Crisi del grano, cosa rischia davvero l’Italia

Il punto di Coldiretti sul rischio di una crisi alimentare mondiale a causa degli effetti della guerra sulle esportazioni di grano e mais

Se il premier Mario Draghi ha sottoscritto un accordo sul gas con l’Algeria, dalla quale dovrebbe arrivare, almeno in parte, la soluzione alla dipendenza delle forniture energetiche russe, un altro settore è fortemente colpito dalla guerra in corso, per il quale trovare un sostituto sarà altrettanto complicato. Secondo i dati forniti da Coldiretti, l’Italia importa dall’Ucraina il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione, pari a 122 milioni di chili, ma soprattutto il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili.

Crisi del grano, cosa rischia davvero l’Italia: il punto sul settore agricolo

Dall’inizio del conflitto i prezzi del grano hanno continuato a crescere aumentando i timori di una crisi alimentare globale, soprattutto tra i Paesi in via di sviluppo.

A preoccupare l’associazione degli imprenditori agricoli italiani sono soprattutto le speculazioni nei mercati finanziari sulle materie prime legate alla guerra, che nei Paesi ricchi provoca inflazione, mentre nei Paesi meno sviluppati è causa di gravi carestie e povertà: secondo il report del Center for Global Development Usa le quotazioni dei beni agricoli potrebbero spingere più di 40 milioni di persone in tutto il mondo in una “povertà estrema” (qui avevamo parlato del rischio di aumento dei prezzi di pane e pasta all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina).

Come sottolineato dall’analisi di Coldiretti, Ucraina e Russia costituiscono insieme circa il 29% delle esportazioni mondiali di grano tenero per la panificazione, il 19% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti e circa l’80% dell’olio di girasole impiegato per la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture (qui avevamo parlato dell’alternativa all’olio di semi di girasole).

Sarebbero almeno 50 i Paesi dipendono dalla Russia e dall’Ucraina per il 30-50% della propria disponibilità di grano.

Di fronte allo stop delle importazioni da Ucraina e Russia, l’Italia si fa trovare scoperta su buona parte del proprio comparto alimentare: il nostro Paese produce appena il 36% del grano tenero che gli serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di produzione interna.

Nel 2020, le esportazione di grano ucraino nei Paesi dell’Unione europea sono state pari a 5,4 miliardi di euro, con l’Italia decima nella classifica degli importatori per circa il 4% del proprio fabbisogno.

Crisi del grano, cosa rischia davvero l’Italia: la situazione mondiale

Per sopperire alle carenze sulla produzione nei campi, Kiev ha lanciato un programma di sostegno all’agricoltura per assicurare almeno il 70% dei quasi tre quarti della produzione di grano per l’anno in corso.

I Paesi maggiormente penalizzati dal blocco delle importazioni causate dalla guerra sono soprattutto quelli delle ex repubbliche sovietiche e del nord Africa, dell’Asia e del vicino oriente, che dipendono da quote di grano est europeo in percentuali a doppia cifra.

Tra i più colpiti è l’Egitto, dove fino a un mese fa per garantire il consumo mensile di pane per una famiglia di quattro persone bastavano 1.500 sterline egiziane (90 euro), che ora sono sufficienti per appena due settimane.

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ordinato un tetto ai prezzi del pane, dopo che il costo dell’alimento base egiziano è aumentato anche del 50%. Una mossa finalizzata ad attenuare l’impatto della guerra su Paese in cui, secondo Michael Tanchum del Middle East Institute, “mantenere il prezzo del cibo di base a prezzi accessibili è stato il fondamento della stabilità del regime” per 60 anni.

Secondo la Fao però la crisi tra Russia e Ucraina ha solo accelerato un processo di crisi del prezzo di grano, farina e semi già cominciato dallo scoppio della pandemia da Covid-19.

“Stavamo già avendo problemi con i prezzi del cibo. Ora il conflitto sta esacerbando la situazione, mettendoci in una situazione in cui potremmo facilmente cadere in una crisi alimentare”, ha detto Maximo Torero, capo economista dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in un’intervista al Guardian.