Boom Italia: quanto crescerà l’economia e in quali settori ci sarà più lavoro

I valori del deficit e del rapporto tra debito pubblico e Pil alla luce dei 200 miliardi del Recovery Plan

Crescita, deficit, rapporto tra debito e Prodotto interno lordo (Pil). Dopo il salasso dei lockdown, che hanno messo in ginocchio le economie nazionali, in Italia arriva una ventata di ottimismo grazie alle stime del governo.

Quanto cresce l’Italia nel 2021 secondo l’esecutivo, i valori di deficit e rapporto tra debito e Pil

Alla base dei numeri, positivi, diffusi dal governo, c’è l’effetto stimato del Recovery Plan, ovvero il piano di investimenti con cui l’Ue ha inteso rispondere all’emergenza economica innescata dalle misure anti-Covid di limitazione alla circolazione. In base agli accordi continentali, all’Italia spetterebbero 200 miliardi di euro.

La crescita, nell’anno in corso, si attesterebbe quindi intorno al 6%, mentre il deficit risulterebbe diminuito fino al 10%. Il rapporto tra debito e Pil si allontanerebbe, nel 2021, dalla soglia di pericolo del 160%, per scendere quindi di 25 punti a fine decennio.

Sono queste le stime contenute nella Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.

Balzo del Pil, significa meno tasse e un costo del lavoro più basso?

La nota di aggiornamento rappresenta una tappa lungo il percorso di approvazione della manovra di Bilancio, che dovrà essere inviata a Bruxelles a metà del prossimo mese, e, poco dopo, alle Camere.

Rispetto ai numeri contenuti nel Documento di economia e finanza (Def) del 2020, la differenza più marcata è una crescita pari al 6%, grazie ai servizi di manifattura e alla ripresa degli scambi internazionali, settori nei quali è ragionevole immaginare ci sarà uno sprint nel numero di assunzioni. È questa l’ipotesi “da non escludere” secondo il titolare del dicastero dell’Economia, Daniele Franco, mentre l’ufficio parlamentare di Bilancio pala di un non molto distante 5,8%. Al netto dello sprint degli ultimi mesi, la crescita era stata prevista al 4,5%.

Il punto e mezzo in più di cui parla Franco si tradurrebbe in maggiori entrate per 10-12 miliardi, che potrà essere destinato al taglio delle tasse o alla riduzione del costo del lavoro.

Non è questa l’unica stima incoraggiante sulle prospettive di crescita annuali. Ragioni di ottimismo sono arrivate nei mesi scorsi dall’Istat, che ha calcolato, per il nostro Paese, un Pil superiore a quello della Germania – qui tutti i dettagli. Qui invece le stime di maggio di Confindustria, focalizzate in parte sull’aumento dei posti di lavoro.

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