Europa in fiamme, allarme per caldo record e incendi: i costi dell’emergenza

Estate bollente e 2022 letale dalla Spagna all'Italia: bruciati migliaia di ettari, con enormi costi per ambiente ed economia

Le temperature record, con picchi che devono ancora essere raggiunti nelle prossime settimane, non rappresentano l’unica piaga che attanaglia i Paesi europei. L’estate bollente del 2022 segna anche un record assoluto di incendi, che stanno devastando l’ambiente e l’economia in particolare di Spagna, Portogallo, Francia e Italia. Una situazione resa ancora più allarmante dalla perdurante e terribile siccità (di cui abbiamo parlato qui).

Caldo record in tutta Europa: quanto segna il termometro

Giunta direttamente dall’Africa, l’ondata di caldo record si è infranta con violenza sull’Europa, facendo registrare temperature record di 42 gradi in diversi Stati. La morsa dell’afa non ha risparmiato neanche il Nord del Vecchio Continente, compresa l’Inghilterra, mentre in Italia il termometro è destinato a salire ancora: la prossima settimana molte città registreranno infatti temperature oltre i 40 gradi. Anche la Croazia e i Balcani vivono giorni infuocati.

Dal punto di vista climatologico, l’estate 2022 si configura come la seconda più calda mai registrata in Europa. Secondo la Coldiretti, a giugno si è registrato un aumento di 1,6 gradi rispetto alla media, soprattutto a causa delle temperature segnalate in Spagna, Francia e Italia (qui abbiamo parlato del Bonus “anti caldo” da usare quest’estate: attenzione alle scadenze).

I grandi incendi devastano l’Ue: cosa sta succedendo

Il grande caldo si accompagna alla tragedia degli incendi, mai così letali in Europa. Da gennaio nel territorio dell’Unione europea sono andati in fiamme oltre 346mila ettari di aree boschive. Parliamo di una superficie più grande dell’intera Valle d’Aosta, il triplo rispetto alla media degli ultimi 16 anni, che nello stesso arco di tempo è pari a 110.350 ettari. Stando ai dati forniti dall’European Forest Information System, la piattaforma sviluppata dalla Commissione europea per monitorare la salute del patrimonio forestale europeo, il totale di grandi incendi dall’inizio dell’anno è di 1.756, quasi il quadruplo rispetto ai 470 in media dal 2006 al 2021. Un numero che sta galoppando velocemente verso quota 1.800.

Tra gli Stati membri quello più martoriato dai roghi è la Romania, con 149mila ettari andati in fumo da inizio 2022 a causa di 735 grandi incendi. La situazione appare drammatica anche per altri Paesi dell’Est europeo: la Croazia, grande meta turistica durante la bella stagione, ha perso 28mila ettari in 134 incendi, mentre la Bulgaria conta 7.735 ettari bruciati in 50 incendi. L’Ungheria invece rimpiange 5.877 ettari, cancellati da 44 grandi incendi.

E l’Italia? Dal primo gennaio a oggi le fiamme hanno divorato 22.930 ettari, una cifra più alta della media 2006-2021, periodo durante il quale sono andati in fumo quasi 15mila ettari di foreste. Il 2022 conta finora 205 incendi, un dato a dir poco allarmante se lo si confronta con la media di 99 all’anno registrata negli ultimi 16. L’aumento è spaventoso: +153% rispetto alla media storica. In Spagna sono diventati cenere oltre 93mila ettari con 277 roghi registrati, mentre in Portogallo quasi 28mila ettari in 126 incendi. Anche la Francia brucia, con 26mila ettari andati in fumo in ben 221 incendi.

L’Europa brucia ettari e risorse: i costi dell’emergenza

Caldo, siccità e incendi hanno arrecato danni incalcolabili ad ambiente, produzioni agricole e biodiversità. Nelle aree coltivate e nei boschi del nostro Paese, le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni, rendendoli più vulnerabili alle fiamme. Secondo l’analisi Coldiretti basata su dati Effis, ogni rogo costa agli italiani oltre 10mila euro a ettaro. Il calcolo considera sia le spese immediate per lo spegnimento e la bonifica sia i costi a lungo termine per la ricostituzione in un periodo che raggiunge i 15 anni.

Senza contare le ingenti risorse che l’Unione europea è stata costretta a mettere in campo per fronteggiare l’emergenza. La Commissione ha infatti impiegato una flotta di aerei antincendio, per i quali vengono utilizzate le risorse comuni stanziate dal rescEu, il programma europeo di risposta alle catastrofi naturali.

L’associazione ha poi sottolineato come i roghi, devastando boschi e foreste, aumentino il deficit commerciale nel settore del legno, dove l’industria italiana è la prima in Europa, ma importa dall’estero più dell’80% del legname necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento, per un importo di 3,4 miliardi nel 2020 e un incremento del 33% nei primi cinque mesi del 2021.