Scarsità microchip: ecco perché rincarano prezzi di PC, smartphone e auto

La carenza di semiconduttori continua a tenere banco sui mercati mondiali e raggiunge proporzioni tali da minacciare la crescita dell'economia mondiale

La carenza di semiconduttori continua a tenere banco sui mercati mondiali e raggiunge proporzioni tali da minacciare la crescita dell’economia mondiale. I chip ormai sono perfino nei frigoriferi e nelle lavatrici, in un mondo sempre elettronico e digitalizzato. A farne le spese settori chiave come quello dell’auto, che continua a lanciare allarmi sulla carenza di chip, visto che molte aziende hanno dovuto addirittura bloccare  le catene di montaggio.

Non solo auto: ecco i settori colpiti 

Non è solo il comparto dell’auto a soffrire la carenza di chips, anche se non restano inosservati gli allarmi lanciati da diverse case come Volkswagen e Toyota. Addirittura, per porre un rimedio alla carenza, che sta minando l’industria dell’auto, gli USA sono pronti ad ammorbidire il bando su Huawei e consentirle alla società cinesi di fornite circuiti al settore.

Ma non è solo il settore auto compromesso: anche la digitalizzazione e la transizione energetica si nutrono di chip. I chip sono ovunque, nei PC come negli smartphone e tablet, ma anche nelle auto elettriche e perfino in oggetti di uso domestico come frigoriferi e lavatrici. Tutti prodotti che hanno conosciuto già aumenti apprezzabili dei prezzi di listino.

Doccia fredda da Taiwan

La Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC), maggior produttore mondiale di chip con una quota mondiale del 31%, ha lanciato un nuovo allarme: prevede rincari del 10% per i semiconduttori più avanzati e di circa il 20% per quelli meno sofisticati impiegati nell’automotive.

La big taiwanese ha anche inviato una lettera ai suoi dipendenti, annunciando che non praticherà più sconti sugli ordini più grandi, perché deve recuerare efficienza e finanziare ambiziosi investimenti in nuovi stabilimenti.

Quando terminerà la crisi?

La carenza di semiconduttori potrebbe proseguire per l’intero 2022, perché per ripristinare un flusso normale ed eliminare i colli di bottiglia servono nuovi investimenti (quelli interrotti in tempo di pandemia) e l’apertura di nuove fabbriche.

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