Sanità a rischio collasso: i motivi dell’allarme lanciato dalle Regioni

L'allarme lanciato dalle Regioni al Ministro della Salute ed a quello dell'Economia a causa dello stanziamento di risorse troppo scarse per sopperire alle molteplici carenze in cui versa il comparto

E’ di nuovo allarme per il comparto della Sanità, considerato vitale durante la pandemia ed ora tornato agli antichi orrori, se non peggio, a causa dei mancati investimenti, della fuga dei medici e dei conti messi a dura prova dal caro energia. Una situazione così dranmatica da essere vicina al collasso. come cofermato dal sempre maggior ricorso alla pratica dei medici “a gettone”, un esemplare tappabuchi per le ineìfficienze del settore pubblico. Senza considerare il problema dei payback sanitario di cui si è parlato qui.

Risorse mai adeguate

Tre anni d pandemia ed il caro energia hanno letteralmente messo in ginocchio la Sanità, alla quale neanche la Manovra ha stanziato risorse adeguate per sopperire a questo momento di crisi. I fondi aggiuntivi stanziati, infatti, sono a malapena sufficienti a colmare le maggiori spese  dovute al caro bollette e nulla più.

La Manovra, infatti, ha stanziato poco più di 2 miliardi agiguntivi per il 2023, ma almeno 1,4 miliardi di euro sono destinati a coprire le spese per le bollette e il caro energia degli ospedali, mentre la restante parte dei fondi non riuscirà neanche a coprire l’aumento deu costi legato all’inflazione.

A questa storica carenza di risorse finanziarie si sta unendo il fenomeno della fuga dei medici, soprattutto dai reparti più rischiosi e faticosi, come i Pronto Soccorso, la cui unica “magra” consolazione sarà un aumento della busta paga a partire dal 2024.  Senza contare che i tre anni di Quota 100 hanno letteralmente svuotato la sanità, così come altri settore del pubblico impiego, lasciando un vuoto incolmabile, giacchè non è stato coperto il turnover, almeno non completamente e non con contratti stabili.

L’allarme della sanità regionale

E così la Sanità regionale ne ha talmente risentito da essere ormai vicina al collasso. Un allarme è stato lanciato dalle Regioni, che hanno scritto al Governo per chiedere un intervento straordinario e strategico.

“È necessario e indifferibile programmare rapidamente un intervento straordinario e strategico, non di natura meramente emergenziale, in grado di proporre delle soluzioni, prontamente attuabili ed idonee ad affrontare nell’immediato la carenza di personale sanitario e la crisi finanziaria di cui, da ormai tre anni, versano i Sistemi Sanitari Regionali”, spiega Raffaele Donini, assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna e coordinatore della commissione salute delle Regioni, in una lettera al ministro della Sanità Orazio Schillaci e a quello dell’economia Giancarlo Giorgetti.

“La sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari è fortemente compromessa dall’insufficiente livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, dal mancato finanziamento di una quota rilevante delle spese sostenute per l’attuazione delle misure di contrasto alla pandemia da Covid-19 e per l’attuazione della campagna vaccinale”, sottolinea Donini, prevedendo “conseguenze catastrofiche”.

La pandemia di Covid-19 e la campagna vaccinale hanno lasciato in eredità tanti debiti, stimati in ciìrca 3,8 miliardi, solo in parte coperti dal Governo, mentre si aggiungono gli investimenti previsti dal PNRR.

A questo si aggiunge la carenza di personale sanitario cheha portato ad “un livello di criticità insostenibile e trasversale a molteplici settori e servizi sanitari,  con conseguenti disservizi che sono, purtroppo, oggetto delle cronache quotidiane”.

Le coop dicono stop ai medici “a gettone”

Anche il settore delle cooperative sanitarie ne approfitta per lanciare un allarme sulla pratica sempre più diffusa dei medici a chiamata o “a gettone”, usati per sopperire alle carenze di personale delle strutture sanitarie.

“La nostra pratica quotidiana vanno in direzione opposta: vogliamo valorizzare i professionisti costruendo un rapporto stabile e di fiducia con i pazienti. In linea con i valori cooperativi lavoriamo per la relazione con i pazienti, non per la prestazione. Chi sopperisce alle inefficienze della sanità pubblica utilizzando una falsa veste cooperativa non solo è lontano da noi, ma ci danneggia”, sottolinea Sanicoop, l’associazione di Legacoop che organizza e rappresenta più di settanta cooperative che forniscono servizi ad oltre 5.000 medici associati, per tre quarti medici di medicina generale, che seguono un bacino di circa 6 milioni di pazienti.

“Quello dei medici ‘a gettone’ – si sottolinea – è un fenomeno che testimonia, forse nel modo più evidente, le debolezze di un’organizzazione sanitaria che ha molto stentato a compiere il necessario adeguamento ai cambiamenti nei bisogni di salute e agli effetti dell’innovazione tecnologica”.

Sanicoop propone invece “l’avvio di una ampia riflessione che porti ad una visione della salute e dell’offerta sanitaria capace di coinvolgere tutte le risorse che i cittadini corrispondono sia tramite la fiscalità generale sia con le forme integrative di cui si sono dotati. Il principio è quello di porre al centro il personale progetto di salute di ognuno, unitario e complessivo, guidato ed appropriato. A partire proprio dalla sanità territoriale su cui occorre puntare, nella prossimità e con l’organizzazione, dove il medico di medicina generale svolge un ruolo essenziale”.