Aziende, ecco la big italiana che potrebbe tornare allo Stato

In questi giorni i suoi vertici hanno incontrato quelli di una partecipata statale per discutere sulle prospettive dell’azienda e sulle offerte dall’estero

L’azienda francese Vivendi (di proprietà del miliardario transalpino Vincent Bollorè) valuterà “con un atteggiamento di apertura l’ipotesi di un controllo statale della rete, a maggior ragione se questo fosse propedeutico a un progetto strategico e organico a guida istituzionale“.

Queste le parole che un portavoce della multinazionale – tornata ad una buona convivenza con gli azionisti di Mediaset dopo le innumerevoli vicende giudiziarie degli ultimi anni – ha fatto recapitare al quotidiano Repubblica. Il gruppo francese, a cui fa capo il 23,8% di Tim, per bocca del suo portavoce si dice “interessato a qualsiasi soluzione che promuova l’efficienza e la modernità della rete, preservando il valore del proprio investimento”.

Nei giorni scorsi i vertici hanno incontrato quelli della società pubblica Cassa depositi e prestiti – azienda partecipata statale che detiene a sua volta il 9,8 per cento delle azioni di Tim – per discutere sulle prospettive dell’azienda e sull’offerta informale, amichevole e non vincolante del fondo americano Kkr.

Dalla sua sede di New York, la fondazione attiva nel private equity punta ad acquisire il 51% della società, divenendo l’azionista di maggioranza e potendo così attuare il ritiro il titolo dal mercato. Ma la sua offerta per ora non sarebbe stata ritenuta soddisfacente dal Consiglio di amministrazione (spaccato al suo interno).

Le dichiarazioni del portavoce di Vivendi

Queste le ulteriori dichiarazioni dell’esponente di Kkr, riportate dal quotidiano del gruppo Gedi: “L’ipotesi di un controllo statale della rete, se fosse propedeutico alla realizzazione di un progetto strategico a guida istituzionale, verrà certamente valutata con un atteggiamento di apertura”.

L’annuncio di Vivendi vuole dunque far capire la propria disponibilità a fare un passo indietro dall’asset principale del gruppo, cioè la sua infrastruttura di rete, considerata strategica dal governo. “La priorità di tutti gli stakeholders di Tim è tornare a rivedere la società al centro delle strategie di sviluppo ed innovazione. La volontà è quella di rimanere stabilmente un soggetto protagonista, con le proprie migliori risorse, sul mercato delle telecomunicazioni”.

Il ruolo di Open Fiber e le parole del Governo

Infine la chiosa conclusiva, con una frase che sa tanto di augurio: “Si tratta di coniugare i necessari percorsi di innovazione tecnologica per il Paese con la valorizzazione delle risorse ed il rilancio di uno dei più rilevanti gruppi italiani”.

In questa ottica il gruppo francese non ostacolerebbe la creazione di una rete unica che potrebbe nascere dalla fusione tra la stessa Tim e Open Fiber, la società concorrente controllata al 60% ancora una volta da Cassa depositi e prestiti (ossia dal ministero dell’Economia).

Ma sul progetto, sponsorizzato dal precedente governo giallorosso presieduto da Giuseppe Conte, pesano le perplessità della Ue e i dubbi dell’attuale ministro della Transizione digitale Vittorio Colao, mentre il titolare del Mise (ministero dello Sviluppo economicoGiancarlo Giorgetti sembra essere favorevole perlomeno alla creazione di sinergie tra i due player.

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