TIM nel mirino di KKR: l’Ad Gubitosi si tira indietro. Ecco cosa può accadere

Il Board ha attribuito i poteri al Presidente Salvatore Rossi e la carica di Dg a a Pietro Labriola. Sindacati in agitazione annunciano presidio davanti al MISE

TIM di nuovo sotto i riflettori per l’interesse manifestato dal fondo statunitense KKR, che ha costretto l’Ad Luigi Gubitosi ad un “passo indietro” per consentire di valutare senza condizionamenti l’offerta “amichevole” e non vincolante. Un momento cruciale per l’azienda di telecomunicazioni, che opera inn un settore strategico ed è soggetta anche al potere di Golden Power da parte del governo italiano.

Il cambio al vertice 

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di revocare Luigi Gubitosi dalle cariche di CEO e Direttore Generale della Società. I poteri di Ceo sono stati assunti dal Presidente Salvatore Rossi, mentre la carica di Direttore Generale è stata trasferita a Pietro Labriola, un manager di grande esperienza nel settore, che lavora da vent’anni in TIM ed è anche CEO della controllata TIM Brasil.

Il CdA ha anche deliberato di dotarsi di un Lead Independent Director, chiamando ad assumere la carica la consigliera Paola Sapienza, e per valutare ogni opzione strategica nell’interesse della società e degli stakeholder, ha istituito un Comitato ad hoc costituito dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e da quattro Amministratori Indipendenti: il Lead Independent Director e gli Amministratori Paolo Boccardelli, Marella Moretti e Ilaria Romagnoli.

Cosa accadrà?

Il Comitato di TIM avvierà una immediata valutazione dell’offerta di KKR, con il supporto degli advisor che saranno nominati per svolgere questo processo.

Ma le sorti di TIM e della rete nazionale sono legate a doppio laccio al futuro del Paese, soprattutto in un mondo che si move nella direzione della digitalizzazione. L’offerta di KKR, trattandosi di un settore strategico, è quindi soggetta al potere di Golden Power.

L’offerta di KKR

Il fondo infrastrutturale statunitense Kohlberg Kravis Roberts & Co.(KKR) ha presentato lo scorso 19 novembre una manifestazione d’interesse “amichevole” ed ha lanciato un’offerta che punta a detenere almeno il 51% di TIM.

L’offerta, condizionata tra l’altro allo svolgimento di una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane, nonché al gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti (Governo), prevede un   prezzo di 0,505 euro per azione ordinaria o di risparmio.

La posizione del Governo

Tutto tace per ora (o quasi) da Palazzo Chigi. Con una nota “a caldo” il MEF, titolare di una partecipazione di quasi il 10% tramite Cassa Depositi e Prestiti, ha giudicato la notizia “positiva per il Paese” se l’offerta è in grado di tutelare lo sviluppo della banda ultralarga e l’occupazione.

Frattanto, il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha commentato l’offerta arrivata a TIM, indicando che è un tema di “grande complessità” e confermando che “il Governo valuterà l’operazione collegialmente con l’organo che il Presidente Draghi ha voluto”.

Nulla è stato detto da CDP, che proprio l’altro giorno ha presentato il Piano industriale, confermando l’intenzione di voler restare un investitore stabile in alcune grandi aziende strategiche che gestiscono reti. Poi, l’Ad Dario Scannapieco ha fatto cenno all’importanza del Cloud nazionale, una partita in cui Telecom gioca un ruolo da cannoniere.

I sindacati in agitazione 

Frattanto è iniziato lo stato di agitazione dei sindacati, che rischia di arrivare alla formale proclamazione di uno sciopero. A tal fine è stata formulata una richiesta di incontro all’azienda, che ha accettato di vedere i rappresentanti dei lavoratori per il 1° dicembre prossimo.

Ma lunedì 29 novembre, i sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil saranno in presidio al Mise a partire dalle 9:30 e davanti alle prefetture di tutta Italia per protestare contro la strategia del governo, tesa ad abbandonare l’ipotesi di una rete unica nazionale controllata dallo Stato.

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