Recovery Fund, quando la nuova tranche? Obiettivi e scadenze

Ecco perché gli obiettivi che Roma deve centrare nel 2022 potrebbero frenare la corsa del Premier verso il Quirinale

100 obiettivi – cifra tonda – da centrare nel 2022 per mettere le mani su seconda e terza tranche di prestiti e finanziamenti a fondo perduto per un totale di 45,9 miliardi lordi (40 al netto del prefinanziamento): l’esborso più sostanzioso tra quelli previsti nell’intero arco del piano Next Generation Eu.

Tanti obiettivi, poco tempo

Il calendario è fittissimo: quindici traguardi da “tagliare” nei primi sei mesi dell’anno legati a doppio filo ad altrettante riforme (da quella della Pubblica amministrazione alla nuova spending review) e altri 22, nella seconda metà dell’anno, tra luglio e dicembre (dalla riforma delle commissioni tributarie al piano per la lotta al lavoro sommerso).

Tradotto:  non c’è tempo da perdere. Una bella grana per il Premier Draghi e le sue eventuali aspirazioni al Colle. Non confermate nè smentite. Tanti analisti infatti concordano nel ritenere che qualora il Presidente del Consiglio lasciasse Palazzo Chigi si aprirebbe un vuoto politico di difficile soluzione, specie nella fase di concomitante gestione dell’emergenza sanitaria, che potrebbe con grande probabilità concludersi con elezioni anticipate, scenario che aprirebbe ad una fase di elevata incertezza,  A ciò che si aggiunga che agli occhi di Bruxelles, la garanzia di credibilità offerta dall’ex BCE sarebbe difficilmente replicabile. 

Omicron e PNRR frenano la corsa di Draghi

Anche per questo, Silvio Berlusconi  è sempre più persuaso di potercela fare. Ed è quanto ribadirà ai leader del centrodestra, convocati all’ora di pranzo a Villa Grande per parlare di Quirinale. Il sostegno degli alleati è “convinto e compatto”, rassicura Matteo Salvini. Ma la Lega chiede ormai apertamente di lavorare a un piano B e si intensifica il pressing della coalizione sul Cavaliere perché dimostri da subito, con i numeri, di avere chance di elezione.

Berlusconi però va avanti mostrandosi più che determinato e nelle scorse ore, a cena ospita Manfred Weber, il capogruppo del Ppe, incassa “il totale sostegno della famiglia del Partito popolare europeo”.

Quirinale, chi la spunterà?

“Siamo disponibili per un dialogo, ma questo deve avvenire su un nome condiviso, una personalità istituzionale e non un capo di partito”: fa sapere il leader del partito democratico Enrico Letta, parlando della partita del Quirinale e ribadendo ancora una volta il veto del Pd alla candidatura di Silvio Berlusconi. Nome sgradito anche al Movimento CinqueStelle.

Intanto, fanno rumore le parole di Gianni Letta, il più autorevole dei consiglieri berlusconiani, che invita “i grandi elettori, parlamentari e non”, a “ispirarsi alla lezione” giunta dalla commemorazione in Parlamento di David Sassoli e “guardare agli interessi del Paese e non alle differenze di parte”. Un appello a tutti, ma che in casa Fi in diversi interpretano come rivolto anche allo stesso Cavaliere. Voci ufficiose raccontano dei tentativi da parte dello storico braccio destro di convincere il Cavaliere a non andare alla conta in Parlamento, ma fare il kingmaker del nuovo presidente. E se alla fine fosse proprio Letta a spuntarla?

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