Un intero settore in ginocchio: giornali e edicole a rischio chiusura

La Federazione italiana degli editori avverte sui possibili contraccolpi per l’aumento dei costi di produzione: diversi quotidiani potrebbero non uscire

Era l’estate del 1967 quando il compianto Fabrizio De Andrè – maestro nel dipingere le mille contraddizioni che hanno accompagnato l’Italia repubblicana dal Secondo Dopoguerra in poi – invitava a risparmiare niente più che le 50 lire necessarie per il loro acquisto, visto che per sapere della ragazza chiamata Bocca di Rosa “non c’era bisogno di alcun giornale”. Sono trascorsi tanti anni ma difficilmente un lettore degli anni Sessanta avrebbe potuto immaginare lo scenario che stiamo vivendo al giorno d’oggi.

Oltre il 100 per cento di rincaro in soli sei mesi. Tra il prezzo della materia prima – la carta naturalmente – e l’aumento dei costi per l’energia, uniti alla difficoltà nel reperire gli strumenti per la stampa (gli oggetti in alluminio nello specifico), ecco che “produrre informazione di qualità e diffonderla sta diventando sempre più difficile”. A lanciare l’allarme è il presidente della Fieg (Federzione Italiana Editori dei Giornali) Andrea Riffeser Monti, che illustra quella che appare come una vera e propria emergenza per il mondo delle notizie su carta.

Prezzo della carta, l’allarme lanciato dagli editori

“Urgono interventi tempestivi e strutturati per salvare i milioni di dipendenti del nostro comparto” che a causa dei costi di produzione altissimi (quelli della carta soprattutto) “si trova in seria difficoltà”. A rischio è tutta la filiera, spiega Riffeser Monti, che avverte come già da tempo gli editori siano stati costretti a ridurre la foliazione e quindi le notizie: “La progressiva estinzione delle testate locali che stampano i loro giornali rende privi di voce le comunità più piccole e i relativi esponenti politici attivi sul territorio”. Un segnale tutt’altro che rassicurante in un periodo di forte instabilità per la democrazia, anche in Occidente.

Situazione peggiorata poi dal continuo aumento dei costi dell’energia. Tutto il settore della carta sta soffrendo, non solo l’informazione. Tanto che i costi elevatissimi stanno costringendo le aziende a bloccare le cartiere italiane. Ma quella per i giornali è una situazione ancora più difficile visto che la materia prima ormai viene importata quasi totalmente dai Paesi del Nord Europa. Un fatto che si traduce in ulteriori spese legate ai trasporti, che tra il caro carburanti e le conseguenze della guerra in Ucraina sono letteralmente esplosi.

Per non perderti le ultime notizie e ricevere i nostri migliori contenuti,
iscriviti gratuitamente al canale Telegram di QuiFinanza: basta cliccare qui
.

A rischio il lavoro di tutti, dalle redazioni alle edicole

Ci sono poi da considerare anche i costi legati alla distribuzione: ogni giorno giornali e riviste devono essere consegnati a ben 26 mila punti vendita dislocati da Nord a Sud (isole incluse). Gli effetti di questa situazione ricadono quindi su tutta l’industria del settore: “Rischiamo di dover sospendere le pubblicazioni, mettendo in difficoltà tutti gli attori presenti: i giornalisti, i poligrafici, i distributori nazionali e quelli locali e non ultime proprio le edicole“, dice Riffeser Monti.

In conclusione il presidente lancia un appello ai rappresentanti del governo (la delega all’editoria è di competenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il senatore Giuseppe Moles), al Parlamento e a tutte le forze politiche: “Occorre fare due cose: trasferire immediatamente alle imprese le risorse già stanziate per il sostegno al settore e prevedere nuovi e significativi interventi per rilanciare il mercato della carta”. Nel maggio 2020 il primo decreto Sostegni prevedeva aiuti per questo comparto. Incentivi che però ancora non sono arrivati.