Bankitalia boccia il governo sulla Manovra: cosa ha detto sulle misure per l’energia

Nella sua audizione preliminare all’esame della Manovra economica per il triennio 2023-2025, la Banca d'Italia boccia l'impianto generale

Le ripercussioni economiche della guerra in Ucraina si sono fino ad ora manifestate soprattutto sul mercato internazionale delle materie prime, i cui prezzi hanno subito rialzi e oscillazioni di entità eccezionale. Il prezzo del gas in particolare ha registrato una brusca impennata, raggiungendo un picco di 340 euro per megawattora nel corso dell’estate. Da allora, anche grazie al conseguimento degli obiettivi di stoccaggio da parte dei principali Paesi europei, si è notevolmente ridimensionato, continuando a scendere anche nel mese di novembre. Tuttavia, il suo livello rimane elevato, intorno a 140 euro, ben 7 volte quello osservato all’inizio del 2021.

Questo l’incipit del discorso tenuto dal capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone, all’audizione preliminare all’esame della Manovra economica per il triennio 2023-2025 del governo Meloni, che Bankitalia ha sostanzialmente bocciato, respingendo al mittente l’impianto della Manovra che ai tecnici proprio non piace.

Dopo aver bacchettato l’esecutivo su POS e tetto al contante, la stoccata arriva anche per le misure energetiche. In materia di energia il disegno di legge di bilancio introduce, da un lato, misure a sostegno dell’economia e, dall’altro, prelievi di carattere temporaneo a carico delle imprese del settore energetico che hanno beneficiato dello straordinario aumento dei prezzi. Ma vediamo meglio nel dettaglio.

Le misure a sostegno del settore energetico

Circa il 90% degli interventi in Manovra è a favore di imprese e famiglie, il restante 10% è destinato soprattutto a finanziare lo stoccaggio e la gestione del gas naturale e a garantire la continuità dei servizi offerti dagli enti locali e dei lavori sulle opere pubbliche.

Meloni e la sua squadra hanno previsto l’estensione al primo trimestre del 2023 – e in alcuni casi il potenziamento – di alcuni degli interventi introdotti dal governo Draghi nei mesi scorsi. In particolare:

  • 10 miliardi per i crediti d’imposta a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica, gas naturale e carburanti
  • 5,6 miliardi per la riduzione dell’IVA sul gas naturale e degli oneri generali sul suo consumo e su quello di elettricità
  • 2,5 miliardi per il Bonus sociale.

Non viene invece prorogata la riduzione delle accise sui carburanti.

Rispetto alle disposizioni in vigore nell’ultimo trimestre del 2022, spiega Bankitalia, si potenziano sia i crediti d’imposta, con un aumento del 5% della quota di spesa per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale coperta dal contributo, sia il bonus sociale, con un’estensione della platea dei beneficiari determinata dall’aumento della soglia massima ISEE per accedere al beneficio, che passa da 12mila a 15mila euro.

Dall’altra parte, si riduce il perimetro di applicazione dell’azzeramento degli oneri di sistema sul consumo di elettricità alle sole utenze in bassa tensione, con potenza disponibile inferiore a 16,5 kW.

Bankitalia stima che, nel caso in cui gli interventi a favore di imprese e famiglie dovessero essere rinnovati fino alla fine dell’anno alle stesse condizioni previste per il primo trimestre, il costo complessivo sarebbe dell’ordine del 3,5% del PIL, sostanzialmente in linea con quello del 2022. “In questo scenario sarebbe importante rendere le misure ancora più mirate e selettive nonché finanziarle prioritariamente ricorrendo a risparmi di spesa o a maggiori entrate” sottolinea Balassone.

Inoltre, circa il 40% delle risorse stanziate per mitigare l’impatto della crisi energetica sui bilanci di imprese e famiglie è destinato al finanziamento di misure “mirate”. L’importanza di concentrare le risorse su interventi di questa natura è stata più volte sottolineata, anche per contenere l’onere per la finanza pubblica.

“Andrebbe – prosegue la Banca d’Italia – valutata con attenzione la possibilità di collegare meglio il sostegno alle imprese all’effettivo impatto dello shock energetico sul loro conto economico. È auspicabile che i segnali di prezzo siano preservati, entro limiti ragionevoli, in modo tale da incentivare l’adozione di comportamenti virtuosi di risparmio energetico, laddove possibile” chiosa la Banca d’Italia.

Complessivamente, a partire dal secondo trimestre del 2021, agli interventi volti a mitigare l’impatto della crisi energetica sono state destinate risorse pari a circa il 5% del PIL del 2022, di cui circa un terzo per il contenimento dei costi delle bollette di famiglie e imprese e altrettanto per crediti di imposta per le imprese.

Qui tutto sulla Manovra 2023 da 35 mld e 174 articoli.

I prelievi temporanei sul settore energetico

In applicazione del Regolamento europeo del 6 ottobre 2022 il governo ha introdotto poi in Manovra due forme di prelievo temporaneo sulle imprese operanti nel settore energetico, con un gettito atteso per il 2023 di quasi 4 miliardi, pari a 0,2% del PIL. Con queste misure il sostegno delle famiglie e delle imprese viene finanziato, in parte, attraverso entrate supplementari che gravano, almeno in prima battuta, su chi ha beneficiato dello straordinario aumento del prezzo dell’energia.

In primo luogo, viene istituito un contributo di solidarietà a carico dei produttori e rivenditori di energia che si applica all’aumento nel 2022 del reddito determinato ai fini dell’IRES, a differenza dalla misura introdotta dal decreto legge n. 21 del 2022 per l’anno in corso, che faceva riferimento al saldo tra operazioni attive e passive ai fini IVA. Il gettito atteso da questo intervento è pari a 2,6 miliardi nel 2023.

Il contributo di solidarietà è calcolato applicando un’aliquota del 50% alla differenza tra il reddito ai fini dell’IRES relativo al 2022 e la media dei redditi nei quattro periodi d’imposta precedenti aumentata del 10%, e non può essere superiore al 25% del valore del patrimonio netto alla fine del 2021.

Tuttavia, il Regolamento europeo raccomanda l’applicazione di un’aliquota di almeno il 33% e definisce la base imponibile come l’incremento degli utili realizzati nel 2022 e/o nel 2023 rispetto alla media del quadriennio 2018-2021 o di quello 2019-2022 maggiorata del 20%.

Il contributo di solidarietà introdotto dal decreto legge n. 21 del 2022 prevedeva invece un’aliquota del 25% da applicare sull’aumento della differenza tra il valore delle operazioni attive e di quelle passive ai fini IVA effettuate nel periodo tra ottobre 2021 e aprile 2022 rispetto al periodo compreso tra ottobre 2020 e aprile 2021.

Anche qui Bankitalia bacchetta il governo: “Questo differenziale potrebbe non riflettere in modo preciso la dinamica dei profitti delle imprese, in quanto potrebbe essere influenzato da altri fattori, come ad esempio la realizzazione di operazioni straordinarie di riorganizzazione aziendale”.

In secondo luogo, la Manovra prevede per il periodo 1° dicembre 2022-30 giugno 2023 un tetto al prezzo dell’energia prodotta dagli impianti alimentati a carbone, olio combustibile e fonti rinnovabili diverse da quelle che sono già soggette al meccanismo di compensazione “a due vie” che era stato stabilito quest’anno.

Il valore del tetto è fissato a 180 euro al megawattora, come previsto di norma dal Regolamento europeo, o a un valore più alto, a seconda delle tecnologie di produzione, al fine di garantire un’adeguata copertura dei costi marginali e un’equa remunerazione degli investimenti. Secondo le valutazioni ufficiali, questa misura determinerebbe maggiori entrate per 1,4 miliardi.

Secondo le stime di novembre della Commissione europea nel 2022, al netto dei prelievi straordinari sulle imprese del settore energetico, le misure espansive in materia di energia rappresentano l’1,3% del PIL nell’area dell’euro, 2,6% in Italia. Il prossimo anno, puntualizza Bankitalia, potrebbero arrivare a quasi il 2%, qualora gli interventi già annunciati dai Paesi membri per i primi mesi del 2023 fossero prorogati fino alla fine dell’anno.