Pechino dichiara guerra all’Occidente: hacker all’attacco

Gli attacchi hacker finanziati dalla Repubblica Popolare Cinese sono a livelli record. L'allarme è stato lanciato dal Guardian

Gli attacchi hacker finanziati dalla Repubblica Popolare Cinese sono a livelli record. L’allarme è stato lanciato dal Guardian che ha raccolto le testimonianze di diversi esperti occidentali. Secondo loro, infatti, Pechino è impegnata in una guerra a bassa intensità nei confronti dei suoi avversari che nonostante gli sforzi di Stati Uniti e Gran Bretagna di frenarla sta al contrario accelerando.

Naturalmente le autorità cinesi negano qualsiasi coinvolgimento in questa attività clandestina – che si concentra soprattutto sul furto della proprietà intellettuale – e accusa al contrario i leader occidentali di essere ipocriti.

A luglio Stati Uniti, UE, Nato, Regno Unito e altri quattro paesi hanno accusato direttamente Pechino di essere l’artefice del massiccio attacco informatico al software server della società Exchange. La risposta cinese è stata a sua volta di accusare Washington di complottare con i suoi alleati per diffamare la Cina per motivi politici. Pechino si è spinta ad affermare inoltre che sono gli Stati Uniti ad essere “la più grande fonte di attacchi informatici al mondo”.

L’aggressività cinese è un fenomeno piuttosto recente. Nel 2015, infatti, durante una visita alla Casa Bianca Xi Jinping aveva stretto un accordo proprio sul tema della sicurezza informatica.  “Entrambi i governi non saranno coinvolti né sosterranno consapevolmente il furto online di proprietà intellettuali”, aveva detto il presidente cinese e un mese dopo si era giunti a un accordo molto simile con il Regno Unito.

La guerra commerciale intrapresa dall’amministrazione Trump ha però cambiato le carte in tavola e i rapporti tra i due Paesi si è fatto via via sempre più combattivo.

Nel dicembre 2018, il Regno Unito ha accusato per la prima volta il governo cinese di essere responsabile di un attacco informatico, affermando che l’MSS stava dirigendo o operando dietro gli hacker. La Cina, nel frattempo, ha anche riorganizzato le sue attività di hacking, sottraendo le operazioni globali all’Esercito di Liberazione del Popolo, spostandole al Ministero della Sicurezza di Stato cinese (MSS).

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