quanto riguarda il mercato del gas naturale, il prezzo al PSV (Punto di Scambio Virtuale del gas naturale in Italia) è passato dai circa 20 euro al MWh di gennaio 2021 ai circa 100 euro al MWh del mese di aprile, con un aumento di quasi 5 volte, e con punte giornaliere che hanno superato i valori record di 200 euro.

Cingolani ha rilevato anche che per i prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso, “il PUN (Prezzo Unico Nazionale) ha registrato valori record: negli ultimi mesi si sono raggiunti i valori più elevati da quando la Borsa italiana è stata costituita, e negli ultimi giorni i valori si sono attestati tra i 200 e i 250 euro a MWh.

“Per l’Italia o per qualunque altro grande Paese europeo interconnesso il price cap nazionale sarebbe estremamente difficile da sostenere” e “il mercato semplicemente lo salterebbe a piè pari perché non è conveniente vendere lì il gas” spiega. “Non sarebbe una politica particolarmente intelligente”, mentre ben diverso sarebbe se questo diventasse una politica europea e “tutto il continente si mette d’accordo, ed essendo il principale customer planetario può un po’ fare il prezzo e mettere una regola che sia sostenibile”.

Con il gas che è intorno ai 100-110 euro a MWh, un price cap europeo di 80 euro a MWh, più basso ma non tale da perturbare troppo il mercato, rappresenterebbe immediatamente un 25% di riduzione della bolletta gas e una percentuale ancora più alta di riduzione della bolletta elettrica, prosegue il ministro.

Sul gas liquido, che è più costoso, gli effetti potrebbero essere mitigati da contratti per differenza, “anche questa è una cosa in fase di studio”. Il ministro sottolinea infine che “non ci sarebbero effetti sugli altri investimenti”, come le rinnovabili, o sulla sicurezza o il phase out dei combustibili fossili. “Al momento c’è un gruppo di lavoro a Bruxelles che sta lavorando, il lavoro è in progress non c’è nulla di definito”.

Cosa succederebbe con lo stop al gas russo

Se interrompessimo ora il gas russo, avremmo un “serio problema” con lo stoccaggio. Per raggiungere il 90% di stoccaggio per l’inverno 2022-23 sarebbero necessari circa 6 mesi, arriveremmo con gli stoccaggi pieni e potremmo affrontare il prossimo inverno e quelli successivi con una certa tranquillità, conclude.

Una interruzione immediata dell’export russo renderebbe critico il superamento dell’inverno 2022-23 in assenza di rilevanti misure di contenimento della domanda che ovviamente sono previste”.