PA alla sfida del PNRR: serve sprint o investimenti a rischio

Accelerare su semplificazione e digitalizzazione

Alla PA servirà uno sprint per attuare il PNRR: urgente il potenziamento della capacità amministrativa, aumentando le competenze interne , la digitalizzazione e la semplificazione amministrativa. E’ quanto emerge dalla settima edizione dell’Annual Report di Fpa (Gruppo DIGITAL360). il volume, presentato nelle scorse ore, riassume i principali fenomeni del 2021 e gli scenari futuri della PA italiana.

PA, sprint o investimenti PNRR a rischio

Il 2021 è stato un anno di transizione per la Pubblica amministrazione, chiamata ad attuare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma per come è strutturata oggi – minimo storico di dipendenti, alta anzianità, scarse competenze digitali e manageriali – la macchina pubblica rischia di non riuscire a spendere in maniera efficace e nei tempi richiesti gli oltre 300 miliardi di euro di risorse tra PNRR e Fondi strutturali 2021-2027, se si pensa che nel periodo 2014-2020 l’Italia è stata capace di assorbire solo il 44% dei fondi europei e oggi prevede una capacità di spesa (30 miliardi l’anno nei prossimi 9) dieci volte superiore rispetto a quella dimostrata negli ultimi sette anni (circa 3 miliardi l’anno di fondi strutturali).

Bene, ma ancora non basta

Lo scorso anno, tante e nuove importanti iniziative hanno supportato la macchina pubblica, a partire dal nuovo “alfabeto della P.A.” del Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (Accesso, Buona amministrazione, Capitale umano, Digitalizzazione), poi lo sblocco dei concorsi, lo snellimento delle procedure, i rinnovi dei contratti collettivi del pubblico impiego. Sono cresciuti gli strumenti nazionali per la PA digitale con 27,4 milioni di identità Spid rilasciate, 24,5 milioni di download dell’app IO, 182 milioni di transazioni su pagoPA. Ma come risultati si evidenziano ancora segnali di reazione e non di trasformazione radicale. Nel lavoro pubblico, a fine 2021 nessuno dei concorsi sbloccati si è ancora concluso con le assunzioni previste e si è appiattito il confronto sul tema dello smart working. Nel campo della trasformazione digitale, alla crescita della domanda di servizi digitali non sempre è corrisposta una maturità di offerta da parte delle amministrazioni.

Infatti, come emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio PA “La Pubblica Amministrazione di fronte alle sfide dell’innovazione“, indagine demoscopica realizzato da FPA in collaborazione con l’Istituto Piepoli (dicembre 2021), se e’ vero che l’80% del campione ritiene che la digitalizzazione della PA produca benefici per cittadini e imprese, ben il 47% trova che nell’ultimo anno i servizi pubblici non siano sostanzialmente cambiati per livello di efficienza e qualità, sia in presenza che online.

 

“Dopo anni di indebolimento del settore pubblico e mancati investimenti in persone, competenze e innovazione organizzativa, oggi e’ necessario sostenere le amministrazioni nella grande sfida del Pnrr – dice Gianni Dominici, Direttore generale di FPA -. Un piano che e’ stato calato dall’alto e oggi richiede un potenziamento della capacita’ amministrativa, con nuove competenze, semplificazione e accompagnamento costante per ovviare al ritardo e all’impreparazione con cui siamo arrivati all’appuntamento”.

 

“Nel 2021 non sono mancati alcuni importanti rinnovamenti per la P.A. italiana – afferma Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa -. In particolare l’alfabeto per la PA proposto dal ministro Brunetta e’ un’opera di rigenerazione delle amministrazioni, che punta a sanarne i deficit più gravi con una forte attenzione alle persone. E’ necessaria pero’ anche una riforma della dirigenza, grande assente dal panorama legislativo degli ultimi decenni, e una nuova valorizzazione dei manager pubblici che dovranno trasformare gli obiettivi del Pnrr in programmi e progetti”.

“L’Italia ha di fronte a sè la grande opportunita’ di recuperare finalmente il ritardo digitale dai paesi piu’ avanzati grazie alla disponibilità dei fondi del Pnrr e all’elettroshock culturale generato dalla pandemia – afferma Andrea Rangone, presidente di Digital360 -. La differenza, come sempre, la faranno le persone, nei loro rispettivi ruoli: politici, governanti, manager, imprenditori, professori, studenti, che sapranno sfruttare questo scenario per cambiare e per contribuire a questa grande sfida”.