Recovery Fund: da verifiche a nuova tranche, i prossimi step. “Incubo” freno emergenza

Nelle scorse ore, primo maxi bonifico di Bruxelles da quasi 25 miliardi per il nostro Paese

“L’assegnazione di queste ingenti risorse richiama tutti noi al senso di responsabilità nei confronti degli impegni presi verso noi stessi, verso il nostro futuro e verso l’Europa. “Con queste parole il Presidente del Consiglio Draghi ha commentato il maxi bonifico del Recovery da oltre 24 miliardi, eseguito da Bruxelles nelle scorse ore, come anticipo del 13% sui 191,5 miliardi dell’ammontare totale per il nostro Paese, fino al 2026. 

Quello dei giorni scorsi, dunque,  è solo il primo di una lunga serie di step e passaggi obbligati che vincoleranno l’Italia al rispetto di tempi e scadenze. Come riporta Il Sole 24 Ore, a fornire alcune indicazioni una nota su atti dell’Unione europea elaborata dal Servizio studi del Senato.

Quando si può chiedere una nuova tranche?

“A quanto dispone il regolamento Ue 2021/241 (articolo 24), una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati dall’Rrf, gli Stati membri – e quindi anche l’Italia – possono presentare due volte l’anno alla Commissione europea una richiesta di pagamento del contributo finanziario. Richiesta che deve essere “debitamente motivata” oltre al fatto che elemento decisivo è il raggiungimento degli obiettivi concordati e fissati nel PNRR. 

Spetterà poi alla Commissione valutare in via preliminare se questi sono stati effettivamente conseguiti “in maniera soddisfacente”, valutazione che deve avere luogo “senza indebito ritardo e al più tardi entro due mesi dal ricevimento della richiesta”.

In caso di esito positivo, dunque, di semaforo verde la Commissione trasmette le proprie conclusioni al Comitato economico e finanziario e adotta “senza indebito ritardo” una decisione che autorizza l’erogazione dei fondi.

Discorso diverso, ovviamente, in caso di valutazione negativa qualora cioè per la  Commissione le  riforme che il Paese avrebbe dovuto fare non siano state portate a termine: in questo caso,  il pagamento (totale o parziale) viene “congelato” per riprendere dopo che lo Stato membro interessato ha adottato le “misure necessarie per garantire un conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi” .

“Incubo” freno di emergenza

C’è poi un aspetto pronto a disturbare il sonno dell’esecutivo guidato da Mario Draghi. in presenza di circostanze eccezionali l’adozione della decisione che autorizza l’erogazione del contributo finanziario (…) può essere rinviata fino a tre mesi.

E’ la cosiddetta “procedura del freno d’emergenza”: qualora uno o più Stati membri ritengano che vi siano stati seri scostamenti dall’adempimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, potrebbe richiedere di deferire la questione al successivo Consiglio europeo. 

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