Recovery, da fisco a concorrenza: Governo in stallo

Tanti obiettivi, poco tempo per centrarli.

Applausi e una lunga standing ovation, di oltre un minuto, per il Presidente del Consiglio Mario Draghi che ieri ha incassato l’endorsement convinto del leader di Confindustria Carlo Bonomi, che durante l’Assemblea annuale,  lo ha definito “l’uomo della necessità”, auspicando che l’azione del Governo  nella quale gli industriali “si riconoscono” possa “proseguire a lungo”.

 

Il Premier, dal canto suo, dal palco di Confindustria, ha annunciato una crescita per il nostro Paese nel 2021 del 6%, “a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera”,  precisando anche che l’esecutivo da lui guidato non intende aumentare le tasse. “Voglio riaffermare, penso sia importante, – che il Governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento i soldi si danno e non si prendono”.

 

Recovery, siamo già in ritardo

Dopo gli elogi, Bonomi, però, ha anche invitato a spingere sull’acceleratore.  Perché “il cronoprogramma delle riforme rischia di slittare” e “i ritardi mettono a rischio le prossime tranche di fondi europei”.

 

Insomma, dopo  aver messo nero su bianco nel PNRR i buoni propositi, adesso  arriva (si fa per dire) il bello. La sfida è decisamente ardua: si tratta di spendere, e soprattutto bene, i 191 miliardi comunitari entro l 2026, lasciandoci alle spalle lentezze e ritardi. E, come sempre, la criticità sta nel passaggio dalla teoria alla pratica.

Draghi cerca il cambio di passo

E qualche indizio già c’è: dal fisco alla concorrenza passando per il provvedimento delle delocalizzazioni,  per giunta con le imminenti scadenze di Nadef – Nota di aggiornamento al Def – e  Legge di Bilancio, il tempo stringe per trovare la quadra e muoversi nel perimetro fissato dalle condizioni  stabilite dalla Commissione europea. E se il primo assegno staccato da Bruxelles e incassato da Roma ad agosto è arrivato “sulla fiducia”, i prossimi step non saranno un regalo. Per mettere le mani sulla prossima tranche, da qui alla fine dell’ anno come l’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica l’esecutivo dovrà centrare 44 “traguardi” e 2 “obiettivi” tra quelli dettagliati nelle quasi 2500 schede progetto. Inclusi 24 traguardi legati alle riforme.

 

Nessuna notizia, ad esempio, della legge di revisione delle norme anticorruzione  attesa per giugno. Lavori in corso anche sulle riforme degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, sulla quale è da tempo impegnato il Ministro Orlando, che passano necessariamente per una revisione dell’impianto del reddito di cittadinanza. Per non parlare della necessità di rimettere mano al tema pensioni con l’addio a Quota 100, in scadenza alla fine dell’anno.

 

Attesa per la fine di luglio,  è finita nelle sabbie mobili, “ostaggio” dei veti  sulla riforma del catasto, anche la  delega fiscale, caldeggiata più volte dalla Commissione europea, con l’esecutivo impegnato  a riscrivere l’Irpef. Il Governo vaavanti con l’obiettivo di non aumentare le tasse: il passo – stretto e obbligato – è quello dell’invarianza di gettito. Come? Puntando a ridurre le aliquote delle imposte o aumentando rendita in proporzione all’aumento complessivo dei valori fiscali. Prima però c’è da superare le resistenze della Lega e il muro dei Cinquestelle che però sembra lasciare spazio per uno spiraglio.

Decisamente ingarbugliato anche il capitolo concorrenza, slittato a dopo le amministrative.

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