Crisi gas, le misure in Europa per ridurre i consumi

Dalla Germania alla Francia, passando per la Spagna e il Portogallo, l'Europa mette in atto dei piani per far fronte al freddo dell'inverno

Con la fine dell’estate si avvicina sempre più lo spauracchio di un inverno freddo in Europa, con la crisi del gas che non fa sconti a nessun Paese del Vecchio Continente. Lo scoppio della guerra in Ucraina, giunta ormai oltre il sesto mese di conflitto, ha portato i prezzi del gas oltre ogni record mai registrato, con intere filiere produttive energivore a rischio stop nei prossimi mesi e con milioni di persone pronte a convivere con lo spettro dei prossimi mesi da far battere i denti.

Gli Stati dell’Ue, e non solo, guardano con interesse all’evoluzione della guerra con la consapevolezza che se non dovesse cambiare nulla si dovrà far fronte a delle rinunce per garantire un inverno accettabile col gas rimasto. Ecco allora che dopo l’accordo raggiunto a Bruxelles a inizio agosto, che prevede la riduzione volontaria del 15% dei consumi per ridurre la dipendenza dal gas russo, ora è arrivato il tempo dei singoli piani nazionali di risparmio energetico (qui vi abbiamo parlato della situazione gas nell’Ue).

Crisi gas, i piani europei per ridurre i consumi

Il rischio per il 2022 è quello di dover vivere entrambe le facce nere di una medaglia che si propone ogni anno. Dopo un’estate di caldo torrido, infatti, l’Europa si sta preparando a vivere un possibile inverno al freddo, per mitigare gli effetti del conto energetico schizzato alle stelle. Davanti a un costo record di 239 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam del prezzo del gas che l’anno scorso invece costava 25, i Paesi europei sono pronti a correre ai ripari (qui vi abbiamo parlato delle alternative per scaldarsi spendendo meno).

Tra i primi a muoversi con dei pacchetti che partiranno già da subito ci sono i tedeschi, che nelle prossime settimane attueranno le prime misure per ridurre i consumi elettrici. Per esempio, dal 1° settembre la temperatura massima per il riscaldamento negli edifici pubblici sarà di 19 gradi, mentre in corridoi, foyer ed aree di transito resteranno spenti. Il calore verrà limitato fino a 12 gradi dove i dipendenti svolgono un lavoro fisico intenso. Un altro modo di ridurre i consumi, in Germania, è quello del divieto dell’illuminazione notturna degli edifici, con le insegne luminose che dovranno essere spente dalle 22 alle 6.

Stop alle insegne luminose e alle pubblicità anche in Francia. Il governo transalpino, infatti sarebbe pronto a varare un pacchetto di misure che conterrebbe il divieto della pubblicità luminosa tra l’1 di notte e le 6 del mattino, ma anche porte chiuse nelle attività commerciali riscaldate o climatizzate per evitare la dispersione.

In Spagna, Paese meno dipendente di altri dalle importazioni di gas russo, da inizio agosto sono in vigore alcune misure di contenimento dei consumi energetici come le luci delle vetrine spente dalle 22 e le porte dei negozi tenute chiuse per non disperdere l’aria condizionata che non deve scendere sotto i 27 gradi.

In Portogallo è invece in corso un dibattito sulle misure da mettere in campo con la Cpp, la sigla che riunisce i commercianti, che ha aperto all’ipotesi di una riduzione dell’orario di apertura dei negozi, tra la domenica ed il giovedì, ad eccezione di cinema e ristoranti.

Cosa è stato deciso in Italia

Ci sarebbero ancora tanti altri Paesi in giro per l’Europa pronti a muoversi con misure ad hoc per contrastare il timore dell’inverno freddo, ma ci siamo limitati a elencare quelli più vicini all’Italia che al momento, a causa della campagna elettorale, sembra restare indietro. La crisi del gas, infatti, è iniziata proprio nel bel mezzo della campagna che porterà al voto del 25 settembre prossimo, e soltanto un mese fa il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, aveva presentato le linee guida di un piano che però dovrà essere confermato anche dall’esecutivo che verrà (a proposito di voto, è già tensione nel centrodestra tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini).

Il piano pensato dal ministro Cingolani prevede la riduzione di 1 grado della temperatura nelle abitazioni private, negli uffici pubblici e taglio di 1 ora nella durata di esercizio degli impianti. Ovvero massimo 19 gradi in inverno e non meno di 27 in estate. Il problema, però, sembra lontano dall’essere risolto. I leader politici, nonostante gli impegni della campagna elettorale, hanno chiesto a gran voce un tavolo per concertare dei provvedimenti d’urgenza assieme al governo uscente che però, secondo quanto trapela, non ha al momento in cantiere alcuna misura.

Matteo Salvini, in una conferenza stampa a Corigliano Rossano, ha avanzato la sua proposta: “Chiedo di convocare un Cdm la prossima settimana e riunire il Parlamento ai primi di settembre. Propongo ai leader delle forze politiche un armistizio. La politica si fermi, si riunisca e firmi un impegno” (lo stesso Salvini ha anche lanciato il cosiddetto “modello Macron”, ve ne abbiamo parlato qui). “Chiamatelo armistizio o time out. È la stessa cosa. Vediamoci domani e proviamo a trovare un accordo per evitare il disastro” gli ha risposto Carlo Calenda, leader di Azione, che per primo nelle scorse settimane aveva chiesto una pausa della campagna elettorale per far fronte a una crisi che potrebbe mettere nei guai il nuovo premier ancor prima di insediarsi a Palazzo Chigi.

Il leader dem Enrico Letta spera però ancora nel buon animo di Draghi: “Noi ci fidiamo del governo Draghi, e siamo sicuri che il governo Draghi sia in grado di realizzare un intervento tempestivo e molto efficace. È importante che tutti i partiti, impegnati in campagna elettorale, diano sostegno al governo Draghi, pieno sostegno al governo Draghi, per fare un intervento che sia il più tempestivo e il più efficace”.

L’ex premier Giuseppe Conte, oggi alla guida del Movimento 5 Stelle, ha invece altre idee: “È evidente che la campagna elettorale non si può fermare, ma siamo disponibili a trovare soluzioni. Il Parlamento è la sede dove si elabora la proposta, in dialogo con il governo che ovviamente è ancora in carica. Sono sei mesi che abbiamo presentato proposte concrete su bollette e carovita. Da Draghi abbiamo ricevuto solo dei no e dei rinvii: ora il conto lo pagano imprese e cittadini”.

Intanto le alternative al gas non mancano, ma anche per il pallet sono previsti presto degli aumenti, come vi abbiamo già raccontato.