Chiuse le piscine in tutta Italia: cosa succede

Domenica 6 febbraio, in tutta Italia, salvo rarissime eccezioni, le piscine sono rimaste chiuse. I numeri di un settore piegato dall'emergenza Covid

Domenica 6 febbraio, in tutta Italia, salvo rarissime eccezioni, le piscine sono rimaste chiuse. In tanti avete scritto a QuiFinanza chiedendo come mai e qui torniamo sulla notizia di cui avevamo parlato nei giorni scorsi. Il Coordinamento Gestori Impianti Natatori ha proclamato la chiusura delle piscine per il 6 febbraio in segno di protesta. Per cosa?

In questo inizio 2022 la situazione delle piscine in Italia è drammaticamente peggiorata: questo il grido di allarme che arriva dalle principali sigle del settore riunite nel Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori, cui si aggiunge Forum Piscine, che da sempre rappresenta il punto di rifermento del comparto piscine a livello internazionale.

Il dramma del settore piscine: i numeri di una catastrofe

Su 23 mesi di pandemia, 10 le piscine li hanno passati chiuse, mantenendo tuttavia costi enormi che hanno generato perdite ingentissime. Le piscine sono state le prime a chiudere e le ultime ad aprire.

Le piscine sono state le prime (6 agosto 2021) ad aver imposto l’obbligo di ingresso con green pass e, nonostante ciò, lavorano ancora al 40% della capienza in ragione dei limiti Covid che non sono ancora cambiati (qui i 3 tipi di green pass attivi in questo momento in Italia e dove sono richiesti). Mentre le misure vengono allentate anche per i non vaccinati, qui si resta indietro.

Questa quinta ondata Covid, che finalmente si sta lentamente affievolendo, sta generando una riduzione del 50% dell’utenza, tra disdette, mancati rinnovi e richieste di rimborsi, e si tratta di una dinamica che produrrà i propri effetti almeno fino al mese di maggio, spiegano i gestori.

Il loro è un lavoro fondamentale, visto che si sostituiscono in tutto e per tutto ai Comuni nella gestione delle strutture cittadine, garantendo un servizio a milioni di utenti, e di agonisti, su tutto il territorio nazionale. Un settore che occupa oltre 300mila persone tra assunti e collaboratori sportivi, e che rischia di non risollevarsi più.

I vari decreti Ristori messi in campo dai due governi (prima Conte e poi Draghi) hanno garantito somme che non arrivano nemmeno al 5% dei ricavi annuali, quando mediamente si sono registrate riduzioni di fatturato di oltre il 50-60%, somme che non bastano nemmeno a pagare un mese di utenze di luce, acqua e gas.

A infliggere il colpo di grazia ora è arrivato il “caro bollette”, con aumenti addirittura superiori al 50% (qui l’impatto degli aumenti sulle imprese italiane). Solo per fare un esempio: in un impianto di medie dimensioni si registravano circa 20mila al mese di utenze, oggi sono ben oltre 30mila, ciò significa 120mila euro di rincari annui su un singolo impianto, lamentano i gestori.

“Gestiamo un servizio pubblico, quindi dobbiamo applicare tariffe imposte, ovvero non possiamo (e non vogliamo) aumentare i biglietti di ingresso perché non troviamo giusto che a pagare le spese di tutto ciò siano i nostri utenti. Ma così è impossibile andare avanti” attaccano.

Cosa serve fare subito per salvare il settore

E la protesta arriva dritta al governo, tanto da minacciare la chiusura degli impianti. Chiedono manovre urgenti e altre strutturali, ecco le principali.

Ristori

150 milioni di euro destinati ai gestori e distribuiti con criteri semplici ed equi. “Lodevole l’attenzione finalmente data al settore piscine nel decreto Ristori di queste ore, purtroppo ancora una volta insufficiente a sostenere la crisi di questo periodo però. Nessuno, in oltre un anno e mezzo, ha saputo cogliere la differenza tra impianti sportivi energivori e non energivori e poco o nulla è stato fatto in questo senso”.

Infrastrutture

Estensione dell’Ecobonus 110% agli impianti natatori. “Nessuna operazione concreta è andata nella direzione della progettualità infrastrutturale”. Un intervento massivo per l’efficientamento energetico degli impianti e la riduzione delle emissioni permetterebbe la valorizzazione del patrimonio impiantistico, rendendolo più gestibile dal punto di vista dei costi energetici e resiliente nel tempo.

Costi dell’energia

Il caro bollette morde, per questo è “indispensabile”, dicono i gestori, che il MISE annoveri le piscine negli aiuti previsti per gli impianti energivori.