Perché il colosso dello streaming licenzia i dipendenti

Una crisi senza fine per Netflix, che dopo il drastico calo degli abbonati ha deciso il taglio sui dipendenti: il perché della mossa e chi è interessato

Non è di certo un buon momento per Netflix, il colosso americano dello streaming che negli ultimi mesi sta affrontando una crisi mai vissuta finora. Nell’anno del 25esimo anniversario di fondazione, la multinazionale del servizio on demand più utilizzato al mondo sta assistendo a un calo drastico degli abbonati e nonostante le misure adottate negli ultimi mesi la situazione sembra non migliorare.

Ecco allora che è arrivata la decisione dell’azienda di adottare un taglio sui dipendenti, scelta che va ben oltre le prestazioni individuali dei lavoratori ma che è invece giustificata dal momento nero.

Netflix in crisi, il perché dei licenziamenti

Ad annunciare il taglio sui dipendenti è stato lo stesso Netflix, che ha svelato che sono 150 i lavoratori dell’azienda a essere stati licenziati negli ultimi giorni. Alla base degli addii forzati, ha spiegato la multinazionale, c’è la crisi vissuta nell’ultimo periodo. Un portavoce, intervistato da Afp, ha infatti ribadito:”Questi cambiamenti sono guidati principalmente dalle esigenze aziendali piuttosto che dalle prestazioni individuali, il che li rende particolarmente difficili, poiché nessuno di noi vuole dire addio a colleghi così grandi”.

I 150 dipendenti licenziati sono per la maggior parte lavoratori che operavano negli Stati Uniti. Il taglio, oltre a livello di forza lavoro, è stato effettuato anche sugli appaltatori. Il portavoce ha spiegato: “Il nostro rallentamento della crescita dei ricavi significa che dobbiamo anche rallentare la nostra crescita dei costi come azienda”.

Numeri a confronto: il 2021 e il 2022 di Netflix

La crisi di Netflix in questo 2022 è nel numero degli abbonati a registro rispetto agli anni passati. Nel primo trimestre di quest’anno, la società ha chiuso con 221,6 milioni di abbonati alla piattaforma, numeri che accostati allo stesso periodo del 2021 sono in calo di 200mila unità. Uno 0,1% della sua base clienti totale è stato sufficiente per mandare nel panico Wall Street quando Netflix ha riportato i guadagni trimestrali ad aprile.

C’è da dire che l’azienda ha accusato l’erosione trimestre su trimestre alla sospensione del suo servizio in Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, quindi i numeri potevano di certo essere diversi se non fosse scoppiato il conflitto in Ucraina.

Crisi Netflix, cosa sta facendo l’azienda

Oltre al taglio dei dipendenti, per stare dentro nei costi, cosa sta facendo realmente Netflix? Tanti sono i progetti e i piani per riportare sulla piattaforma abbonati e investitori. Ai primi verrà offerto, come già vi abbiamo detto in precedenza (qui per maggiori informazioni), un servizio di gaming on demand. Inoltre non è escluso possano essere messe in atto delle scontistiche, dato che in passato numerosi addii alla piattaforma erano stati causati dal costo ritenuto elevato per il servizio usufruito.

Per gli inserzionisti, invece, il mercato potrebbe ampliarsi. Così come succede per altre piattaforme di streaming, Netflix starebbe infatti ragionando sulla possibilità di dare il via libera alla pubblicità, in modo da permettere una riduzione del costo degli abbonamenti. Il piano, secondo quanto riferito dall’amministratore delegato del colosso californiano di Los Gatos, Reed Hastings, sarebbe quello di portare slot pubblicitari entro i prossimi due anni.