Quota 100, Rdc e cuneo fiscale: come sarà la Manovra di Draghi

Riforma pensioni, taglio del cuneo fiscale, incentivi per le imprese e stanziamenti per i nuovi ammortizzatori sociali le prime voci in agenda per la Manovra.

Riforma pensioni, taglio del cuneo fiscale, incentivi per le imprese e stanziamenti per i nuovi ammortizzatori sociali le prime voci in agenda per la legge di Bilancio. Siamo nella fase delle riunioni tecniche fra i dicaseri coinvolti, per passare poi al confronto politico in vista del via libera del Consiglio dei ministri al documento programmatico di Bilancio, lo scheletro della legge di Bilancio, che a Bruxelles attendono dal 15 ottobre.

Passato il voto Amministrativo, Draghi intende mettere un punto ai provvedimenti rimasti in sospeso, anche se ovviamente va trovata la quadra coi partiti della maggioranza. Dove le posizioni sono spesso distanti. La Lega vedrà svanire Quota 100 ma vorrebbe che lo stesso destino per il Reddito di cittdinanza, difeso a oltranza del M5s. Il Pd invece si concentra sul cuneo fiscale e sul complicato finanziamento degli ammortizzatori sociali.

Reddito di cittadinanza

Mario Draghi non vuole eliminarlo, ma un profondo restyling è comunque necessario. Le sfide principali saranno ricalcolare il finanziamento necessario per il 2022 e ridefinire i destinatari del Reddito. Se, come sembra, si arriverà a rimodulare in maniera decrescente l’assegno per i circa 1,2 milioni (su oltre 3,5 milioni) beneficiari “occupabili”, le coperture cambieranno.

Fisco

Il centrodestra chiede di investire risorse sul taglio dell’Irpef. Il Pd e Iv puntano sulla sforbiciata al cuneo fiscale (la differenza tra stipendio lordo pagato dalle aziende e importo netto percepito in busta paga dai lavoratori). Al Tesoro hanno allo studio diverse ipotesi per realizzarlo.

Pensioni

Con la Legge di Bilancio dovrebbero essere stanziati circa 5 miliardi per il capitolo previdenza: secondo quanto si apprende, il lavoro per definire le misure sarebbe ancora in corso ma le risorse in manovra per le pensioni dovrebbero essere impegnate in parte per la rivalutazione degli assegni e in parte per attutire la fine di Quota 100 e continuare a consentire forme di uscita anticipata, non solo attraverso l’ampliamento dell’Ape social, con requisiti ridotti rispetto allo scalone Fornero.

L’esecutivo, infatti, lavora al piano per il post Quota 100, la misura sperimentale di tre anni ai saluti alla fine dell’anno. Tra le possibilità al vaglio, un canale di uscita a 62 o 63 anni, in aggiunta all’Ape sociale rafforzata. Opzione che tuttavia sarebbe rivolta solo ad alcuni settori o categorie di lavoratori e con un assegno proporzionalmente ridotto rispetto a quello pieno sulla base degli anni di anticipo.

Un indizio che porta in questa direzione arriverebbe dalla richiesta indirizzata al governo dalla maggioranza con il parere sulla Nota di aggiornamento al Def votato dalla commissione Lavoro della Camera. “Introdurre nella prossima legge di bilancio disposizioni, anche di carattere transitorio, volte a garantire a specifiche platee di lavoratori l’accesso anticipato con requisiti ridotti rispetto a quelli previsti a regime”, si legge nel provvedimento approvato.

Ovviamente, bisogna prima trovare la giusta sintesi, superando, in particolare, le resistenze della Lega che punta al rinnovo di Quota 100, misura che ha fortemente voluto durante l’esperienza di Governo con il Movimento Cinquestelle. Possibilità che tuttavia sembra destinata a tramontare.

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