Energia, difesa, bilancio: ecco cosa farà l’Ue per sopravvivere alla guerra

A margine del summit del Consiglio europeo a Versailles, l'Unione europea appare più compatta: ecco come pensa di uscire dalla crisi

Unione europea più compatta che mai. Questa l’immagine che il blocco dei 27 offre al mondo, dopo l’incontro del Consiglio europeo a Versailles sulla guerra russa in Ucraina e il coinvolgimento dell’Europa. A margine del summit Mario Draghi si dice molto soddisfatto. “Questo Consiglio europeo informale è stato veramente un successo, raramente ho visto l’Unione Europea così compatta. C’era uno spirito di solidarietà su tutti gli argomenti: energia, difesa, situazione macroeconomica”.

Per quanto Bruxelles stia concentrando i suoi sforzi sulle sanzioni alla Russia, sugli aiuti all’Ucraina e sulla ridefinizione delle sue politiche energetiche e di difesa, “è già in guerra“. Lo ha detto chiaramente l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell, che punta il dito contro Putin, che secondo lui “ha già perso”.

“La Russia fa la guerra come l’ha fatta in Siria e in Cecenia, bombardando e distruggendo un Paese”. L’Europa deve lavorare in due direzioni: come mettere pressione su Putin in modo da porre fine a questa “guerra folle” e come aumentare la resilienza dell’Ue, sul piano della dipendenza energetica, delle capacità militari e dell’economia, dice (qui abbiamo spiegato perché l’Occidente non fa la guerra a Putin in senso stretto).

Energia

In questo momento, al centro delle preoccupazioni europee, oltre al rischio – remoto ma possibile – di un attacco nucleare (qui gli effetti che ci sarebbero per l’Italia), c’è in primis il tema energetico. La risposta alla situazione energetica è fondata su 4 pilastri, ha spiegato il premier Draghi a margine del summit:

  • diversificazione energetica
  • tetto ai prezzi del gas
  • indipendenza del mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas
  • tassazione degli extra profitti delle società elettriche.

Diversificazione energetica

Primo pilastro è la diversificazione energetica, in due sensi: innanzitutto quello nei confronti di altri fornitori di gas rispetto al gas russo, aspetto su cui, garantisce il premier, “noi abbiamo già cominciato a lavorare, stiamo facendo un buon progresso”.

L’altra direzione della diversificazione è quella della sostituzione di fonti fossili con rinnovabili. Come già detto anche in Parlamento, “questa è l’unica strada su cui contare nel lungo periodo, ma occorre fare molto di più ora in questa situazione per aumentare visibilmente gli investimenti in quest’area”.

Le cose si stanno muovendo: il Consiglio dei Ministri ha provato le delibere riguardanti 6 parchi eolici, ma il problema più grande è che il procedimento autorizzativo è ancora molto lento, sia a livello comunitario sia a livello nazionale. Su questo punto la Commissione ha promesso che aiuterà gli Stati membri in ogni modo possibile

Tetto ai prezzi del gas

Secondo pilastro, serve un tetto ai prezzi del gas. Un tema che Draghi definisce “molto complesso”, ma in grado di generare “qualche effetto importante”. Non a caso, da quando si è cominciato a discutere di questo aspetto il prezzo dei gas è caduto fortemente da oltre 200 euro a circa 116 euro oggi.

Draghi precisa che “su questo ci sono pareri vari, molti hanno sostenuto l’opportunità di questa misura”. La Commissione, forse già al prossimo Consiglio Europeo, presenterà più in generale un rapporto su come diminuire il contagio dal gas al resto dell’elettricità

Indipendenza del mercato elettrico prodotto da fonti rinnovabili dal gas

Terzo pilastro, raggiungere l’indipendenza del mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas. Oggi c’è un solo prezzo, quindi anche l’energia elettrica prodotta a bassissimo costo, come è quella prodotta dall’energia da molte fonti rinnovabili, arriva al consumatore a un prezzo uguale a quella prodotta con il gas.

Questa è la causa principale della lievitazione delle bollette, dice Draghi. Una situazione che va cambiata.

Tassazione degli extra profitti delle società elettriche

Quarto e ultimo pilastro, tassazione degli extra profitti delle società elettriche. La Commissione europea ha riconosciuto questo aspetto nella sua comunicazione di qualche giorno fa e stima che, attraverso una tassazione dei sovra profitti delle società elettriche, possa arrivare un gettito di circa 200 miliardi.

“Io lo dico da tanto tempo ma ora arriva anche il parere positivo della Commissione europea e, da quel che ho sentito, molti Paesi membri pensano di perseguire questa strada” precisa Draghi.

A proposito di queste insufficienze energetiche, la discussione si è allargata anche all’eventuale insufficienze di altre materie prime, tra cui l’agroalimentare. In merito una delle risposte che viene naturalmente data è che se questo dovesse perdurare o aggravarsi occorrerà importare da altri Paesi, Stati Uniti, Canada, Argentina.

Tutto questo cosa genera, si chiede il capo del governo? Genera la necessità di una “riconsiderazione di tutto l’apparato regolatorio che è giustificata da questa situazione di emergenza“, accompagnata dalla convinzione, chiara, della Commissione che occorra rivisitare temporaneamente le regole che ci hanno accompagnato in questi anni. Questo argomento lo ritroviamo sul Patto di stabilità, lo ritroviamo sulle leggi sugli aiuti di Stato, lo ritroviamo sugli standard dei prodotti agricoli eventualmente da importare, lo ritroviamo sul mercato dell’elettricità, spiega.

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Difesa

Oltre all’energia, a Versailles l’Europa a 27 ha parlato anche di difesa. Una discussione più rapida rispetto al tema energetico, ma altrettanto fondamentale.

Come ha sottolineato l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ci sono soprattutto due dati interessanti sui cui riflettere: il primo è che l’Unione Europea spende per la difesa tre volte tanto la Russia; il secondo è che l’Ue ha 146 sistemi di difesa, mentre gli Stati Uniti ne hanno solo 34.

Ora serve quindi raggiungere un maggiore coordinamento, avverte Draghi. “La partecipazione alle gare, la produzione, i progetti comuni, il rilascio delle licenze, il coordinamento delle truppe sul campo: sono tutti ambiti su cui si è deciso di proseguire insieme”.

Macroeconomia

Infine, i membri dell’Ue hanno discusso della situazione macroeconomica. Come sta l’Europa in questo momento? Non benissimo, ma neanche male. Ci troviamo di fronte a una grande incertezza: l’Europa continua a crescere, ma questa incertezza “suggerisce preoccupazioni per il futuro e quindi detta quella che è l’agenda di politica economica per i prossimi mesi” (qui cosa sappiamo riguardo al rischio di stagflazione).

Per questo, prosegue il premier, dobbiamo tenere a mente i bisogni finanziari, grandi, dell’Unione Europea per rispettare gli obiettivi di clima, di difesa e una politica dell’energia.

Secondo i calcoli della Commissione e assumendo che la mancanza che si vuole riempire per ciò che riguarda il bilancio della difesa sia 0,6% del PIL Ue, che è quello che ci separa dal livello deciso nella Nato, il fabbisogno finanziario è da 1,5 a 2 e più trilioni di euro nei prossimi 5-6 anni. Questo per rispettare gli obiettivi climatici dell’Agenda 2030 e gli accordi sottoscritti nella Nato.

Ma i bilanci nazionali chiaramente non hanno questo spazio, per questo bisogna trovare un compromesso su come generare queste risorse. “Occorre – conclude Draghi – una risposta di natura di politica di bilancio. È chiaro che se l’economia dovesse indebolirsi perché ci sono queste mancanze di materie prime, perché ci sono queste sanzioni, perché c’è una diminuzione dell’export in generale, perché questa incertezza può proiettarsi sul mercato mondiale, sul commercio mondiale, perché i mercati finanziari sono abbastanza agitati, in quel caso occorrerà una convincente risposta delle politiche di bilancio. Che, ripeto ancora, non può tanto venire dai bilanci nazionali. Noi abbiamo speso 16 miliardi già ora per mitigare l’effetto dei rincari, quindi bisogna che sia una risposta Europea“.