Caro carburante, tornano le domeniche a piedi? Cosa sappiamo

Per fare fronte alla crisi e allo stop delle forniture di gas dalla Russia, in Italia potrebbero tornare le domeniche a piedi come nel 1973

Con i prezzi dei carburanti alle stelle e la possibilità che le forniture energetiche possano iniziare a scarseggiare, prende piede l’ipotesi di un ritorno alle domeniche a piedi, una misura sconosciuta ai più giovani. I tagli dei rifornimenti delle materie prime potrebbero infatti riportare il mondo occidentale, e l’Italia, agli anni ’70, quando i governi dei principali Paesi optarono per una misura drastica per fare fronte alla penuria di petrolio e alla crisi energetica.

La storia della crisi energetica del 1973 e della guerra dello Yom Kippur

Nell’ottobre del 1973 scoppiò il quarto conflitto arabo israeliano, detto anche guerra dello Yom Kippur o guerra del Ramadan. Una coalizione di Paesi arabi, guidati da Egitto e Siria e appoggiati dall’Unione Sovietica e dalla Germania dell’Est, riuscì a mettere in difficoltà le forze armate di Israele con un attacco a sorpresa, dal canale di Suez e dalle alture del Golan.

I Paesi associati all’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori del petrolio, decise di sostenere le azioni di Egitto e Siria con un robusto aumento del prezzo del barile, arrivando anche all’embargo per gli stati più esplicitamente schierati su posizioni filoisraeliane. Il greggio vide importanti rincari anche a causa dei maggiori costi di trasporto a causa della chiusura delle rotte tradizionali, interessate dalla guerra.

Iniziò così una crisi energetica che mise definitivamente fine al boom economico vissuto dall’Occidente a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60. Per la prima volta l’industria si trovò costretta ad affrontare la questione del risparmio energetico, e vennero promosse in tutti i Paesi dell’Ovest severe politiche per risparmiare sulle materie prime, che colpirono anche i cittadini.

Le politiche di austerity in Italia nel 1973: il coprifuoco e le domeniche a piedi

In Italia il quarto governo Rumor varò un piano di austerity nel corso di un Consiglio dei Ministri convocato il 22 novembre 1973. Queste le misure adottate.

  • Riduzione dell’illuminazione pubblica del 40%, con messa al bando di insegne luminose e scritte pubblicitarie.
  • Limiti di temperatura e istituzione di fasce orarie per l’accensione degli impianti di riscaldamento.
  • Coprifuoco per i locali pubblici, con chiusura di bar e ristoranti entro mezzanotte, delle sale da ballo entro le 23, di cinema entro le 22.
  • Cambio dei palinsesti Rai, con la chiusura delle trasmissioni alle 22.45 e il telegiornale anticipato alle 20.

Le decisioni più importanti riguardarono però i divieti per la circolazione dei mezzi privati. Nei giorni feriali la velocità venne limitata a 100 km/h sulle strade extraurbane e a 120 km/h in autostrada. In quelli festivi, invece, venne introdotto il divieto di utilizzare mezzi motorizzati. Niente più auto e moto la domenica, dunque. E neanche velivoli e natanti.

Le uniche deroghe riguardavano infatti i mezzi pubblici, le automobili del corpo diplomatico, le ambulanze, le auto delle forze armate e di polizia, dei pompieri, dei medici e dei veterinari, dei servizi postali ed editoriali, e dei sacerdoti – questi ultimi limitatamente al proprio comune di residenza.

Per gli spostamenti domenicali, gli italiani poterono continuare a utilizzare il trasporto pubblico locale e regionale, i bus turistici e la bicicletta. I trasgressori venivano puniti con multe che andavano dalle 100 mila lire a 1 milione di lire, oltre all’immediato sequestro del veicolo. Le domeniche a piedi finirono nell’aprile del 1974, quando vennero introdotte invece le domeniche a targhe alterne, attive fino al giugno dello stesso anno.

Nel corso degli anni misure simili sono state decise dalle amministrazioni locali per fare fronte alle emissioni di Co2 (qua la guida di QuiFinanza Green per misurare quelle della propria auto) e all’alta concentrazione di polveri sottili nell’aria delle città più grandi.

Tornano le domeniche a piedi in Italia? Cosa ha detto il ministro Giovannini

La crisi energetica del 1973 fece sprofondare l’Occidente nell’incertezza, mostrando le fragilità di un sistema che faceva troppo affidamento alle importazioni di petrolio dall’estero. Nonostante la scoperta di giacimenti in Europa, il continente non riuscì a conquistare l’indipendenza energetica. Un problema che oggi conosciamo bene a causa della guerra in Ucraina.

Oggi, a fronte di una possibile chiusura dei gasdotti in Russia, come spiegato qua, e a fronte di ulteriori rincari della materia prima, una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella del ritorno delle domeniche a piedi, oltre che delle altre misure decise nel 1973. Ne ha parlato Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili.

Stiamo riflettendo su cosa si potrebbe fare”, ha spiegato. “Non è al momento prevedibile uno scenario come quello delle domeniche a piedi come nel 1973 e nel 1974”. Tuttavia “avere un piano vuol dire ritenere che un caso del genere possa avvenire a breve e con un’alta probabilità“.

Dunque il Governo sta valutando anche decisioni drastiche per fare fronte alla nuova crisi energetica, qualora la situazione dovesse aggravarsi. Vi abbiamo parlato qua del piano dell’Italia per diventare indipendente dalla Russia.