Caro-bollette, salta il contributo di solidarietà: cosa cambia

In Consiglio dei Ministri i partiti di maggioranza si sono spaccati, con la contrarietà espressa dal Centrodestra e da Italia Viva. Infine la mediazione

Un’informativa formulata dal ministro dell’Economia Daniele Franco, la discussione del premier Mario Draghi e i ministri, la pausa per trovare soluzioni alternative al contributo di solidarietà e poi l’intesa – raggiunta senza un voto formale –  su un emendamento che dovrebbe essere presentato direttamente in Parlamento.

È questo, secondo quanto si apprende da fonti governative (e dal resoconto de ‘Il Sole 24 Ore’), lo schema che è stato seguito nel Consiglio dei ministri di venerdì 3 dicembre per arrivare ad un accordo su come distribuire gli 8 miliardi per il taglio delle tasse stanziati con la Manovra 2022, la prima varata da questo governo.

Il contributo di solidarietà per i redditi più alti – ipotizzato per far fronte al rincaro delle bollette che sta interessando tutto il 2021 –  alla fine non sarà introdotto. La misura è stata cassata vista la spaccatura tra i partiti di maggioranza, palesata con la contrarietà dei partiti di centrodestra (Lega e Forza Italia) e di Italia Viva.

Fondi per contrastare i rincari: scontro tra i partiti

Nonostante la misura sia saltata, sono stati individuati –  grazie ad un lavoro di mediazione del Premier – altri 300 milioni aggiuntivi per arginare l’aumento di luce e gas: risorse, chiariscono fonti di governo, individuate nel bilancio dello Stato.

Lo stanziamento contro il caro bollette in manovra salirà in tutto di circa 800 milioni. Le risorse arriveranno per circa 500 milioni dal “tesoretto” della riforma di Irpef e Irap per il 2022 e per circa 300 milioni da altri fondi reperiti in bilancio e non utilizzati appieno. In tutto quindi, per quanto riguarda il primo trimestre del prossimo anno, ci sarà un intervento pari a 2,8 miliardi di euro.

Il governo aveva valutato l’ipotesi, emersa in occasione della cabina di regia che ha preceduto il Cdm, di un contributo di solidarietà da parte dei redditi più alti per sterilizzare gli aumenti delle bollette per le famiglie. In quell’occasione Draghi aveva ascoltato le opinioni dei rappresentanti dei partiti di governo.

La maggioranza è apparsa divisa fin da subito, a partire dalla contrarietà manifestata dal ministero della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Si sarebbe trattato di annullare per uno o due anni gli effetti del taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 75mila euro (per un valore complessivo di 248 milioni di euro).

Il tesoretto da Irpef e Irap, le richieste dei sindacati

L’emendamento del governo alla legge di bilancio all’esame del Senato confermerà l’accordo raggiunto tra i partiti di maggioranza al ministero dell’Economia per un intervento sul Fisco da 8 miliardi di euro: taglio strutturale di 7 miliardi di Irpef, 1 miliardo di Irap a partire dal 2022.

Nel Cdm si sarebbe discusso anche dell’ipotesi di un taglio dei contributi una tantum, nel 2022, concentrato sui lavoratori sotto i 35mila euro. Una soluzione per utilizzare parte del “tesoretto” della riforma di Irpef e Irap in vista dell’esame della legge di Bilancio. All’intervento sarebbe dedicato circa un miliardo e mezzo. L’asticella del reddito cui applicare la riduzione del cuneo contributivo sarebbe ancora oggetto di valutazione.

Finita la cabina di regia sulla manovra e sul taglio delle tasse, il presidente del Consiglio ha sentito telefonicamente i sindacati. Dopo l’incontro di giovedì 2 dicembre a Palazzo Chigi, Cgil Cisl e Uil erano in attesa di una nuova interlocuzione con il governo, che ha confermato l’impianto illustrato e valuta ulteriori interventi sulla distribuzione del carico fiscale a favore delle fasce medio-basse.

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