Draghi, scontro sul gas: il premier alza la voce in Europa

Il premier ha dovuto “battagliare” con l’omologo Mark Rutte per l’introduzione del Price cap, il tetto al prezzo del gas che risolleverebbe l’economia italiana

Appena conclusa la tre giorni del Consiglio europeo – che nel nostro Paese ha iniziato a produrre fermento fin da martedì, quando il premier si è presentato al Senato per le comunicazioni a lungo richieste dal Movimento 5 StelleMario Draghi si è presentato in conferenza stampa assumendo toni meno concilianti del solito, per uno che ha fatto della compostezza e del peso delle parole la sua cifra personale, professionale e politica.

A partire da quel “Whatever it takes” pronunciato quando ancora sedeva sulla poltrona più alta della Banca centrale europea, l’economista ha insegnato all’opinione pubblica come si possano dire cose anche molto dure, esprimendo concetti spesso scomodi per una parte degli ascoltatori, senza mai però alzare il volume della voce né lasciarsi coinvolgere dalla gesticolazione esasperata o da una mimica facciale che trasparisse irritazione.

Mario Draghi al Consiglio europeo: lo scontro sul prezzo del gas

Il meeting dei capi di Stato e di governi dei paesi membri è viaggiato su un binario che – almeno a livello generale – non presentava grandi problemi: si è continuato a discutere degli aiuti da elargire a Volodymyr Zelensky e al popolo ucraino per proseguire la resistenza contro l’invasione della Russia, giunta ormai a 4 mesi di durata. Vladimir Putin sembra determinato a continuare il conflitto almeno fino a quando non avrà ottenuto importanti concessioni da parte degli Stati Uniti e di tutto l’Occidente: l’Unione europea e la sua presidente Ursula von der Leyen sembrano determinate a rispondere con un ulteriore inasprimento delle sanzioni, anche se non si è arrivato a nulla di ufficiale da inserire nel documento finale.

I temi scottanti sul tavolo di Bruxelles erano l’avvicinamento di Albania e Macedonia del Nord all’ingresso nella comunità europea – un viatico che si è deciso di far intraprendere anche per la stessa Ucraina e la Moldavia – e soprattutto la necessità di stabilire un tetto al prezzo del gas per contrastare l’inflazione senza precedenti che l’Europa intera (e l’Italia in particolare) sta subendo. Ed è su questo tema che Mario Draghi ha dovuto contenere uno stato d’animo non proprio tranquillo.

L’ostilità dell’Olanda sull’introduzione del Price cap

Nei tre giorni in terra nordica il premier si è battuto strenuamente, pur senza ottenere alcun risultato, sull’aggiunta di un nuovo Consiglio europeo ad hoc da tenersi a luglio proprio per parlare del “Price cap“. I vertici europei (a partire dalla stessa Ursula von der Leyen, a cui ha fatto eco Charles Michelle) hanno però specificato che una proposta strutturata in merito non potrà essere partorita prima di settembre. Scadenza che Draghi considera tardiva viste le gravi difficoltà del popolo italiano nell’affrontare il folle rincaro del prezzo del gas.

Il presidente del Consiglio ha parlato anche della posizione assunta dall’Olanda su questo tema, con l’omologo Mark Rutte che durante il meeting si era lasciato sfuggire la frase “non siamo contrari per principio, ma potrebbe non funzionare“. Draghi non ha nascosto la propria irritazione per un affermazione diplomatica che però svela l’ostilità dei cosiddetti “paesi frugali” verso la proposta italiana: il premier – dopo aver sciolto le resistenze di Francia e Germania durante l’ultimo viaggio congiunto a Kiev – pare determinato a non cedere neppure un millimetro su un provvedimento che ridarebbe un po’ di ossigeno all’economia italiana.