PIL Italia, effetto Ucraina: frenata nel 2023, le stime UpB

L'Ufficio Parlamentare di Bilancio ha modificato le sue previsioni sull’andamento dell’economia italiana nel biennio 2022-23: i numeri

Attesa una (brusca) frenata per l’economia italiana. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ha infatti modificato le sue previsioni sull’andamento dell’economia italiana nel biennio 2022-23.

PIL, effetto Ucraina

E se le stime relative al 2022 migliorano, passando dal 2,9 dello scorso aprile, al 3,2 per cento, in virtù dei favorevoli andamenti del primo semestre, che ha beneficiato di una politica di bilancio espansiva. La previsione sul 2023, invece, subisce un taglio di 1,2 punti percentuali rispetto alle stime di primavera e scivola allo 0,9 per cento.

E’ quanto si legge nella Nota sulla congiuntura di agosto nella quale si sottolinea che “la revisione in negativo è dovuta in primo luogo al protrarsi del conflitto in Ucraina, che si traduce in un deterioramento della domanda estera e in una maggiore persistenza dell’inflazione”.

Incognita gas

lo scenario macroeconomico dell’economia italiana – si legge – appare soggetto a rischi di varia natura, soprattutto di matrice internazionale, prevalentemente orientati al ribasso e con ripercussioni soprattutto sul 2023. Il principale tra questi rischi è rappresentato dall’evoluzione del conflitto in Ucraina, dalla sua durata e dall’impatto che potrebbe avere sui prezzi e sulla disponibilità delle materie prime, in particolare energetiche e agricole. In particolare, il quadro previsivo presentato nella Nota “non assume l’interruzione delle forniture del gas dalla Russia nel periodo di previsione; se tale evento dovesse invece concretizzarsi le conseguenze sull’economia italiana sarebbero consistenti, sia sulla crescita sia sull’inflazione.

Le stime UpB

Stando a diverse recenti analisi, sia italiane che internazionali, l’interruzione completa delle forniture di gas dalla Russia potrebbe comportare per il nostro Paese una riduzione della crescita, fino a circa quattro punti percentuali, con particolare riferimento al 2023; l’impatto sull’inflazione sarebbe anche più forte di quello sulla crescita, ma comunque sarebbe prevalentemente riferito all’anno prossimo”.

Occorre peraltro considerare – scrive l’UpB – “che l’ordine di grandezza degli effetti di una riduzione delle forniture di gas deriva da una molteplicità di fattori e condizioni, di varia natura e difficilmente prevedibili; a seconda di tali condizioni, alcune delle quali di natura istituzionale e regolamentare, gli effetti di un tale shock potrebbero variare in misura significativa”.

Quanto all’incertezza sulle prospettive dell’economia globaleè aumentata rispetto alla scorsa primavera e i rischi sono sempre più orientati al ribasso”.