Emergenza siccità, nuova ondata di caldo: le città a rischio

L’emergenza idrica che sta mettendo in ginocchio il Nord Italia rischia di estendersi in tutto il Paese: sono molte le aree che rischiano di rimanere senz’acqua

Il caldo torrido che sta caratterizzando questa anomala estate italiana sembra non voler allentare la presa: per la seconda metà di luglio sono previste temperature roventi su quasi tutto il territorio nazionale. L’aspetto che preoccupa di più le autorità del nostro Paese riguarda la scarsità di precipitazioni che da oltre due mesi sta costringendo cittadini, agricoltori e imprese a fare i conti con l’emergenza siccità più grande della nostra storia, la più violenta da 70 anni a questa parte.

Una crisi idrica che inevitabilmente è destinata ad aggravarsi e che potrebbe estendersi anche alle regioni che fino ad oggi sono rimaste parzialmente ai margini di questo devastante fenomeno. Se in questi mesi abbiamo assistito ad uno stillicidio di ordinanze e provvedimenti da parte di molti sindaci del Nord Italia (i razionamenti alle forniture d’acqua sono tutt’ora attivi a Verona come a Parma, a Novara come a Reggio Emilia), il punto di svolta è arrivato con la proclamazione dello stato d’emergenza da parte di 5 presidenti di Regione, sommersi dalle grida di allarme dei comparti produttivi più in difficoltà.

Emergenza siccità e crisi idrica, le regioni in forte sofferenza

A chiedere nuove misure straordinarie per affrontare l’emergenza siccità sono state il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia-Giulia e l’Emilia Romagna, che tramite i propri governatori hanno chiesto al premier Mario Draghi, al ministro dell’Economia Daniele Franco e a Fabrizio Curcio (capo della Protezione Civile) di intervenire in maniera immediata e tempestiva con una serie di provvedimenti che scongiurino un ulteriore peggioramento della situazione.

La richiesta è quella che vengano stanziati nuovi fondi straordinari per fronteggiare la crisi idrica. Risorse che verrebbero destinate prevalentemente alle imprese del territorio che per prime lavorano utilizzando grandi quantità di acqua: in primis l’agricoltura e l’allevamento, il cui comparto è stato costretto a sforzi immani per fronteggiare la condizione sempre più precaria di fiumi e torrenti. Interi ettari di suolo sono ad oggi inutilizzabili per la coltivazione delle materie prime, azzoppando la messa sul mercato di centinaia di prodotti che rischiano di diventare irreperibili nel giro di alcune settimane.

Nuova ondata di caldo in arrivo: quali sono le città che rischiano di rimanere senz’acqua

Ma anche le stesse città vivono nel terrore che i rubinetti possano chiudersi ulteriormente già a partire da questo mese. Un concetto ribadito anche dallo staff di Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), che tramite il proprio dirigente Andrea Guerrini ha illustrato quali siano le aree più a rischio in vista della nuova ondata di caldo: “Ci sono intere regioni su cui le previsioni non sono rassicuranti. Mi riferisco in particolare alla Calabria e al Molise, ma anche ad alcune zone della Sicilia, della Campania e del Lazio, che ad oggi non dispongono di un’azienda preposta alla gestione delle reti idriche“.

Un aspetto preoccupante, perchè da quei territori “non abbiamo notizie in merito alla qualità dell’acqua potabile, alle perdite degli acquedotti, agli interventi che si intendono realizzare”. In questo modo, anche i grandi capoluoghi di queste regioni rischiano di ritrovarsi a secco di acqua potabile se il trend meteorologico non dovesse invertirsi, portando nuove piogge e precipitazioni.