Bitcoin, perché i risparmi degli italiani sono a rischio

Il presidente della Consob Paolo Savona ha espresso la sua preoccupazione per la diffusione delle criptovalute

Le criptovalute potrebbero rappresentare una minaccia per i risparmi delle famiglie italiane. È l’avvertimento lanciato dal presidente della Consob, autorità di vigilanza della Borsa, Paolo Savona durante la sua relazione annuale, incentrata soprattutto sulla tutela dei depositi degli italiani, che hanno resistito nonostante le conseguenze economiche di un anno di pandemia da Covid-19.

Consob, gli effetti del Covid-19 sui risparmi degli italiani

Il 2020 “è stato uno degli anni peggiori” dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma il risparmio degli italiani e le esportazioni, “due pilastri della nostra economia”, hanno tenuto botta e secondo il presidente dell’Authority la ripresa dell’Italia è avviata.

Questo in sintesi il fulcro del discorso del professor Savona, che però si è soffermato lungamente su un altro tema: la diffusione delle criptovalute e il pericolo che possono rappresentare, al pari dei mutui subprime per la crisi del 2008.

Il saggio di risparmio delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è cresciuto del 50% ma, ove si escludano i risparmi investiti nelle società quotate, il suo rendimento è restato piuttosto basso, prossimo a zero”, ha detto Savona nella sua relazione, ricordando che “ogni punto percentuale di remunerazione si può stimare nell’ordine di circa 30 miliardi, quasi il 2% del Pil” e sottolinenando come il risparmio “ha contribuito significativamente a sostenere la stabilità dei mercati, senza però aver prodotto la crescita reale attesa dalla sua ‘eutanasia’ ipotizzata da Keynes”.

Bitcoin, perché i risparmi degli italiani sono a rischio: l’allarme di Savona

Il presidente della Consob ha poi espresso il suo pensiero e la sua preoccupazione sulle criptovalute: “L’informatica finanziaria è una lampada prodigiosa dalla quale è uscito il Genio“, ha detto.

“La diffusione degli strumenti virtuali ha sollecitato la nascita delle già ricordate piattaforme tecnologiche – ha spiegato Savona -. Questi nuovi comparti del mercato sono in rapida evoluzione e sembra ripetersi l’esperienza antecedente la crisi del 2008, quando i contratti derivati si svilupparono fino a raggiungere una dimensione di dieci volte il Pil globale, assumendo forme complesse che ricevettero un rating elevato.”

“Pur con le dovute distinzioni, è prevedibile che stia accadendo qualcosa di analogo nel mercato dei prodotti monetari e finanziari virtuali, soprattutto criptati” è la previsione dell’ex ministro.

“Si deve prendere atto che ci troviamo di fronte a mutamenti rivoluzionari dei mercati monetari e finanziari che vanno affrontati con urgenza“, ha dichiarato ancora Savona, spiegando come, nonostante gli strumenti tradizionali non siano più sufficienti, le Autorità in materia debbano intervenire anche a livello internazionale “utilizzando anch’esse i vantaggi delle tecniche digitalizzate la loro azione risulterà più efficace se cooperano tra loro”.

“Come la storia insegna, ogni rivoluzione tecnologica causa conseguenze culturali e sociali, senza però arrestarne l’affermarsi”, dice Savona, accennando anche alla crisi dei derivati ed alla possibilità di “una nuova crisi di mercato”, la cui “responsabilità” ha avvertito, ricadrebbe sullo Stato “come già accaduto in passato, a causa della legittimazione silente o palese della loro esistenza e la coscienza che attraverso le innovazioni finanziarie si possono realizzare manipolazioni del mercato”.

Un tema che il presidente dell’organo di vigilanza tiene a sottolineare ancor di più per l’Italia alla luce della norma costituzionale che affida alla “Repubblica il compito di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme e di disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito”. Per Savona sarebbe dunque improprio, “se si assegnasse alla specificazione del ‘risparmio in tutte le sue forme’ e al credito da proteggere un contenuto che abbracciasse anche gli strumenti virtuali, senza passare da una specifica regolamentazione”.

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