Come cambia la spesa degli italiani con la crisi: le rinunce a tavola

Il carovita costringe i consumatori a cambiare anche le scelte alimentari: vediamo quali sono i prodotti finiti nella stretta

Per capire quanto l’inflazione in crescita stia pesando su conti e risparmi degli italiani basta analizzare come stanno drasticamente cambiando le abitudini a tavola. A fotografare la situazione è un dettagliato rapporto curato da Coldiretti/Censis, secondo il quale i consumatori per far fronte al caro prezzi rinunciano sempre più spesso ad alcuni prodotti alimentari, fanno più attenzione a cosa mettere dentro il carrello della spesa e adottano comportamenti “virtuosi” atti al risparmio.

Tagli su quantità e qualità

Come emerge dalla ricerca, denominata “Gli italiani e il cibo nelle crisi e oltre”, più di un cittadino su due ha fatto tagli alla spesa dei beni alimentari, sia in termini di quantità che di qualità. A diminuire il numero dei prodotti nel proprio carrello per far quadrare i conti è stato il 47% della popolazione, ma se si considera la fascia con i redditi più bassi la percentuale arriva addirittura al 60%. Il 37% degli italiani ha invece optato per sacrificare la qualità del cibo.

Ma le rinunce sono differenziate secondo una logica di “food social gap”, come viene definita dal rapporto Coldiretti/Censis: a differenza degli anziani, la fascia adulta e più giovane tende a tagliare maggiormente ciò che è destinato alla tavola. La stessa tendenza vale per coloro che hanno i redditi più bassi rispetto a chi è appartenente al ceto dei “benestanti”.

Qui abbiamo spiegato perché il 2023 sarà l’anno più difficile.

Le rinunce a tavola

A finire nel mirino della stretta dei consumatori secondo quanto si evince ci sono soprattutto gli alcolici, che occupano il primo gradino della classifica delle rinunce a tavola: il 44% degli italiani ha detto loro addio, del tutto o anche solo parzialmente.

A far da braccetto con la stessa percentuale sono i prodotti dolciari. Subito dopo troviamo i salumi, ai quali ha rinunciato il 38,7% dei cittadini. A seguire spuntano i tagli al pesce (38% degli italiani) e alla carne (37%). Il 31% delle persone ha addirittura affermato di aver ridotto l’acquisto di cibo per i bambini.

Non sfuggono al taglio nemmeno alcuni prodotti alla base della dieta mediterranea: tra i consumatori il 16% ha diminuito l’acquisto della frutta, il 12% quello della verdura e l’11% quello della pasta. Il pane è invece stato tagliato dal 23% degli italiani.

Qui la classifica delle città più care.

Le strategie per risparmiare

Se da una parte si cerca il risparmio attraverso una lista della spesa ponderata e adeguata alle necessità più basilari, evitando gli acquisti d’impulso e privilegiando prodotti in offerta e discount, dall’altra c’è chi adotta strategie contro il carovita anche fuori dai supermercati.

Qui abbiamo spiegato come funziona la Carta risparmio.

Secondo quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis il 58% degli italiani ha iniziato a cucinare pietanze utilizzando gli avanzi dei pasti precedenti. E il “riciclo” del cibo viaggia spesso dalle mura domestiche agli uffici: il 52% dei lavoratori si porta dietro un recipiente per il pranzo o per la cena preparato a casa.

È in crescita poi l’abitudine a coltivare frutta, verdura o erbe aromatiche. Che sia sul balcone o da altre parti, il 41% delle popolazione sfrutta piccoli orti sia per risparmiare che per avere garantita una maggiore qualità del cibo.

La volontà di non arrendersi al caro prezzi arriva fino ai ristoranti, dove ben il 49% dei clienti si dice pronto a chiedere la cosiddetta “doggy bag” per portarsi a casa gli avanzi. Tra i giovani la percentuale sale addirittura al 58%. Come fatto notare da Coldiretti/Censis, l’idea di evitare sprechi per risparmiare è dunque diventata più forte del senso di vergogna che fino a pochi mesi fa limitava il ricorso alla pratica.